Nel discorso pronunciato alla sede della NCA il 17 marzo 2026, il direttore generale Graeme Biggar ha definito la tecnologia non più solo uno strumento dei criminali ma un fattore che rimodella il crimine accelerandolo e globalizzandolo. Il messaggio ha collegato la trasformazione digitale a una proposta istituzionale: l’adozione di un National Police Service in grado di affrontare reati complessi a livello nazionale e transfrontaliero.
Le osservazioni hanno toccato più piani: dagli attacchi informatici alle frodi online, dalla radicalizzazione giovanile agli abusi su minori, fino al ruolo delle piattaforme commerciali e della cifratura. L’analisi sottolinea che difendere le sole infrastrutture non basta: serve intervenire anche su processi, persone e catene di fornitura per arginare minacce che trascendono confini e competenze locali.
Tecnologia come moltiplicatore del rischio
Secondo la NCA, la diffusione degli strumenti digitali ha dato ai gruppi criminali una scala e una portata nuove: reti fluide che possono acquistare servizi di money laundering, malware e piattaforme di comunicazione. Negli ultimi anni sono emersi attacchi informatici ad alto impatto contro enti come Transport for London, la Legal Aid Agency, catene come Marks & Spencer e produttori come Jaguar Land Rover, che mostrano come la minaccia non sia più confinata a singoli settori. Questi episodi evidenziano che il crimine digitale può provocare danni economici e sociali su larga scala, oltre a mettere in luce la necessità di coordinamento tra forze dell’ordine e settore privato.
Radicalizzazione, algoritmi e giovani
Biggar ha allertato sul fenomeno della radicalizzazione che avviene negli stessi spazi online dove maturano reati informatici e abusi sessuali: gli algoritmi che personalizzano i contenuti possono spingere utenti vulnerabili verso percorsi estremi o criminali.
In termini pratici, questo significa che un teenager può essere manipolato dagli stessi meccanismi che facilitano una truffa online o un attacco social engineering. L’uso dell’IA e delle logiche di engagement ha amplificato la velocità e la portata di questi processi, creando una forma di danno che è contemporaneamente tecnologico e umano.
Frode online, truffe e il mondo crypto
La frode online continua a crescere in termini di sofisticazione e volume: dalle transazioni card-not-present alle truffe d’investimento, gli strumenti di social engineering sono usati per sottrarre risparmi e credenziali. Sono emersi scam centre in Asia sudorientale e in Africa occidentale che operano su scala industriale. A questo si aggiungono fenomeni nel mondo delle criptovalute come gli attacchi di crypto phishing, dove vittime sono indotte a firmare transazioni che svuotano portafogli digitali.
Operazioni internazionali coordinate, come iniziative congiunte tra Stati Uniti, regno unito e Canada, mostrano come la risposta richieda collaborazione pubblico-privato e scambio di intelligence in tempo reale.
Trend e numeri
Le analisi del settore indicano fluttuazioni nel valore sottratto tramite truffe sulla blockchain, ma anche un’evoluzione verso strumenti più industrializzati che combinano identity spoofing, ingegneria sociale e automazione. Questo contesto spinge le autorità a migliorare i meccanismi di prevenzione e recupero, pur riconoscendo i limiti imposti dalla natura irreversibile di molte transazioni digitali.
Comunicazioni criptate, enforcement e responsabilità delle piattaforme
Un tema centrale è la diffusione di applicazioni di messaggistica criptata: dopo i sequestri di reti dedicate come EncroChat e Sky ECC, molte organizzazioni criminali si sono spostate verso app commerciali di uso quotidiano, rendendo più complessa l’azione investigativa.
L’operazione Venetic sui telefoni EncroChat del 2026 ha portato a 2.437 condanne, ma ha anche evidenziato che i dati raccolti richiedono tempo per produrre risultati giudiziari. Biggar ha chiesto alle aziende tech di progettare la cifratura end-to-end tenendo conto della sicurezza pubblica, cioè prevedendo modalità legittime per eseguire mandati giudiziari senza compromettere la privacy generale degli utenti.
Perché pensare a un servizio di polizia nazionale
La proposta di un National Police Service nasce dall’esigenza di migliorare il rilevamento e la risposta alle minacce che si collocano nell’intersezione tra criminalità organizzata, terrorismo e reati informatici. Un corpo unico, secondo i sostenitori, faciliterebbe la condivisione delle informazioni, l’uso efficace dei dati e l’allocazione di risorse specialistiche per affrontare fenomeni che oggi si dispersero tra NCA, contrasupporto antiterrorismo, ROCU e forze di polizia locali. La sfida rimane bilanciare capacità operativa e diritti civili, coinvolgendo anche il settore privato perché la sicurezza tecnologica non sia solo responsabilità dello Stato.
In sintesi, il richiamo della NCA è chiaro: la tecnologia ha trasformato il panorama del crimine e impone risposte più coordinate, una maggiore responsabilità delle piattaforme e una strategia nazionale che combini prevenzione, intelligence e innovazione investigativa.

