In Europa si sta riaprendo il confronto sugli incentivi alle auto elettriche: Bruxelles sta valutando di vincolare i sussidi a requisiti di produzione e contenuto locale. L’idea, messa sul tavolo anche sotto la spinta dei grandi costruttori europei, potrebbe cambiare le regole del gioco per mercato e industria, ma porta con sé scelte delicate sul piano commerciale e strategico.
Perché questa proposta arriva ora
La spinta nasce da una doppia esigenza: proteggere e rilanciare la filiera automobilistica europea e ridurre la dipendenza da forniture esterne, in particolare dalla Cina, che ormai domina molte fasi della catena del valore delle tecnologie pulite — batterie, pannelli fotovoltaici e componenti per l’eolico. Secondo Giulia Romano, che segue da vicino i dati di mercato, esiste un legame stretto tra politiche industriali e competitività: le scelte normative che verranno discusse nei prossimi negoziati comunitari potranno ridefinire chi ha accesso ai sussidi e a quali condizioni.
Cosa prevederebbe la norma
La bozza in discussione propone che i veicoli incentiviati siano assemblati in Europa e contengano una quota minima di componenti prodotti nel continente. Le regole includono soglie percentuali sul valore dei componenti e criteri separati per gli accumulatori, considerati strategici per la sicurezza delle forniture. Restano però aperti aspetti tecnici fondamentali: che cosa si intende esattamente per “componente europeo”? E come verificare con certezza l’origine delle parti? Le risposte a queste domande determineranno l’impatto sulla filiera e sull’occupazione locale.
Impatto su imprese e consumatori
Se applicata, la norma potrebbe spingere investimenti in stabilimenti e in fornitori locali, dando un vantaggio alle auto assemblate in Europa rispetto a quelle importate. Ma non è detto che il vantaggio sia netto: i costi di produzione europei tendono a essere più alti, e quel maggior onere potrebbe riflettersi sui prezzi al consumo se non si compensano efficienze e riduzioni di costo.
Inoltre, la regola non escluderebbe produttori stranieri che scelgano di insediare impianti nel continente: il rischio di “circolarità” produttiva — componenti prodotti all’estero, assemblaggio in Europa, esportazione di nuovo — può attenuare l’effetto protettivo delle misure se i criteri di verifica non sono stringenti.
La posizione della Cina e le scelte strategiche dell’UE
La disponibilità su larga scala di tecnologie prodotte in Cina ha abbassato i prezzi e accelerato la diffusione delle rinnovabili. Ma la concentrazione produttiva genera anche fragilità: tensioni commerciali o problemi logistici possono mettere a rischio l’approvvigionamento. Per questo motivo gli interventi auspicati dagli esperti vanno in due direzioni parallele: diversificare i fornitori e rafforzare la produzione locale, puntando su capacità critiche come celle per batterie e raffinazione delle materie prime.
Nel breve termine si guarda anche a soluzioni tecnologiche alternative e al nearshoring per ridurre la vulnerabilità della catena del valore.
Innovazione, brevetti e mercati emergenti
Le imprese cinesi non competono solo sui volumi; registrano un numero crescente di brevetti e orientano investimenti verso settori strategici. Questa combinazione di produzione e innovazione ha favorito l’espansione nei mercati solari, eolici e delle batterie. Nei Paesi in via di sviluppo, tecnologie più economiche favoriscono l’elettrificazione e l’adozione di energie pulite, modificando le priorità d’investimento e le scelte politiche locali.
Quale strategia per l’Unione europea
Mettere condizioni di origine sui sussidi può aiutare a consolidare la base produttiva europea, ma da sola non basta. Serve una strategia integrata che combini incentivi mirati, investimenti in ricerca, sostegno alla formazione e misure per agevolare il trasferimento di competenze.
Norme tecniche armonizzate, partenariati pubblico-privati e strumenti fiscali possono accompagnare la costruzione di una filiera più resiliente. Importante anche definire indicatori chiari per misurare risultati su investimenti, produzione e sicurezza delle forniture.
Controlli e rischi di elusione
Un punto critico rimane la verifica: produttori esteri possono insediare fabbriche in Europa e ottenere i benefici se soddisfano i criteri di contenuto locale. Per evitare elusioni sono necessari criteri tecnici precisi, procedure doganali più efficaci e sistemi di tracciabilità certificati che rendano trasparente l’intera catena di fornitura.
Verso una politica industriale più matura
Più che competere sui soli costi, l’Unione dovrebbe puntare su qualità, resilienza e autonomia tecnologica. Rafforzare la produzione europea significa anche promuovere innovazione e formazione, diversificare le fonti e stringere alleanze commerciali strategiche. La scelta politica che verrà adottata nei prossimi mesi non influenzerà soltanto il settore automobilistico: definirà in che misura l’Europa sarà protagonista o spettatrice nella transizione energetica globale.

