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Divieto ai deepfake nelle comunicazioni ufficiali: la posizione dell’Unione europea

L'UE ha stabilito che nelle comunicazioni istituzionali non si possono usare immagini o video generati dall'AI, una scelta motivata dalla necessità di proteggere la fiducia dei cittadini

Divieto ai deepfake nelle comunicazioni ufficiali: la posizione dell'Unione europea

Le principali istituzioni dell’Unione europea hanno stabilito che nelle comunicazioni ufficiali non possono essere impiegati deepfake generati tramite intelligenza artificiale. Con questa decisione, la Commissione, il Parlamento e il Consiglio hanno voluto tracciare un confine netto tra materiali autentici destinati a giornalisti e cittadinanza e contenuti creati artificialmente, con l’obiettivo di salvaguardare la credibilità delle comunicazioni pubbliche.

Perché è nato il divieto

La scelta di vietare immagini e video sintetici nelle comunicazioni istituzionali nasce dalla convinzione che i deepfake possano minare la fiducia nei messaggi ufficiali. Negli ultimi anni sono emersi casi in cui leader politici hanno utilizzato contenuti generati dall’AI per spiegare concetti o per criticare avversari: esempi citati frequentemente includono alcuni messaggi del cancelliere tedesco Friedrich Merz e post del primo ministro ungherese Viktor Orbán, così come video diffusi durante campagne elettorali in Paesi come Paesi Bassi e Irlanda.

A livello globale, poi, personaggi pubblici come Donald Trump hanno condiviso contenuti falsi su piattaforme proprie, contribuendo alla diffusione della pratica.

Impatto sulla fiducia pubblica

I responsabili delle istituzioni sottolineano che l’uso di deepfake in messaggi ufficiali riduce la capacità delle autorità di mantenere un rapporto di fiducia con i cittadini. In parole semplici, quando il pubblico non è certo dell’autenticità di una foto o di un video, l’efficacia dell’informazione istituzionale cala drasticamente. Per questo motivo la Commissione ha chiarito che i materiali forniti ai giornalisti o usati per scopi informativi non devono contenere contenuti creati artificialmente, mantenendo così trasparenza e autorevolezza.

Limiti, eccezioni e norme pratiche

Il divieto non significa l’emergere di un bando totale sull’uso dell’intelligenza artificiale all’interno degli uffici: è ammesso impiegare strumenti di AI per attività di supporto, ad esempio per migliorare la qualità di un’immagine o ottimizzare testi, purché non si producano immagini o video fittizi di persone reali.

Inoltre, l’AI Act dell’Unione impone che i contenuti generati dall’AI siano corredati da specifiche etichette o watermark, in modo da rendere evidente la natura sintetica del materiale quando esso viene utilizzato in altri contesti non istituzionali.

Indicazioni per gli uffici stampa

Gli addetti stampa delle istituzioni europee hanno ricevuto indicazioni chiare: evitare la pubblicazione di fotografie o filmati creati dall’AI che ritraggano persone reali e segnalare eventuali interventi di ottimizzazione grafica. L’obiettivo operativo è garantire che ogni file distribuito ai media sia riconoscibile come autentico e verificabile. Nei casi in cui si ricorra ad algoritmi per migliorare il materiale, è obbligatorio annotarne l’uso e mantenere tracciabilità delle modifiche per preservare la trasparenza.

Controversie e visioni alternative

Non mancano critiche alla linea adottata dalle istituzioni: rappresentanti di aziende del settore, come alcuni dirigenti di Synthesia, sostengono che un divieto assoluto sia una risposta eccessiva e che sarebbe preferibile investire in alfabetizzazione digitale e regole di trasparenza. Secondo questo approccio, spiegare ai cittadini come riconoscere e come usare responsabilmente i contenuti generati dall’AI potrebbe favorire un ecosistema più aperto, senza rinunciare agli strumenti innovativi offerti dalla tecnologia.

La discussione resta quindi aperta: da una parte c’è la necessità di proteggere la credibilità istituzionale, dall’altra il rischio di frenare pratiche che, se gestite con eticità e trasparenza, potrebbero portare benefici comunicativi. In questo equilibrio, il ruolo delle regole come l’AI Act e delle misure di informazione pubblica sarà determinante per stabilire standard condivisi.

Conclusione

In sintesi, la decisione dell’Unione europea di vietare i deepfake nelle comunicazioni ufficiali è una misura volta a tutelare la relazione di fiducia tra istituzioni e cittadini, riconoscendo al contempo che l’intelligenza artificiale può essere utilizzata per migliorare contenuti senza soppiantare l’autenticità. Il dibattito su educazione digitale, trasparenza e limiti normativi continuerà a evolvere, con l’obiettivo di trovare un equilibrio fra innovazione tecnologica e protezione del dibattito pubblico.

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Scritto da Elena Parisi

Home & garden editor. 7 anni di guide pratiche per la casa.

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