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La casa infestata di internet e i ricordi virtuali

Internet è una casa infestata che riporta in vita i nostri fantasmi digitali.

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Nel mondo contemporaneo, la nostra esistenza digitale si configura come una vera e propria casa infestata, simile a quelle descritte da Charles Dickens nei suoi racconti. Proprio come il personaggio di Ebenezer Scrooge, ognuno di noi è costretto a confrontarsi con i fantasmi del passato, che riemergono attraverso le nostre interazioni online. Ogni foto, messaggio o post dimenticato è un eco di esperienze passate che, come i fantasmi, si manifestano nei momenti più inaspettati.

La dimensione spettrale di internet

La vita digitale è un viaggio tra memorie e traumi condivisi, un’eco di eventi e sentimenti che non possono essere facilmente dimenticati. Ogni volta che accediamo a ricordi come “On this day” o rivediamo post di dieci anni fa, siamo costretti a rivisitare parti di noi stessi che credevamo sepolte.

Questo fenomeno è simile all’Urbex, l’esplorazione di luoghi abbandonati, dove il passato viene riportato alla luce attraverso un semplice scatto fotografico.

Urbex e il ritorno del passato

Chi si dedica all’Urbex entra in edifici dimenticati come un atto di rispetto e riconoscimento: “Ti vedo, casa; ti ricordo”. Ogni immagine scattata diventa un modo per resuscitare ciò che era stato dato per perso, proprio come i fantasmi di Dickens, che ci invitano a riflettere sul nostro passato e sulle scelte che abbiamo fatto. Questo non è solo un gioco di nostalgia, ma un’opportunità per comprendere come il tempo non sia mai lineare, ma piuttosto un cerchio che ci riporta indietro.

I fantasmi come architettura culturale

Oggi, i fantasmi non sono più solo entità letterarie, ma vere e proprie infrastrutture.

In opere come quelle di Marina Pierri e Daniele Rielli, il Sud Italia viene visto come un paesaggio infestato, dove le presenze non sono solo frutto di folklore, ma emergono da un contesto culturale e sociale profondo. La taranta, ad esempio, è il risultato di una tradizione che si è evoluta nel tempo, dimostrando come i miti possano influenzare la nostra percezione della realtà.

Il fenomeno del tarantismo

Rielli, nel suo lavoro, ci mostra che la taranta non è legata a un reale morso di ragno, ma è un costrutto sociale che ha radici più profonde. Questa reinterpretazione ci fa riflettere su come il nostro passato possa essere una lente attraverso cui guardiamo il presente. Ogni mito e tradizione è un modo per affrontare le esperienze collettive e individuali, trasformando il dolore in una forma di arte.

Scrittura e spiriti del passato

La scrittura, secondo Italo Calvino, è un processo intriso di presenze che ci influenzano. Non siamo solo autori, ma medium di storie pregresse che ci attraversano. I testi che scriviamo portano con sé le tracce di tutto ciò che è stato scritto prima, creando un dialogo tra il passato e il presente. La scrittura diventa così un atto di evocazione, un modo per dare vita a ciò che è rimasto silenzioso.

I modelli linguistici moderni, come quelli sviluppati nell’ambito dell’intelligenza artificiale, amplificano questa idea. Non creano dal nulla, ma rielaborano voci e testi passati, ricombinando elementi in modi nuovi. Ogni volta che leggiamo o scriviamo, ci confrontiamo con una risonanza di esperienze e sentimenti che ci collegano a una storia più ampia.

I fantasmi della nostra quotidianità

La nostra vita sui social media è costellata di riti collettivi e memorie che affiorano. Ogni post, ogni foto, è una finestra su ciò che è stato, un modo per affrontare il dolore e la gioia. In questo contesto, gli algoritmi ci parlano con toni familiari, creando una connessione tra il presente e il passato. I nostri smartphone diventano così case infestati, custodi di ricordi e traumi, di tutto ciò che abbiamo amato e perso.

Riflessione finale

In conclusione, il futuro sarà sempre più popolato da fantasmi. Non quelli dei film, ma quelli che abitano i nostri testi e le nostre memorie condivise. La vera questione non è se esistano o meno, ma cosa fanno per noi. I fantasmi, in questo senso, diventano strumenti per esplorare la nostra umanità, per affrontare il dolore e per riscoprire la nostra identità. Se ascoltiamo con attenzione, possiamo apprendere da loro e scrivere storie che parlano di noi e del nostro passato.

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Scritto da Staff

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