Nel 2015, a Parigi, si è verificato un evento inquietante nel contesto di colloqui di lavoro al ministero della Cultura. Christian Nègre, un alto funzionario, ha abusato della sua posizione per molestare oltre 240 donne, offrendo loro bevande adulterate durante gli incontri di assunzione. Questo caso ha attirato l’attenzione della giustizia e dell’opinione pubblica.
La trappola dei colloqui di lavoro
Per molte donne, come Sylvie Delezenne, cercare un’occupazione rappresentava un’opportunità imperdibile. Quando Nègre le ha proposto un colloquio, sembrava finalmente di entrare nel mondo del lavoro. Tuttavia, ciò che doveva essere un incontro professionale si è trasformato in un vero e proprio incubo. All’inizio, il colloquio si è svolto in un ambiente apparentemente normale, ma Nègre ha successivamente offerto a Sylvie una bevanda, ignara che fosse stata manipolata con un potente diuretico.
Il colloquio che si trasforma in umiliazione
Durante una passeggiata proposta da Nègre, Sylvie ha iniziato a sentirsi male. La sua reazione fisica, un bisogno impellente di urinare, è stata amplificata dall’effetto del diuretico. Nonostante il disagio, ha cercato di mantenere un atteggiamento professionale, camminando nel giardino delle Tuileries con il suo tailleur e i tacchi. Tuttavia, il corpo le ha lanciato segnali chiari: era in difficoltà. Con il cuore che accelerava e una sudorazione eccessiva, ha dovuto cedere e trovare un luogo dove potersi liberare.
La scoperta della verità
La consapevolezza che quella non fosse stata semplicemente una brutta esperienza è emersa solo anni dopo. Le prime segnalazioni nei confronti di Nègre sono apparse nel 2018, quando una collega ha denunciato comportamenti inappropriati, avviando un’inchiesta.
Solo nel 2019, con l’intervento della polizia, Sylvie ha compreso di essere stata vittima di un’aggressione. Gli investigatori hanno rinvenuto un documento in cui Nègre annotava ogni dettaglio riguardante le sue vittime, compresi gli orari in cui somministrava il diuretico e le loro reazioni.
Un caso che coinvolge molte donne
Le rivelazioni hanno messo in evidenza un fenomeno sistematico piuttosto che una singola vittima. Oltre 240 donne hanno confermato di aver vissuto esperienze simili, generando un clima di vergogna e isolamento. Molte di esse hanno lottato con un profondo senso di fallimento, sentendosi umiliate per quanto accaduto durante quei colloqui.
La lotta per la giustizia
Nonostante le denunce e le indagini, il percorso verso la giustizia risulta lento e tortuoso.
Le vittime, tra cui Sylvie, spesso si sentono trascurate, con un processo che tarda a partire. Questa situazione ha portato a una crescente frustrazione, specialmente quando si confrontano con altri casi simili che sembrano progredire più rapidamente. Le donne coinvolte hanno trovato solidarietà tra loro, creando reti di supporto per affrontare il trauma subito.
Il sostegno delle organizzazioni
Grazie all’aiuto della Fondation des Femmes, un’organizzazione che offre supporto legale e psicologico, molte vittime hanno unito le forze per condividere le loro storie. Sylvie, in particolare, ha scelto di portare la sua testimonianza all’Assemblée Nationale, contribuendo alla stesura di un rapporto sulle aggressioni chimiche in Francia, affinché simili atrocità non si ripetano.
Attualmente, mentre il processo contro Nègre è ancora in sospeso, la lotta per la giustizia continua.
Le donne coinvolte auspicano che la loro esperienza possa sensibilizzare l’opinione pubblica sulla gravità di tali comportamenti e portare a un cambiamento reale nel trattamento delle vittime di molestie e violenze sul lavoro.

