Negli ultimi tempi, il Green Deal europeo ha affrontato pressioni significative da parte dell’Amministrazione statunitense, che ha cercato di esercitare la propria influenza sulle politiche energetiche e climatiche dell’Unione Europea. Questa interferenza si inserisce in un contesto caratterizzato da instabilità e incertezze riguardanti il futuro del Green Deal, il quale è già oggetto di un acceso dibattito interno. Tale discussione è contraddistinta da resistenze politiche e interessi industriali legati ai combustibili fossili.
Le interferenze americane e il contesto geopolitico
Le pressioni esercitate dagli Stati Uniti non sono casuali, ma si inseriscono in un quadro strategico ben definito. Secondo la National Security Strategy (NSS) americana, pubblicata nel novembre 2026, vengono delineate le priorità della politica estera e di sicurezza degli Stati Uniti.
L’obiettivo è preservare e rafforzare la loro posizione dominante a livello globale. Tra le azioni previste, vi è l’intenzione di intervenire sulle politiche di attori esterni, inclusa l’Europa, per evitare che altre potenze, come la Cina, possano assumere un ruolo preminente nel continente.
Le dichiarazioni di Trump e la reazione europea
Nel corso di un discorso tenuto a Davos nel gennaio 2026, l’ex presidente Trump ha nuovamente attaccato le ideologie legate al cambiamento climatico. Ha definito le politiche climatiche europee un ostacolo agli interessi americani e un’opportunità per i concorrenti, in particolare per la Cina. Questa visione ha trasformato il dibattito sul Green Deal in una questione non solo ambientale, ma anche in una battaglia geopolitica tra modelli di sviluppo differenziati.
Le conseguenze sulle normative europee
I fatti sono questi: il processo di revisione del Sustainable Finance Framework dell’Unione Europea, noto come “Omnibus I”, evidenzia le interferenze statunitensi. Presentato nel febbraio 2026 dalla Commissione Europea, questo pacchetto legislativo ha come obiettivo la semplificazione della Corporate Sustainability Due Diligence Directive (CSDDD) e della Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD). Tali strumenti sono essenziali per garantire la trasparenza e orientare i flussi di capitale verso investimenti sostenibili, riducendo i rischi legati ai cambiamenti climatici.
Le pressioni e le divisioni interne
Le richieste di rendicontazione e di due diligence incluse nelle nuove normative avrebbero impattato anche le aziende straniere operanti nell’Unione Europea, suscitando preoccupazioni tra le autorità statunitensi. In questo contesto, l’ambasciatore statunitense in Europa ha definito la CSDDD un “suicidio economico” per il continente, sostenendo che avrebbe compromesso la competitività industriale dell’Europa.
Le pressioni americane si sono sommate alle divisioni interne all’Unione, con alcune associazioni imprenditoriali che spingevano per un alleggerimento delle normative, mentre altre ne difendevano l’integrità.
La sfida dell’autonomia strategica europea
Il crescente irrigidimento della posizione statunitense solleva interrogativi sull’effettiva capacità dell’Unione Europea di definire in modo autonomo il proprio modello economico e industriale. In questo scenario, il Green Deal potrebbe rappresentare un’opportunità per costruire alleanze strategiche in grado di promuovere un ordine internazionale basato sulla cooperazione e sulla prosperità condivisa.
I piani di transizione e l’influenza esterna
I piani di transizione, che richiedono alle aziende di stabilire percorsi concreti per ridurre le emissioni, sono stati oggetto di particolare attenzione. Secondo un’analisi di alcune ONG, l’Italia è stata considerata un Paese chiave per opporsi a requisiti ambiziosi in merito a questi piani.
Questo evidenzia come le pressioni esterne possano influenzare le scelte politiche interne.
Il futuro del Green Deal
Le interferenze statunitensi nel Green Deal europeo evidenziano un modello economico ancora legato ai combustibili fossili. Ogni alternativa viene percepita come una minaccia. Accettare passivamente tali influenze significherebbe per l’Unione Europea rinunciare alla protezione dell’interesse pubblico e all’autonomia strategica. La salvaguardia del Green Deal risulta cruciale non solo per la competitività europea, ma anche per affrontare le sfide climatiche future e garantire un futuro sostenibile.

