Di recente, l’ex presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha annunciato la creazione di un nuovo organismo denominato Board of Peace, concepito per affrontare la crisi in Gaza. Questa iniziativa, pur ambiziosa, solleva interrogativi e suscita controversie a livello internazionale.
Tra i membri del consiglio figurano leader di spicco provenienti da diverse nazioni, inclusi Narendra Modi dall’India, Luiz Inácio Lula da Silva dal Brasile, Recep Tayyip Erdoğan dalla Turchia e altri ancora. La presenza di Israele nel consiglio è stata prevista, ma ha già suscitato critiche, in particolare da parte del primo ministro Benjamin Netanyahu.
Le critiche di Netanyahu e il ruolo di Israele
Secondo fonti riportate da Axios, Netanyahu si è lamentato del fatto di non essere stato consultato nella selezione dei membri del Board of Peace.
Questo ha alimentato il suo malcontento, portando a far notare che gli Stati Uniti non erano obbligati a coinvolgerlo, ma la sua irritazione è palpabile.
Nel consiglio esecutivo, oltre al segretario di Stato Marco Rubio, figurano personalità come Jared Kushner e Mark Carney, insieme a figure diplomatiche turche e qatariote, il che complica le relazioni già delicate di Israele con questi stati. La presenza di attori come il ministro degli Esteri turco Hakan Fidan e il diplomatico qatariota Ali Al-Thawadi potrebbe influenzare le dinamiche regionali.
L’invito a Putin e le implicazioni globali
Recentemente, Trump ha esteso un invito al presidente russo Vladimir Putin per partecipare al consiglio. Secondo il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, l’invito è attualmente sotto valutazione.
Questa mossa ha suscitato ulteriori interrogativi riguardo alle intenzioni di Trump e alla sua visione della pace nel Medio Oriente.
Il paradosso della lettera al Nobel per la Pace
In un contesto già surreale, Trump ha anche indirizzato una lettera al comitato norvegese per il Nobel, esprimendo il suo disappunto per non aver ricevuto il premio. Nella missiva, il presidente ha affermato che, se il mondo non riconosce i suoi sforzi nel fermare conflitti, non avrà più alcun motivo di concentrarsi sulla pace.
Una leader dell’opposizione venezuelana ha recentemente consegnato un riconoscimento a Trump durante un incontro alla Casa Bianca, ma questo gesto è stato interpretato più come un atto simbolico che come un riconoscimento tangibile del suo operato. Qui si evidenzia un paradosso: mentre Trump promuove un consiglio per la pace, sembra condizionare il suo impegno per la stabilità internazionale a premi personali.
Le contraddizioni del Board of Peace
Il Board of Peace, progettato per la ricostruzione della Striscia di Gaza, si presenta come un’iniziativa ambiziosa, ma porta con sé le contraddizioni tipiche del suo creatore. Invece di passare attraverso le istituzioni multilaterali che definiscono l’attuale ordine internazionale, Trump sembra optare per un organismo costruito su misura, in linea con la sua concezione di potere e leadership.
Le previsioni sul Nobel per la Pace
Mentre il Board of Peace suscita dibattiti, il Comitato norvegese per il Nobel è al lavoro per selezionare il prossimo vincitore del premio. Con 286 nomination, le aspettative sono alte. Tra i favoriti ci sono organizzazioni come Unrwa, l’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi, e il suo segretario generale Philippe Lazzarini, che ha guidato interventi cruciali per oltre sei milioni di palestinesi.
Inoltre, esperti come Aasle Sveen, storico norvegese, sottolineano l’importanza di inviare un segnale forte riguardo al rispetto del diritto internazionale, in un contesto in cui l’ordine globale è messo a rischio. Le previsioni includono anche la Corte internazionale di giustizia e il segretario generale dell’ONU Antonio Guterres, la cui candidatura potrebbe provocare reazioni da parte di Israele.
Le possibili ripercussioni geopolitiche
Tra i membri del consiglio figurano leader di spicco provenienti da diverse nazioni, inclusi Narendra Modi dall’India, Luiz Inácio Lula da Silva dal Brasile, Recep Tayyip Erdoğan dalla Turchia e altri ancora. La presenza di Israele nel consiglio è stata prevista, ma ha già suscitato critiche, in particolare da parte del primo ministro Benjamin Netanyahu.0

