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Green Pea trasforma il suo modello: addio al supermercato dell’ambiente, benvenuti uffici ed eventi

Green Pea, il centro eco inaugurato nel dicembre 2026, lascia il retail per ospitare uffici e eventi: una svolta voluta dopo anni di difficoltà nel modello del consumo sostenibile

Green Pea trasforma il suo modello: addio al supermercato dell'ambiente, benvenuti uffici ed eventi

La grande idea green che debuttò nel dicembre 2026 accanto a Eataly Lingotto sta cambiando volto. Il complesso da 15 mila metri quadrati conosciuto come Green Pea è oggi oggetto di lavori e vetrine oscurate: il progetto originale, pensato come un eco-store dove promuovere il consumo sostenibile, lascia gradualmente spazio a una destinazione dedicata a uffici e eventi aziendali e culturali.

Il nucleo dell’operazione è una conversione fisica e strategica: dagli scaffali e dalle vetrine di abbigliamento, arredo e cosmesi si passa a spazi per lavoro e manifestazioni. Il cambiamento non cancella la firma imprenditoriale di Oscar Farinetti né l’insegna che resterà visibile, ma ridefinisce la missione del luogo, affidando la nuova gestione delle attività a un mix di occupanti fissi e occasioni per il territorio.

Perché il modello retail non ha retto

Il percorso di Green Pea è stato segnato da fattori esterni e interni che hanno reso insostenibile il formato originario. Aperto nel pieno della pandemia, il centro ha dovuto fare i conti con un contesto commerciale mutato: la spinta dell’ecommerce, il crollo dei flussi nei negozi fisici e una crisi strutturale della filiera moda hanno inciso sui ricavi, che si sono comunque attestati attorno a 5 milioni di euro. Il progetto aveva raccolto circa 100 marchi, dalla moda sostenibile alle tecnologie verdi, ma la combinazione locale di giovane età e potere d’acquisto non ha sempre coinciso con il consumatore ideale di prodotti green.

Fattori esterni

Tra i motivi esterni, il salto digitale accelerato dall’isolamento e una concorrenza internazionale molto agguerrita hanno limitato le vendite.

Prodotti come le fibre ricavate dalla plastica riciclata o l’eco-cashmere hanno incontrato il confronto con marchi consolidati che spesso realizzano il design in Europa o negli Stati Uniti ma producono su scala globale, riducendo il prezzo unitario e modificando le aspettative dei consumatori.

Limiti del contesto locale

Alcuni osservatori hanno indicato nel quartiere Nizza Millefonti e nella stessa città di Torino elementi che hanno impedito una rapida replicabilità del format: la densità di consumatori giovani con elevato potere d’acquisto è risultata inferiore a quella ipotizzata, mentre i cinque piani originari dell’edificio progettato da Cristiana Catino sono rimasti spesso parzialmente vuoti, segno di una domanda più debole del previsto.

La metamorfosi degli spazi: uffici e manifestazioni

La scelta operativa è diventata quindi quella di valorizzare le funzioni che nel tempo hanno mostrato tenuta: eventi, smart working e attività culturali.

Ai piani alti, dopo l’uscita del ristorante Casa Vicina, è comparsa To Be Company, una società di eventi che ha aiutato a ripopolare gli spazi con iniziative aziendali, mattine musicali e servizi per studenti e lavoratori mobili. A partire da settembre 2026 l’edificio accoglierà due aziende significative che porteranno un indotto di oltre 400 persone, trasformando reparti retail in uffici moderni.

Strategia, leadership e prospettive

La virata era stata anticipata dall’amministratore delegato Marco Piarulli, cresciuto in azienda e convinto sostenitore della svolta verso servizi esperienziali e work hub, insieme al presidente Francesco Farinetti. La strategia punta su un uso misto degli spazi: hub per eventi aziendali, aree per lo smart working e manifestazioni pubbliche, cercando di monetizzare la vocazione culturale e sociale della struttura senza perdere il valore simbolico del marchio.

Implicazioni per il territorio

Il cambiamento di destinazione tocca anche l’identità dell’angolo post-industriale di Torino che aveva trovato una nuova ragione d’essere nel segno della qualità del cibo e del consumo responsabile. La riconversione in polo terziario porterà occupazione e flussi diversi, ma lascia aperta la domanda se e come la cittadinanza possa essere coinvolta in pratiche di acquisto più consapevoli al di fuori dell’alimentazione.

In sintesi, Green Pea non sparisce: si trasforma. La sfida futura sarà misurare l’efficacia di questo passaggio da spazio di vendita a centro di servizi e manifestazioni, mantenendo intatto il messaggio di sostenibilità che ha ispirato il progetto fin dall’inizio.

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Scritto da Elena Rossi

Dieci anni a inseguire notizie, dalle sale del consiglio alle scene degli incidenti. Ha sviluppato il fiuto per la vera storia nascosta dietro il comunicato stampa. Veloce quando necessario, approfondita quando conta. Il giornalismo per lei è servizio pubblico: informare, non intrattenere.

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