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Equipaggio di Artemis II chiede di battezzare due crateri al confine del bacino Orientale

L'equipaggio di Artemis II ha identificato due crateri senza nome al margine del bacino Orientale e ha suggerito le denominazioni Integrity e Carroll: ecco cosa succede adesso

Equipaggio di Artemis II chiede di battezzare due crateri al confine del bacino Orientale

Durante il sorvolo lunare la missione Artemis II ha attirato l’attenzione degli osservatori non solo per il volo con equipaggio ma anche per un gesto simbolico: dall’interno della capsula Orion gli astronauti hanno localizzato due formazioni che non risultano ancora ufficialmente denominate nelle mappe. Il ritrovamento è avvenuto a occhio nudo durante la traiettoria che attraversa il confine tra il lato visibile e quello nascosto della Luna, nella zona comunemente indicata come bacino Orientale. La squadra di bordo ha quindi deciso di proporre due nomi, una proposta che unisce valori di missione e ricordo personale.

Questa iniziativa mette in luce il ruolo umano nelle esplorazioni spaziali: oltre ai dati scientifici, gli equipaggi lasciano tracce culturali che raccontano storie. La scelta dei nomi non è stata casuale: uno richiama uno dei principi guida della missione, l’altro rende omaggio a una persona cara legata al comandante della spedizione, Reid Wiseman.

Tuttavia, il passo che segue l’annuncio è di natura istituzionale: la denominazione ufficiale di oggetti celesti non spetta alle agenzie nazionali ma a organismi internazionali con procedure stabilite.

Dove si trovano i crateri e perché sono osservati

I due crateri segnalati si trovano al limite del bacino Orientale, una struttura che conserva i segni di uno degli impatti più imponenti avvenuti sul nostro satellite. Questa posizione è significativa perché segna il passaggio tra la faccia visibile e la faccia nascosta della Luna, rendendo le formazioni facilmente identificabili durante il sorvolo orbitale. Dal punto di vista pratico, la visibilità dall’interno di Orion ha permesso all’equipaggio di confermare l’assenza di un nome ufficiale e di trasmettere la proposta con coordinate e immagini.

Il gesto ha un valore simbolico oltre che tecnico: la scelta di individuare e proporre denominazioni è un modo per legare l’esperienza umana all’ambiente esplorato.

Il contesto geologico del bacino Orientale

Il bacino Orientale è una vasta depressione la cui genesi è legata a un impatto primitivo e di grande energia; per questa ragione la zona presenta caratteristiche topografiche e geologiche complesse. Capire la posizione dei crateri proposti aiuta i geologi planetari a collocare osservazioni e campionamenti futuri nel contesto giusto. Qui la scala dei crateri varia enormemente: si passa da formazioni molto piccole a strutture che misurano decine o centinaia di chilometri, per questo motivo non tutti i rilievi ricevono una denominazione ufficiale.

I nomi proposti: Integrity e Carroll

L’equipaggio ha suggerito di chiamare i due rilievi Integrity e Carroll.

Il primo termine rievoca uno dei valori centrali della missione stessa, un riferimento ai principi etici e operativi che guidano l’attività degli astronauti. Integrity in questo contesto non è solo una parola, ma un simbolo della cultura della sicurezza e della trasparenza che accompagna i voli umani. Il secondo nome, Carroll, è stato proposto per rendere omaggio alla defunta moglie del comandante Reid Wiseman, un tributo personale che vuole ricordare una presenza significativa nella vita del responsabile di missione.

Il significato dietro le scelte

Abbinare un valore missionale e una memoria personale riflette due dimensioni tipiche dell’esplorazione: collettiva e intima. Da un lato, denominazioni come Integrity sintetizzano messaggi istituzionali e di pubblico interesse; dall’altro, nomi come Carroll fissano un ricordo umano nell’atlante spaziale.

Questo tipo di azioni rimanda alla tradizione millenaria degli esploratori che attribuivano nomi ai luoghi per trasmettere storie, emozioni e riferimenti culturali alle generazioni future.

Chi decide i nomi e quale iter segue la proposta

La scelta definitiva non dipende dalla NASA o dall’equipaggio, ma dall’Unione astronomica internazionale (Uai), l’ente che regola la nomenclatura dei corpi celesti. Le proposte devono essere corredate da coordinate precise, materiale iconografico e una motivazione dettagliata; successivamente il caso viene esaminato dal Gruppo di lavoro per la nomenclatura planetaria, che valuta la coerenza con le regole esistenti e il valore culturale o scientifico del nome. Solo dopo una discussione interna e una votazione il nome può essere aggiunto al Gazetteer of planetary nomenclature.

Nonostante la Luna sia stata mappata in dettaglio e siano disponibili modelli topografici ad alta risoluzione, esistono milioni di crateri di dimensioni variabili e soltanto una parte limitata è stata ufficialmente battezzata. Al momento, poco più di 9.000 elementi topografici lunari hanno un nome riconosciuto, una cifra che riflette una selezione basata sull’importanza storica o scientifica. Fino al completamento della procedura Uai, le denominazioni proposte rimangono informali e vengono utilizzate solo a fini di comunicazione preliminare.

Uno sguardo al futuro

Se la proposta dovesse ottenere l’approvazione, i nomi Integrity e Carroll entreranno nell’elenco ufficiale e potranno essere utilizzati nelle pubblicazioni tecniche e nelle mappe aggiornate. In prospettiva, è possibile immaginare astronauti futuri che visiteranno quei luoghi e ripenseranno al primo equipaggio che li aveva identificati dall’orbita, confermando così che anche piccoli gesti simbolici possono diventare parte della storia dell’esplorazione spaziale.

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Scritto da Martina Colombo

Psicologa iscritta all'Albo e giornalista, specializzata in benessere emotivo e relazioni.

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