L’acqua rappresenta una risorsa vitale per la nostra esistenza. Tuttavia, la sua gestione sta diventando sempre più complessa, in particolare nel contesto dei data center. Un esempio emblematico di questa sfida è fornito da Microsoft, che aveva promesso di ridurre il proprio impatto ambientale. Recenti proiezioni, però, indicano un aumento dell’uso annuo d’acqua fino a ben 28 miliardi di litri entro il 2030.
La crescente domanda di acqua nel cloud computing
Per comprendere l’ampiezza di questo incremento, è utile considerare che il fabbisogno era di 7,9 miliardi di litri, con un’ulteriore crescita a 10,4 miliardi di litri prevista. Questi dati, riportati dal New York Times, evidenziano quanto l’industria stia diventando affamata d’acqua. Dopo aver ricevuto domande riguardo a queste stime, Microsoft ha rivisto la propria proiezione a 18 miliardi di litri, attribuendo la riduzione a miglioramenti tecnologici e progettuali.
Tuttavia, questo rappresenta comunque un aumento del 150% rispetto ai livelli.
Il ruolo cruciale dei server AI
I server dedicati all’intelligenza artificiale richiedono un costante approvvigionamento d’acqua per mantenere le loro operazioni, gestendo così una potenza di calcolo in continua espansione. Spesso, questi server sono collocati in aree dove la disponibilità idrica è già compromessa. Un esempio significativo è rappresentato dalla zona di Giacarta, in Indonesia, dove l’estrazione d’acqua per alimentare i data center ha portato a un grave prosciugamento delle falde acquifere. Allo stesso modo, la città di Phoenix, in Arizona, si trova ad affrontare una severa crisi idrica.
La responsabilità delle aziende tecnologiche
È fondamentale comprendere che Microsoft non è l’unico attore in questo contesto. Altri colossi come OpenAI e Google si trovano nella stessa situazione, tutti impegnati a potenziare le loro infrastrutture cloud per supportare servizi avanzati come ChatGPT e Gemini.
Dopo anni di discussioni sull’impatto energetico di queste aziende, ora è cruciale spostare l’attenzione anche sul consumo idrico.
Impegni per la sostenibilità
Melanie Nakagawa, Chief Sustainability Officer di Microsoft, ha affermato: “Ci impegniamo a ridurre il nostro uso d’acqua e a ripristinare le risorse idriche, cercando costantemente nuove opportunità per migliorare”. Questo approccio è fondamentale, ma è necessario che tutte le aziende del settore si rendano conto della loro responsabilità e dell’impatto che le loro operazioni hanno sulle comunità locali e sull’ambiente.
Un’analisi approfondita della sostenibilità
Un recente white paper di Data4 e APL presenta un’analisi completa del ciclo di vita di un data center. Questo studio si discosta dalla tradizionale valutazione dei consumi, ponendo l’accento non solo sulle risorse consumate, ma anche sull’impatto ambientale lungo l’intero ciclo di vita della struttura.
Questa nuova prospettiva risulta fondamentale per comprendere il vero valore della sostenibilità.
I risultati dello studio
Lo studio, condotto su un data center da 5 MW, ha dimostrato che la produzione di materiali e attrezzature, come cemento e acciaio, rappresenta circa il 39% dell’impronta di carbonio in un arco di vent’anni. Questo dato è relativamente prossimo al 48% legato alla fase operativa. Ne deriva che la sostenibilità non concerne esclusivamente l’efficienza nella gestione delle risorse, ma anche la scelta di materiali e tecnologie più ecologici.
La questione dell’acqua nei data center
La questione dell’acqua nei data center è complessa e richiede attenzione immediata. Le aziende devono adottare una visione olistica della sostenibilità, che vada oltre la semplice riduzione dei consumi.
Affrontare il problema idrico implica anche garantire un futuro più sostenibile per tutti, in armonia con l’ambiente e le comunità in cui operano.

