Negli ultimi tempi, la Groenlandia è diventata un palcoscenico di manovre politiche che coinvolgono diverse potenze internazionali, in particolare gli Stati Uniti. Secondo rapporti di stampa danesi, alcune personalità legate all’ex presidente Trump avrebbero attuato tecniche di influenza che richiamano le strategia russe impiegate in Europa orientale. Tali manovre si sarebbero svolte tramite una combinazione di campagne digitali e incontri diretti con attori locali, segnando un punto di svolta nel panorama politico groenlandese.
Il ruolo di Naleraq e le tensioni interne
In questo contesto, il partito indipendentista Naleraq ha catturato l’attenzione dei diplomatici statunitensi, accrescendo le tensioni interne e generando accuse di ingerenza politica. Durante le elezioni parlamentari di marzo, Naleraq ha ottenuto circa il 24,5% dei voti, posizionandosi come la seconda forza politica dietro ai Demokraatit, che hanno raggiunto il 29,9%.
Questo risultato ha avuto un impatto significativo, dando slancio al fronte indipendentista.
La situazione attuale nel governo
Nonostante il buon risultato elettorale, Naleraq non è parte della coalizione governativa attuale, la quale è guidata dai Demokraatit e esclude i movimenti nazionalisti più radicali. Tuttavia, la questione dell’indipendenza continua a essere un argomento di primo piano nel dibattito politico della Groenlandia, con il partito che continua a spingere per una maggiore autonomia.
Possibilità di una partnership strategica con gli Stati Uniti
In parallelo al supporto per le aspirazioni indipendentiste, gli Stati Uniti potrebbero considerare l’idea di instaurare una partnership strategica con Nuuk. L’idea di un’annessione diretta, infatti, è osteggiata dalla popolazione locale: un sondaggio condotto all’inizio dell’anno scorso ha rivelato che ben l’85% dei groenlandesi non desidera diventare uno stato federale sotto l’egida di Washington.
Di conseguenza, il sito Politico suggerisce che una soluzione più realistica potrebbe essere rappresentata dagli accordi di associazione libera, simili a quelli già in vigore con Micronesia, Isole Marshall e Palau, i quali garantiscono protezione in cambio di una libertà operativa per le forze armate americane.
La reazione degli alleati europei
Un’azione unilaterale da parte degli Stati Uniti riguardo alla Groenlandia potrebbe trovare resistenza da parte degli alleati europei, in particolare della Danimarca e della NATO. In questo senso, Washington potrebbe cercare di ottenere garanzie di sicurezza più forti per l’Europa, ad esempio attraverso il sostegno all’Ucraina, in cambio di un maggiore coinvolgimento negli affari groenlandesi. Tale approccio potrebbe indurre Bruxelles e Copenaghen a non ostacolare le manovre americane, favorendo una cooperazione più serrata.
Il vertice della sicurezza nell’Artico
Recentemente, il tema della Groenlandia è emerso anche durante il vertice della Coalizione dei volenterosi, tenutosi a Parigi, dove i leader europei hanno discusso delle strategie per sostenere l’Ucraina e della sicurezza nell’Artico. I rappresentanti di Francia, Germania, Regno Unito, Italia, Spagna, Polonia e Danimarca hanno emesso una dichiarazione congiunta, ribadendo che “la Groenlandia appartiene al suo popolo” e che solo Copenaghen e Nuuk devono prendere decisioni sul suo futuro. Tuttavia, questa posizione potrebbe essere interpretata come un tentativo di evitare ripercussioni sul supporto militare all’Ucraina, senza chiarire quali sarebbero le reazioni concrete in caso di azioni unilaterali da parte degli Stati Uniti.
Scenario di intervento militare
Infine, nel caso in cui le strade diplomatiche si rivelassero infruttuose, alcuni esperti militari non escludono la possibilità di un intervento diretto.
Attualmente, gli Stati Uniti hanno circa 500 ufficiali nella base di Pituffik, affiancati da 100 soldati stagionali della Guardia nazionale e una decina di diplomatici a Nuuk. Questa presenza militare conferisce agli Stati Uniti una notevole capacità operativa. D’altra parte, la difesa groenlandese è limitata a poche navi, elicotteri e un aereo di pattuglia marittima, il che la renderebbe incapace di opporre una resistenza efficace in caso di necessità.


