Negli ultimi giorni della campagna per le elezioni legislative del 12 aprile in Ungheria è emerso un esempio plastico di come la tecnologia entri direttamente nella propaganda: un fumetto realizzato con intelligenza artificiale che prende di mira il principale sfidante, Péter Magyar. L’opera, distribuita in molte librerie del paese, mescola immagini e narrazione per presentare l’oppositore come una figura duplice e pericolosa, sfruttando linguaggi e simboli in grado di raggiungere lettori tradizionali ma anche fasce più giovani attraverso la viralità online. Questo caso mette al centro il ruolo della AI nella comunicazione politica e solleva interrogativi sulle regole e sui confini dell’informazione in campagna elettorale.
Contesto politico e numeri che spiegano la posta in gioco
Il governo guidato da Viktor Orbán è al potere dal 2010 e in sedici anni ha trasformato profondamente il quadro istituzionale ungherese, consolidando una forte presenza nelle reti mediatiche e culturali.
Negli ultimi mesi la perdita di consenso è stata alimentata da problemi economici, scandali di corruzione e dalle tensioni con la Unione Europea, che hanno portato anche al congelamento di alcuni finanziamenti europei. Secondo i sondaggi citati in diverse fonti, il partito guidato da Péter Magyar, Tisza, risulterebbe in vantaggio con cifre dell’ordine del 57% e un margine di circa venti punti rispetto a Fidesz, il che spiega la pressione messa in campo dalla macchina di governo per cercare una rimonta prima del voto del 12 aprile.
Il fumetto e la sua circolazione
Il volume intitolato En, A Kétarcú (Io, due facce) è un piccolo libro di poco più di sessanta pagine venduto a prezzo contenuto, intorno ai 2.490 fiorini (circa 6-6,60 euro), ed è apparso sugli scaffali grazie anche all’appoggio di attori editoriali vicini al potere.
L’ideazione narrativa è stata attribuita a un influencer di estrema destra, e la promozione è stata agevolata da una rete culturale che include case editrici e catene come Libri, entrate negli ultimi anni in ambiti di influenza politica. La diffusione capillare in librerie e catene ha alimentato vendite e classifiche, creando un effetto di amplificazione che mescola canali tradizionali e digitali.
Autori, allineamenti e meccanismi di promozione
Dietro il progetto sono state segnalate connessioni con il Movimento di Resistenza Nazionale, un’organizzazione di destra che opera in parallelo con la retorica governativa. La strategia è tipica di campagne che non usano soltanto i media ufficiali: testi a basso prezzo, collocazione strategica sugli scaffali e un’indicizzazione nelle classifiche di vendita rendono il prodotto visibile e sembrano trasformare la presenza fisica in un ulteriore canale propagandistico, un’occupazione dello spazio culturale che prima era meno toccato dalla comunicazione politica esplicita.
Contenuti del fumetto e messaggi veicolati
All’interno del libro il protagonista è rappresentato con un volto diviso in due: una metà rassicurante, legata a immaginari tradizionali, e l’altra dipinta con i colori della Unione Europea, pensata per suggerire sottomissione a interessi esterni. Le vignette mostrano scene che intendono imputare al leader d’opposizione abitudini degradanti come consumo di sostanze e atteggiamenti violenti o offensivi nei confronti delle donne; appaiono inoltre incontri ritratti con leader stranieri come il presidente ucraino, strumentalizzati per suggerire collusioni internazionali. Questa rappresentazione esemplifica l’uso della narrativa visuale per trasformare accuse non provate in immagine pubblica, sfruttando la potenza persuasiva del fumetto e della simbologia.
Oltre il fumetto: altre tecniche digitali
Il fumetto è solo una parte della strategia: nelle settimane precedenti al voto la galassia pro-governo ha intensificato la produzione di contenuti generati con AI per i social, creato Circoli civici digitali su piattaforme come Facebook e diffuso pagine e meme che riprendono temi della campagna.
Alcuni post virali e materiali multimediali hanno mostrato manipolazioni di discorsi e frasi attribuite a figure pubbliche, segnalando come la tecnologia possa essere impiegata non solo per creare immaginari ma anche per alterare la percezione della realtà in modo immediato e condivisibile.
Conseguenze democratiche e tensioni sul territorio
Il ricorso a strumenti tecnologici e reti culturali per veicolare messaggi politici pone domande sulle condizioni di competizione elettorale: il controllo di canali informativi, lo spazio occupato nelle librerie e la pressione sui territori rurali dove si denunciano pressioni per il voto mostrano come la propaganda assume forme ibride. Attori indipendenti come Telex e giornalisti critici hanno evidenziato che la diffusione di prodotti di questo tipo permette al potere di penetrare aree prima poco raggiunte dalla propaganda ufficiale, mentre attivisti e osservatori segnalano timori di ritorsioni per chi non si allinea alle indicazioni delle autorità.
In vista del voto del 12 aprile rimane quindi aperto il nodo dell’equilibrio tra innovazione comunicativa e responsabilità: l’uso dell’intelligenza artificiale come strumento di persuasione politica solleva questioni legali, etiche e culturali che andranno affrontate in modo trasversale se si vuole tutelare la competizione elettorale e la libertà di informazione in Ungheria.

