Il 26 marzo 2026 è stato annunciato un importante finanziamento green del valore di €319 milioni destinato a Whysol Renewables attraverso la controllata Whysol ION Holding. L’operazione, promossa da un consorzio di banche nazionali e internazionali, sostiene un piano di sviluppo nel Mezzogiorno che integra tecnologie rinnovabili e sistemi di accumulo per aumentare la capacità produttiva da fonti pulite. Questo intervento unisce una strategia di investimento con finalità ambientali e la necessità di rafforzare infrastrutture energetiche resilienti e flessibili.
La transazione finanzia la costruzione di 4 impianti agrivoltaici distribuiti in Puglia, Sardegna e Campania e di 2 impianti di stoccaggio energetico a batteria (BESS), per una capacità complessiva stimata intorno a 328 MW. L’operazione è stata strutturata per rispettare i Green Loan Principles e prevede l’accesso a specifici meccanismi di incentivazione e regolazione che favoriscono la concretizzazione dei progetti sul territorio e l’ottimizzazione della produzione rinnovabile.
La struttura dell’accordo e i ruoli delle banche
Il finanziamento è stato erogato da un pool guidato da enti quali Cassa Depositi e Prestiti (CDP), BNP Paribas, Crédit Agricole CIB, ING Bank, Intesa Sanpaolo e UniCredit. In particolare la Divisione IMI Corporate & Investment Banking di Intesa Sanpaolo ha assunto molteplici funzioni operative: original lender, structuring mandated lead arranger, global coordinator, hedging bank, green loan coordinator e bookrunner, oltre a rivestire i ruoli di banca agente, issuing bank e banca depositaria. Questa molteplicità di incarichi ha permesso di orchestrare la struttura finanziaria e garantire la coesione tra i partecipanti.
Meccanismi di finanziamento e conformità
L’operazione è stata progettata per rispettare i criteri di sostenibilità riconosciuti a livello internazionale: i fondi sono vincolati a finalità ambientali e la documentazione contrattuale prevede le garanzie necessarie per l’accesso ai regimi incentivanti.
Le componenti agrivoltaiche beneficeranno dei meccanismi FER X e Energy Release 2.0 gestiti dal GSE, mentre gli impianti di accumulo saranno candidabili al MACSE (Meccanismo di Approvvigionamento di Capacità di Stoccaggio Elettrico). Questi strumenti consentono di valorizzare la produzione e l’accumulo, migliorando la redditività e la stabilità del sistema elettrico locale.
Impatto tecnico e territoriale dei progetti
La combinazione di agrivoltaico e BESS rappresenta un modello operativo innovativo: gli impianti fotovoltaici integrati con attività agricole permettono di coniugare produzione energetica e uso del suolo, mentre i sistemi di accumulo rendono più flessibile l’integrazione della produzione intermittente. Sul piano territoriale, i progetti sono pensati per generare benefici diretti alle comunità locali attraverso occupazione, investimenti in infrastrutture e ricadute economiche nella filiera delle rinnovabili, contribuendo inoltre al processo di decarbonizzazione nazionale.
Dimensioni e localizzazione
Il programma prevede la realizzazione di impianti distribuiti tra Puglia, Sardegna e Campania, con un totale di circa 328 MW di capacità nominale. Questa scala rende l’iniziativa tra le più significative in Italia per la combinazione di agrivoltaico e accumulo. L’approccio localizzato facilita anche l’accesso a servizi e incentivi regionali, oltre a favorire una maggiore integrazione con le reti elettriche esistenti, riducendo congestioni e migliorando l’affidabilità del sistema.
Consulenze tecniche e legali a supporto
Per accompagnare la realizzazione del progetto, Whysol Renewables e il pool finanziario hanno attivato una squadra di consulenti specializzati: la società è stata assistita da Legance – Avvocati Associati come drafting counsel e da Arcus Financial Advisors, mentre gli istituti finanziatori si sono avvalsi di BonelliErede (consulenza legale), Fichtner Italia (consulenza tecnica), Marsh (assicurativa) e Aurora Energy Research (analisi di mercato).
Il financial model audit è stato svolto da KPMG, a garanzia della solidità economico-finanziaria del piano.
Questa operazione conferma il ruolo crescente del capitale privato e delle istituzioni finanziarie nel promuovere infrastrutture a basso impatto ambientale e tecnologie di accumulo, offrendo un esempio concreto di come strumenti finanziari strutturati possano accelerare la transizione energetica nelle regioni meridionali dell’Italia.

