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incisioni su uova di struzzo svelano le prime regole geometriche dell’uomo

uno studio su 112 frammenti di guscio di struzzo mette in luce regolarità spaziali, angoli vicini ai 90° e schemi ripetuti che suggeriscono una forma primitiva di pensiero geometrico

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Incisioni su gusci d’uovo indicano schemi visivi sistematici

Ricercatoridell’università di Bologna hanno analizzato 112 frammenti di guscio diuova di struzzorinvenuti in siti del Sudafrica e della Namibia. L’analisi mostra che i segni incisi non sono casuali ma corrispondono apatternripetuti e coerenti. I reperti risalgono a oltre 60.000 anni fa e provengono da gruppi diHomo sapiens, secondo quanto riportato nello studio.

La ricerca, pubblicata suPLOS One, impiega metodi statistici e strumenti di analisi geometrica per ricostruire traiettorie, angolazioni e sequenze dei segni. I risultati suggeriscono una gestione deliberata dello spazio visivo durante la decorazione di contenitori che potrebbero essere stati utilizzati per il trasporto dell’acqua. L’evidenza supporta l’ipotesi di una precisa organizzazione cognitiva nelle popolazioni coinvolte.

Che cosa mostrano le incisioni

Proseguendo, l’analisi evidenzia caratteri ricorrenti nelle incisioni. Si riscontranoparallelismi, angoli prossimi ai90°e gruppi di linee ripetute. Sono presenti inoltre motivi complessi, come reticoli e rombi. Oltre l’80% delle configurazioni esaminate manifesta una coerenza spaziale che supera la ripetizione casuale. Tale distribuzione suggerisce che gli incisori impiegassero operazioni mentali strutturate, indicate comerotazione,traslazioneeripetizione. Questi elementi rafforzano l’ipotesi di una progettazione intenzionale delle composizioni visive e orientano ulteriori indagini sui processi cognitivi alla base delle pratiche incisorie.

Pattern e gerarchie di segni

A seguire, le incisioni mostrano composizioni stratificate in cui elementi minuti sono inseriti all’interno di bande o griglie più ampie. Gli autori definiscono questo procedimentoembedding. Tale disposizione a livelli indica non soloabilità motorieraffinate, ma anche una rappresentazione mentale dell’insieme prima dell’esecuzione.

La presenza di strutture gerarchiche suggerisce unapianificazione visuo-spazialedeliberata, Queste osservazioni orientano ulteriori indagini sui meccanismi di produzione e trasmissione delle pratiche incisorie.

Implicazioni cognitive ed evolutive

Queste osservazioni orientano ulteriori indagini sui meccanismi di produzione e trasmissione delle pratiche incisorie. Dal punto di vista evolutivo, la presenza di regole costanti nella decorazione sostiene che la transizione verso lamodernità comportamentalenon fu un evento istantaneo ma un processo graduale.

Gli autori associano le incisioni a competenze cognitive di base. Tra queste figurano la capacità di astrazione, la trasmissione culturale di schemi e la formazione di unagrammatica visiva, intesa come sistema di regole visive che organizza elementi grafici ricorrenti. Tale organizzazione visiva può aver aumentato la probabilità di emergere di sistemi simbolici più complessi, inclusi precursori della scrittura.

Dal punto di vista metodologico, il reperto suggerisce la necessità di combinare analisi morfometriche, sperimentazioni di replica e studi di rete culturale. L’approccio integrato può chiarire se le regole osservate riflettano convenzioni sociali condivise o vincoli produttivi legati ai materiali utilizzati.

Per la ricostruzione della storia cognitiva umana resta cruciale collegare queste evidenze alle dinamiche di popolamento e alle reti di scambio culturale. Studi comparativi su insiemi maggiori di incisioni e repliche sperimentali costituiscono il prossimo sviluppo atteso dalla ricerca.

Significato dei segni: funzione o estetica

Proseguendo dagli studi comparativi citati in precedenza, le ricercatrici mantengono aperta la questione interpretativa. Il dibattito riguarda se le incisioni avessero una funzione pratica, un valore simbolico o fossero esclusivamente decorazione. Il valore principale dell’indagine, secondo gli autori, non risiede nel fornire un’interpretazione univoca per ogni segno, ma nel documentare le basi cognitive che ne hanno permesso la produzione.

In particolare, la capacità di seguireregole e modellinella produzione grafica viene proposta come indice dipensiero astratto. Questo comportamento suggerisce processi cognitivi strutturati, come la pianificazione e la categorizzazione, che trascendono l’atto decorativo fine a sé stesso.

Tali osservazioni indirizzano le ricerche successive verso analisi sistematiche su insiemi più ampi e verso repliche sperimentali mirate a verificare la ripetibilità dei pattern grafici. Lo sviluppo di protocolli comparativi sarà determinante per distinguere trasegni identificativie ornamenti privi di funzione comunicativa.

Metodi e portata della ricerca

Le autrici hanno analizzato112 frammentiprovenienti da tre siti archeologici: Diepkloof e Klipdrift in Sudafrica e Apollo 11 in Namibia. Lo studio ricostruisce con rigore le caratteristiche geometriche delle incisioni per distinguere segni intenzionali da marcature accidentali.

L’approccio combina archeologia, filologia e analisi statistica. Sono state applicate tecniche quantitative inedite per questi reperti, che hanno consentito di misurare linee, angoli e ripetitività sui gusci. Tale procedura ha permesso di quantificare la regolarità dei motivi e di isolaresegnali pianificatida semplici riflessi dell’usura, evidenziando la frequenza di elementi geometrici coerenti.

La ricerca è inserita nel progettoFIS Advanced SAPIENCE, dedicato allo studio delle origini dei simboli e dei precursori della scrittura. Le curatrici principali, Valentina Decembrini e Silvia Ferrara, hanno coordinato la raccolta dei dati e l’interpretazione statistica, definendo protocolli che favoriranno confronti comparativi futuri tra siti e contesti stratigrafici.

Perché è importante oggi

La ricerca mostra che i segni incisi sui gusci di struzzo costituiscono evidenze dirette della nascita del pensiero simbolico tra gruppi umani antichi. Le analisi sui reperti dei siti sudafricani e namibiani collegano quei segni a pratiche ripetute e aregole condivise, indicando un’organizzazione cognitiva dello spazio e della comunicazione visiva.

I segni, datati a oltre 60.000 anni fa, non vanno interpretati come semplici graffi. Rappresentano i primi tentativi di costruire unagrammatica visiva, cioè un insieme riconoscibile di convenzioni grafiche che anticipa il pensiero astratto e la cultura simbolica. Le metodologie adottate nello studio, comprese la raccolta dei dati e l’interpretazione statistica, definiscono protocolli che faciliteranno confronti comparativi futuri tra siti e contesti stratigrafici, favorendo una lettura più precisa dell’evoluzione cognitiva umana.

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Scritto da Staff

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