Paramount Skydance ha raggiunto un’intesa per acquisire Warner Bros. Discovery per circa 110 miliardi di dollari, secondo i documenti raccolti dalla nostra inchiesta. L’accordo interessa cinema, reti televisive e piattaforme di streaming e segna un nuovo, significativo passo verso la concentrazione nel mondo dei media. Alla base dell’operazione ci sono anche finanziamenti esterni: la famiglia Ellison e RedBird Capital Partners, insieme ad altri investitori istituzionali e privati, avrebbero messo a disposizione circa 47 miliardi di dollari. La corsa era stata animata in precedenza da Netflix, che aveva offerto 27,75 dollari per azione (valutazione attorno agli 83 miliardi), ma poi si è ritirata.
Cosa emerge dai documenti
I file esaminati mostrano che il contratto preliminare fissa il prezzo vicino ai 110 miliardi e conferma il ritiro di Netflix dalla gara.
Il pacchetto di finanziamento è complesso: una parte rilevante proviene da un veicolo legato al figlio di Larry Ellison, sostenuto da RedBird e altri partner. Nei documenti ricorre con insistenza la preoccupazione per la concentrazione del settore mediatico e la necessità di garanzie finanziarie che hanno reso più solida l’offerta di Paramount.
Come si è svolta la trattativa
La negoziazione è proceduta in più fasi. Il board di WBD ha analizzato diverse proposte prima che Netflix presentasse la sua offerta pubblica. Di fronte alla proposta più robusta di Paramount Skydance — 31 dollari per azione, cifra che ha convinto il consiglio — Netflix ha deciso di non rilanciare. Nel corso delle trattative finali Paramount ha ottenuto garanzie aggiuntive che hanno consolidato la sua posizione.
Numeri e clausole chiave
– Offerta vincente di Paramount: 31 dollari per azione.
– Penale già pagata a Netflix: 2,8 miliardi di dollari per la mancata chiusura dell’intesa precedente. – Clausole penali previste nell’accordo: Paramount dovrebbe pagare fino a 7 miliardi se la chiusura non avvenisse nei tempi stabiliti; WBD incasserebbe 3 miliardi nel caso accettasse un’offerta superiore a quella concordata.
Chi sono i protagonisti
L’acquirente designato è Paramount Skydance. Tra i finanziatori più visibili figurano la famiglia Ellison e RedBird Capital Partners. Nei verbali compaiono anche i consulenti finanziari e gli studi legali incaricati di seguire le questioni antitrust e le condizioni per il closing. Il coinvolgimento di investitori terzi nel veicolo legato agli Ellison solleva non solo questioni finanziarie, ma anche dubbi reputazionali e politici.
Cosa cambia per lo streaming e gli abbonati
Un’eventuale integrazione tra i cataloghi di HBO Max e Paramount+ potrebbe ridefinire pacchetti, prezzi e disponibilità dei contenuti.
Le società stanno studiando diverse strategie di monetizzazione e licensing per adattarsi alle normative locali e per minimizzare il rischio di interventi regolatori. Per gli utenti, questo può tradursi in nuove offerte combinate, ma anche in spostamenti di titoli tra piattaforme.
Concorrenti e strategie industriali
La nuova entità dovrà confrontarsi con giganti come Disney, Amazon e Apple. Il piano dichiarato punta a produrre più contenuti proprietari, valorizzare franchise storici e sfruttare economie di scala per ottenere condizioni migliori con distributori e inserzionisti. I documenti segnalano anche progetti di integrazione tecnologica per ottimizzare la distribuzione e la raccolta pubblicitaria.
Aspetti legali e reazioni istituzionali
Nonostante il semaforo verde dei consigli di amministrazione, il closing resta sottoposto a verifiche regolatorie stringenti. Negli Stati Uniti e in altri mercati sono attese indagini antitrust: in California il procuratore generale Rob Bonta ha già avviato accertamenti, concentrandosi su pluralità dell’informazione e possibili effetti anticoncorrenziali.
Le autorità potrebbero richiedere rimedi sia strutturali sia comportamentali prima di dare il via libera.
Preoccupazioni sindacali e sull’occupazione
Lettere di sindacati e associazioni professionali sono state depositate presso le procure generali: chiedono chiarezza sui contratti collettivi, sui trasferimenti di personale e sugli impatti occupazionali. Nei documenti interni compaiono simulazioni di razionalizzazioni e tagli di budget per produzioni ritenute non strategiche, scenari che hanno alimentato timori su salari, diritti e autonomia editoriale.
Rischi principali
Tra i rischi evidenziati: possibili riduzioni di personale, chiusura di programmi non allineati alla nuova strategia e una minore concorrenza nei mercati chiave. I regolatori dovranno valutare se le sinergie produrranno benefici tangibili per gli utenti o serviranno soprattutto a generare efficienze interne. Preoccupa anche la possibile rinegoziazione dei contratti con i fornitori e la riallocazione delle risorse tra le piattaforme. Discovery, sostenuto da un ampio pacchetto di finanziamenti esterni, potrebbe rimodellare il panorama dello streaming e della produzione audiovisiva. Ma prima che la fusione diventi definitiva dovranno essere superate verifiche regolatorie e affrontate le conseguenze sociali ed economiche che questo tipo di concentrazione comporta.

