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Il James Webb svela il mistero del buco nero supermassiccio nella galassia del Compasso

Scopri come il telescopio James Webb ha rivoluzionato la nostra comprensione dei buchi neri nella galassia del Compasso, offrendo nuove prospettive e dati innovativi che arricchiscono la nostra conoscenza dell'universo.

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Recenti osservazioni effettuate dal telescopio spaziale James Webb hanno portato alla luce immagini straordinarie del buco nero supermassiccio situato nel centro della galassia del Compasso, a circa 13 milioni di anni luce dalla Terra. Questo studio ha modificato radicalmente il modo in cui gli scienziati interpretano le emissioni di radiazione infrarossa provenienti da questa regione.

Fino ad oggi, gli astronomi avevano ipotizzato che la luce infrarossa emessa fosse il risultato di getti di materia espulsi dal buco nero. Tuttavia, le nuove indagini hanno dimostrato che, al contrario, la radiazione proviene principalmente dal materiale che il buco nero sta assorbendo.

I fatti

La scoperta chiave riguarda il comportamento dinamico del buco nero supermassiccio. La materia e il gas che circondano il buco nero si accumulano in un anello noto come toro, creando una struttura che ricorda una ciambella.

Questa configurazione è fondamentale per comprendere come il buco nero si nutre e cresce.

Il processo di accrescimento

Quando il buco nero attira materia dalle pareti interne del toro, si forma un disco di accrescimento simile a un vortice. Questo disco, a causa dell’intenso attrito, raggiunge temperature elevate, generando una luce brillante. La scoperta di Webb ha permesso agli scienziati di osservare per la prima volta l’ambiente circostante al buco nero con un livello di dettaglio mai visto prima.

Utilizzando uno strumento innovativo integrato nel NIRISS (Near-Infrared Imager and Slitless Spectrograph), il telescopio ha impiegato un interferometro a maschera di apertura che funziona come un insieme di telescopi più piccoli. Questa tecnologia ha permesso di analizzare la luce in arrivo in modo molto più preciso, simile a un diaframma di una macchina fotografica che regola la luce.

Le conseguenze

Grazie a queste osservazioni, gli astronomi hanno ora a disposizione una metodologia valida per studiare buchi neri di diverse galassie. Comprendere il comportamento del buco nero nella galassia del Compasso rappresenta solo il primo passo. Le informazioni raccolte potranno essere utilizzate per costruire un catalogo di dati utile a stabilire se questa scoperta sia un’eccezione o un fenomeno comune tra i buchi neri attivi.

Riflessioni sul futuro della ricerca

Con questo avanzamento, gli scienziati sperano di approfondire la conoscenza di come i buchi neri interagiscano con l’ambiente circostante. La ricerca attuale ha mostrato che circa l’87% delle emissioni infrarosse nel cuore della galassia del Compasso proviene dalle aree più vicine al buco nero, contrariamente a quanto si pensava in precedenza.

Il team di studio sottolinea l’importanza di analizzare un campione più ampio di buchi neri, per capire come le loro caratteristiche fisiche influenzino le emissioni di luce. Una dettagliata comprensione di questi fenomeni è essenziale per costruire modelli precisi riguardo all’evoluzione delle galassie e dei loro nuclei attivi.

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Scritto da Staff

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