Come il Gigapixel digitalizza le opere d’arte

Con il Gigapixel le opere d'arte vengono digitalizzate e divulgate con nuove tecnologie.

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Il Gigapixel a supporto delle opere d'arte

Il mondo dell’arte può beneficiare delle nuove tecnologie. La conferma arriva dalla collaborazione intrapresa tra Haltadefinizione e la Direzione regionale dei Musei in Toscana: dallo scorso maggio, in piena emergenza Coronavirus, diverse opere d’arte sono state sottoposte alla tecnologia dei ‘Gigapixel‘. L’ultimo caso, in ordine temporale, riguarda il ‘Miracolo degli Impiccati’ al Museo di Pisa.

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La digitalizzazione dell’opera in Gigapixel potrà essere uno strumento utile per approfondire gli studi sulla tavola, per verificare le varie ipotesi e per acquisire ulteriori elementi utili alla ricerca. La riproduzione digitale in altissima definizione e il visore multimediale di cui dispone, nello specifico, Haltadefinizione, consentiranno, infatti, di indagare il dipinto in ogni dettaglio e di studiare in modo inedito la superficie pittorica.

Come funziona il Gigapixel

Un’immagine in gigapixel è una riproduzione digitale a grandissima risoluzione, ottenuta tramite l’unione di più immagini di dettagli di uno stesso soggetto. È composta da miliardi di pixel, molti più di quelli che si possono acquisire con una normale macchina fotografica professionale. Il risultato di questo processo è qualcosa di unico e spettacolare: una definizione straordinaria in grado di mostrare anche il più piccolo dettaglio. Senza dubbio, si tratta di una grande opportunità di divulgazione del mondo dell’arte e per lo studio del patrimonio artistico che può così essere valorizzato e diffuso in un modo totalmente nuovo.

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La sfida del gigapixel è quella di entrare in un’opera d’arte fino a esplorarne i particolari quasi invisibili a occhio nudo.Immagini in altissima definizione che non perdono mai l’elevata qualità, neppure ingrandite ben oltre le possibilità dell’occhio umano. Il gigapixel permette di esplorare l’arte in modo nuovo e conoscere le opere fin nelle pennellate più sottili. Le avanzate tecnologie di acquisizione consentono di replicare le esatte cromie delle opere e di analizzarne ogni dettaglio secondo modalità mai sperimentate prima.

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Il Miracolo degli impiccati in gigapixel

“L’acquisizione del Miracolo degli impiccati prosegue la proficua collaborazione già avviata tra la Direzione regionale musei della Toscana e Haltadefinizione – afferma Stefano Casciu, direttore della Direzione regionale musei della Toscana -, che ha già consentito di digitalizzare e rendere fruibili online le opere del Beato Angelico del Museo di San Marco di Firenze e che oggi permette al pubblico, nel senso più ampio del termine, di apprezzare fin nei minimi particolari quest’opera, non solo proponendone l’accessibilità online ma anche con uno strumento a tutti gli effetti all’avanguardia”.

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“Tra le straordinarie opportunità che offre la digitalizzazione, spicca quella di essere un prezioso supporto per studiosi e ricercatori – riferisce Luca Ponzio, founder di Haltadefinizione -. L’immagine che si ottiene grazie alla tecnologia Gigapixel permette di indagare in modo approfondito ogni singola pennellata e le crettature della superficie pittorica, con una precisione nell’ordine di decine di micron, rilevando dettagli non visibili a occhio nudo. Haltadefinizione ha sviluppato tecnologie di acquisizione e diagnostica pensate per ogni esigenza di digitalizzazione, fissando parametri molto ambiziosi in termini di qualità e risoluzione delle immagini finali nel massimo rispetto dell’originale”.

Per Fabrizio Vallelonga, direttore del Museo nazionale di Palazzo Reale, la possibilità di: “Acquisire e rendere fruibile la tavola con il Miracolo degli impiccati in questo momento particolarmente complicato a causa dell’emergenza sanitaria, che ha costretto i musei a rivedere la loro programmazione, riveste un’importanza particolare perché consente di mettere a frutto e rendere visibile il lavoro di backstage portato avanti in questi mesi di chiusura e di non perdere l’opportunità di valorizzare l’opera dell’artista urbinate in occasione della ricorrenza dei cinquecento anni dalla sua morte”.

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