Il quarto India AI Impact Summit si è svolto in India con l’obiettivo dichiarato di «portare il mondo insieme», segnando la prima edizione ospitata in un paese del Global South. L’evento ha combinato conferenze, padiglioni espositivi e annunci politici volti a promuovere collaborazioni internazionali e sviluppo dell’ecosistema tecnologico locale.
La manifestazione ha suscitato apprezzamenti per la visibilità conferita ai paesi emergenti, ma anche critiche su organizzazione, priorità e impatto concreto. Dal punto di vista degli osservatori, le iniziative annunciate appaiono ambiziose, ma mancano ancora indicatori chiari su finanziamenti e misure operative. Global South qui indica i paesi in via di sviluppo coinvolti nelle discussioni sull’intelligenza artificiale.
Programma, temi e partecipanti
La conferenza si è articolata in sette aree tematiche denominate «chakra», concepite per favorire la cooperazione multilaterale e tradurre i principi di persone, pianeta e progresso in azioni concrete.
I temi centrali hanno riguardato la sicurezza, la fiducia, la democratizzazione delle risorse e l’impiego dell’AI per lo sviluppo economico e il benessere sociale.
Al tavolo dei lavori sono intervenuti capi di Stato, amministratori delegati e rappresentanti istituzionali. Tra gli ospiti sono stati citati Emmanuel Macron, Luiz Inacio Lula da Silva, Sundar Pichai, Cristiano Amon, Sam Altman e Brad Smith. Hanno inoltre partecipato delegazioni ministeriali di alto livello, con interventi volti a tradurre le discussioni in misure operative.
Infrastrutture e proposte concrete
Il governo indiano ha annunciato la pubblicazione di casebook tematici per documentare applicazioni pratiche di intelligenza artificiale. Le raccolte descrivono esperienze operative nei settori di salute, energia, istruzione, agricoltura, empowerment di genere e disabilità. L’obiettivo dichiarato è fornire esempi replicabili per policy maker e imprese, con indicazioni su infrastrutture digitali, standard di sicurezza e beni pubblici digitali.
I documenti dovrebbero facilitare la cooperazione transfrontaliera traducendo principi e discussioni in misure operative.
Investimenti, iniziative nazionali e capacità industriale
In continuità con i documenti che puntano a tradurre principi in misure operative, il governo ha annunciato misure finanziarie e politiche per sostenere l’ecosistema tecnologico. L’esecutivo ha approvato un programma di capitali pubblici da 1,1 miliardi di dollari destinato a co-investimenti con operatori privati. L’intervento mira a favorire aree ad alto rischio e ad alto impatto, come deep tech e intelligenza artificiale.
Le autorità hanno inoltre richiamato l’attenzione sulla rapida espansione delle startup registrate a partire dal 2016, con un aumento marcato delle registrazioni riportato nel 2026. Contestualmente è stata presentata l’iniziativa IndiaAI, avviata alla fine del 2026, che intende migliorare accesso e qualità dei dati, la formazione del talento e l’adozione di pratiche etiche.
Dal punto di vista del sistema industriale, l’obiettivo dichiarato è rafforzare la capacità produttiva nazionale per la prototipazione e la scalabilità delle soluzioni basate su AI.
Strategie internazionali e progetti di cooperazione
Il regno unito ha presentato il programma AI for Development come parte delle iniziative internazionali di collaborazione. Il progetto include un hub linguistico africano progettato per rendere l’intelligenza artificiale operativa in decine di lingue africane. L’obiettivo dichiarato è evitare che i benefici dell’AI restino concentrati in pochi paesi e aziende e promuovere capacità locali di sviluppo e adattamento tecnologico. Il programma prevede interventi di supporto tecnico, formazione e scambio di competenze per facilitare l’integrazione delle soluzioni basate su AI nei contesti nazionali e regionali.
Critiche, dissonanze e rischi politici
Nonostante le proposte di supporto tecnico e formazione illustrate nella parte precedente, il summit ha suscitato dubbi sulla concretezza delle misure e sulle priorità. Attivisti e ricercatori hanno segnalato una discrepanza tra gli slogan sulla democratizzazione della tecnologia e i rischi concreti, tra cui la concentrazione di risorse in poche mani, impatti occupazionali, l’aumento dei consumi energetici e i bias algoritmici.
Apar Gupta, dell’Internet Freedom Foundation, ha ammonito che l’evento rischia di trasformarsi in un’occasione soprattutto comunicativa e commerciale, con negoziazioni dietro le quinte favorevoli a interessi consolidati. In risposta, attivisti e ricercatori hanno chiesto maggiore trasparenza sui processi decisionali e impegni vincolanti per mitigare gli effetti sociali ed economici segnalati.
Episodi e preoccupazioni specifiche
Dopo le richieste dei ricercatori sulla trasparenza, il summit ha registrato segnalazioni concrete su pratiche problematche.
La gestione logistica è stata criticata per carenze nel controllo accessi e nella sicurezza degli spazi espositivi.
Osservatori nazionali hanno documentato l’uso di strumenti di identificazione basati su lingua e parlato in alcuni stati, e la diffusione di contenuti generati artificialmente a fini politici.
Tali pratiche alimentano timori relativi all’automazione dei pregiudizi verso gruppi già vulnerabili e alla sovrapposizione tra tecnologia e politiche di sicurezza.
Gli esperti intervenuti hanno sollecitato verifiche indipendenti e impegni vincolanti per monitorare impatti sociali ed economici, con audit e standard di trasparenza applicabili alle tecnologie segnalate.
Nel dibattito pubblico è emersa la questione delle lingue: molte piattaforme straniere non supportano tutte le 22 lingue ufficiali dell’India né le numerose varianti locali. Ciò ha portato il paese a promuovere lo sviluppo di piattaforme sovrane per garantire accesso e controllo sui dati. Al contempo, studi internazionali evidenziano che in vaste aree di Africa, Asia e America Latina l’adozione dell’intelligenza artificiale resta limitata. I dati real-world evidenziano un divario globale che il summit ha inteso affrontare, ma che richiede misure e indicatori misurabili oltre le dichiarazioni politiche.
Il bilancio dell’evento rimane quindi misto. Da un lato sono emerse ambizioni di sovranità tecnologica, risorse stanziate e progetti pianificati. Dall’altro permangono esigenze chiare: garanzie per i diritti civili, maggiore trasparenza e impegni politici vincolanti. L’esito dipenderà dalla capacità degli attori coinvolti di tradurre impegni e investimenti in strumenti realmente inclusivi e resistenti agli abusi, supportati da audit indipendenti e standard di trasparenza applicabili alle tecnologie segnalate.

