Nel contesto delle crescenti tensioni militari nello Stretto di Taiwan, emerge un legame profondo e complesso tra Cina e Taiwan che va al di là della geopolitica: quello dei microchip. Questa connessione, invisibile agli occhi, è essenziale per il funzionamento dell’economia globale, supportata principalmente da tre attori chiave: Nvidia, la taiwanese Tsmc e la Cina continentale.
I chip per l’intelligenza artificiale (IA) hanno assunto un ruolo strategico di primaria importanza, comparabile a quello del petrolio nel Novecento. Senza questi componenti, non è possibile alimentare i data center, creare supercomputer o sviluppare modelli linguistici avanzati. In questo scenario, Nvidia si erge come leader indiscusso, producendo chip della serie Hopper, tra cui gli H100 e H200, che sono diventati lo standard per l’IA a livello mondiale.
Il nodo Tsmc: fulcro dell’industria dei semiconduttori
Tuttavia, è fondamentale sottolineare che Nvidia non si occupa della produzione fisica dei chip; questa fase è prevalentemente gestita da Tsmc. Questo gigante taiwanese controlla oltre il 50% della produzione mondiale di semiconduttori e circa il 90% dei chip più avanzati. Nonostante le restrizioni imposte dagli Stati Uniti, la Cina continua a rappresentare uno dei mercati più significativi per l’hardware dell’intelligenza artificiale, contribuendo a generare un fatturato di circa 17 miliardi di dollari per Nvidia nel 2026.
Investimenti cinesi nella produzione di chip
In risposta a questa situazione, il governo cinese ha avviato investimenti massicci per sviluppare un sistema autonomo nella produzione di microchip, nonché nella creazione di data center e sistemi di sorveglianza.
Nonostante i progressi compiuti da aziende come Huawei, i chip cinesi non riescono ancora a competere con la qualità superiore di quelli prodotti da Nvidia. Problemi come l’efficienza energetica e la larghezza di banda della memoria pongono la Cina in una posizione svantaggiata. Di conseguenza, gli H200 di Nvidia rimangono insostituibili per l’addestramento di modelli avanzati.
Questa sproporzione nella domanda ha portato le aziende tecnologiche cinesi ad ordinare oltre due milioni di chip H200, mentre Nvidia dispone attualmente solo di circa 700.000 unità. Questa disparità ha spinto Nvidia a rivolgersi a Tsmc per incrementare la produzione e avviare nuove linee di assemblaggio. Gli H200, realizzati con un processo produttivo a quattro nanometri, e le nuove architetture Blackwell e Rubin, che scendono a tre nanometri, sono cruciali per soddisfare la crescente domanda.
Il ruolo vitale di Taiwan nella tecnologia globale
Per le aziende taiwanesi del settore, come Tsmc e l’intero ecosistema di fornitori e progettisti, mantenere un legame forte con la Cina continentale è non solo una strategia commerciale, ma una vera e propria necessità. La Repubblica Popolare Cinese è uno dei mercati finali più ampi per l’elettronica, i data center e l’intelligenza artificiale, oltre a costituire un nodo fondamentale nelle catene di assemblaggio globali.
Il futuro dell’industria dei microchip è quindi intrinsecamente legato a questo cordone umbilicale tecnologico. Qualsiasi rottura di questo legame potrebbe avere ripercussioni devastanti non solo per Taiwan e Cina, ma per l’intera economia globale. La sfida consiste nel trovare un equilibrio tra la crescente domanda di tecnologia avanzata e le tensioni geopolitiche che minacciano di compromettere questo cruciale legame commerciale.

