, il panorama delle tecnologie di polizia ha vissuto una trasformazione significativa, grazie all’adozione di tecnologie basate sui dati come il riconoscimento facciale e la polizia predittiva. Tuttavia, queste innovazioni sollevano interrogativi cruciali riguardo all’etica e alla legalità del loro utilizzo.
Le forze di polizia, in particolare, hanno implementato sistemi di riconoscimento facciale in modo sempre più diffuso, come dimostrato dalla decisione della Met Police di installare telecamere di riconoscimento facciale a Croydon. Questo passo ha suscitato un acceso dibattito pubblico, specialmente dopo che il Ministero dell’Interno ha avviato una consultazione formale per stabilire un quadro normativo chiaro per l’uso di tali tecnologie.
L’evoluzione delle tecnologie di polizia
Le tecnologie come il riconoscimento facciale live (LFR) sono state introdotte inizialmente in eventi pubblici, come il Notting Hill Carnival nel 2016, ma la loro diffusione ha sollevato preoccupazioni riguardo alla privacy e all’uso responsabile.
La scarsa trasparenza normativa ha portato a una situazione in cui i cittadini devono navigare un labirinto di documenti legislativi per comprendere appieno come e perché vengono utilizzati questi sistemi nel loro quotidiano.
Le problematiche legali e normative
Il Ministero dell’Interno ha riconosciuto che l’attuale quadro normativo sul LFR è complicato e difficile da interpretare, il che non fornisce né la sicurezza necessaria alle forze di polizia né la fiducia al pubblico. A questo si aggiunge il fatto che l’uso della polizia predittiva, basata su profili razziali e socio-economici, ha sollevato accuse di razzismo sistemico, con gruppi storicamente sottoposti a sorveglianza che vengono ulteriormente penalizzati.
Critiche e difese delle tecnologie
Organizzazioni come Amnesty International hanno denunciato l’uso delle tecnologie predittive da parte delle forze di polizia, definendole come una violazione dei diritti umani.
Secondo un rapporto, tali sistemi tendono a rafforzare discriminazioni preesistenti, creando un ciclo vizioso di sorveglianza e repressione nei confronti delle comunità più vulnerabili. L’argomento centrale è che questi strumenti non garantiscono una maggiore sicurezza, ma piuttosto perpetuano stereotipi e ingiustizie.
La risposta politica
Nel giugno, la parlamentare del Green Party, Siân Berry, ha proposto un emendamento per vietare l’uso di tecnologie predittive nel Regno Unito, evidenziando come queste si basino su dati polisci storicamente distorti. Questo emendamento mira a fermare la tendenza a utilizzare informazioni di profilazione per “predire” comportamenti criminali, un approccio considerato intrinsecamente sbagliato.
Le implicazioni sull’adeguatezza dei dati
Un altro aspetto critico del dibattito è rappresentato dalle modifiche proposte alla legge sulla protezione dei dati, che potrebbero compromettere l’adeguatezza dei dati nel contesto europeo.
Le modifiche della Data Use and Access Bill, che consentirebbero trasferimenti di dati meno rigorosi, pongono interrogativi sulla sicurezza delle informazioni e sul rispetto delle normative europee. La Commissione Europea ha già avvertito che l’adeguatezza dei dati potrebbe essere revocata se le leggi britanniche si discostano troppo da quelle europee.
Le preoccupazioni sulla privacy
Inoltre, documenti ottenuti da organi di polizia scozzesi hanno rivelato che Microsoft, fornendo servizi cloud, non condivide informazioni essenziali sui flussi di dati. Questa mancanza di trasparenza rende difficile garantire che i dati delle forze di polizia siano gestiti in conformità con le leggi vigenti, esponendo le autorità a potenziali violazioni della privacy.
Conclusioni e prospettive future
In conclusione, mentre le tecnologie di polizia continuano a svilupparsi, è fondamentale che venga instaurato un dibattito pubblico chiaro e aperto riguardo alle loro applicazioni.
È essenziale che le autorità considerino non solo l’efficacia di queste tecnologie, ma anche le loro implicazioni etiche e legali, per garantire che non si creino ulteriori discriminazioni o violazioni dei diritti umani.
Solo attraverso una governance trasparente e giuridicamente solida sarà possibile utilizzare la tecnologia per migliorare la sicurezza senza compromettere i valori fondamentali della società.


