Il centro Green Pea, nato a fine 2026 accanto al primo Eataly di Torino, sta vivendo una svolta: i livelli bassi dell’edificio, un tempo dedicati al commercio sostenibile, risultano oggi in gran parte vuoti mentre l’ultimo piano con Otium continua ad attrarre visitatori. Il progetto, sorto sulla riconversione dell’area industriale Carpano in zona Lingotto, era pensato fin dall’inizio con una doppia anima: la componente dei servizi e quella del retail. Nei fatti recenti si è avviata una transizione che porterà a ospitare uffici e attività aziendali al posto dei negozi.
La famiglia Farinetti ha deciso di affittare i grandi spazi un tempo occupati dal retail a banche e operatori di customer care; la stima è che circa 400 persone lavoreranno stabilmente nella struttura nei prossimi mesi.
Questa trasformazione non è frutto di una sola difficoltà locale, ma riflette dinamiche più ampie del settore, con l’e-commerce e le nuove abitudini di consumo che hanno reso più complessa la vendita al dettaglio, soprattutto per offerte molto verticali e di nicchia.
Perché il cambio di rotta
Il passaggio da negozi a uffici è motivato da diversi fattori osservabili sia a livello aziendale sia di mercato. Il management di Green Pea ha constatato che la componente legata ai servizi green risponde meglio alla domanda contemporanea: consulenze, esperienze e attività che valorizzano la sostenibilità risultano più richieste rispetto alla vendita diretta di prodotti, specialmente quando questi ultimi si collocano in nicchie molto specializzate. Inoltre, l’impatto dell’online ha ridotto i flussi e modificato le aspettative dei consumatori, rendendo la sopravvivenza del retail fisico più difficile.
La lezione del modello ibrido
Il caso Green Pea mette in luce il valore di un modello ibrido che combina spazio espositivo, servizi e funzioni d’ufficio: quando la vendita al dettaglio non basta, gli spazi possono essere ripensati per attività che generano flusso quotidiano e stabilità economica. Affittare a istituti bancari e centri di customer care significa trasformare un contenitore culturale ed espositivo in un polo lavorativo capace di movimentare la zona durante tutta la settimana, non solo nei fine settimana turistici.
Come cambieranno gli spazi e le attività
La ristrutturazione riguarda in particolare i primi tre piani dell’edificio, dove fino a poco tempo fa si trovavano brand dedicati all’energia, al movimento, alla casa e all’abbigliamento.
Ora quegli ambienti sono stati messi in affitto e sono in fase di allestimento per accogliere prevalentemente uffici, servizi bancari e strutture di customer care. L’ultimo livello con la lounge e la piscina panoramica resterà aperto come elemento attrattivo, mentre il resto dell’edificio sarà ripopolato da una nuova tipologia di utenti e professionisti.
Impatto occupazionale e urbano
Con l’arrivo di circa 400 addetti si prevede un impatto rilevante sulla mobilità e sui servizi della zona Lingotto: più persone in zona durante la giornata significano domanda per ristorazione, trasporti e servizi locali. Dal punto di vista urbano, la scelta contribuisce a evitare l’abbandono degli spazi e a mantenere viva una struttura nata proprio con un’impronta sostenibile, riducendo il rischio di vuoti prolungati tipici di centri commerciali in crisi.
Riflessioni per il futuro del retail sostenibile
Green Pea rappresenta un caso utile per chi progetta iniziative legate alla sostenibilità: la specializzazione verticale su prodotti green può essere un valore differenziante, ma comporta anche vulnerabilità quando il canale fisico non è supportato da un ecosistema più ampio di servizi. La tendenza suggerita è quella di privilegiare offerte miste, dove l’esperienza, la consulenza e le funzioni d’uso quotidiano convivono con punti vendita selezionati. In questo senso, la trasformazione annunciata il 09 Aprile 2026 è un esempio di adattamento strategico a condizioni di mercato mutate.
Conclusione
La metamorfosi di Green Pea da centro commerciale a polo di servizi e uffici non cancella la vocazione green dell’iniziativa, ma la riorienta: l’obiettivo rimane quello di coniugare sostenibilità e utilità concreta per la città. Come spiegato da Francesco Farinetti, la priorità è ora valorizzare la parte dei servizi, più resistente ai cambiamenti delle abitudini di consumo, pur mantenendo spazi attrattivi come Otium che continuano a dare visibilità al progetto.
