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Crescita dell’occupazione green nell’UE: dati chiave e settori trainanti

Scopri come è cambiata l’occupazione nella economia ambientale dell’UE e quali settori hanno guidato la crescita evidenziata da Eurostat

Crescita dell’occupazione green nell’UE: dati chiave e settori trainanti

Il panorama della green economy in Europa mostra segnali concreti di espansione: secondo i conti del settore dei beni e dei servizi ambientali pubblicati da Eurostat l’8 aprile, l’occupazione legata all’economia ambientale è cresciuta in modo marcato nell’ultimo decennio. I numeri delineano non solo un aumento dei posti di lavoro ma anche una trasformazione della composizione settoriale, con alcune filiere che emergono come veri e propri motori dell’occupazione e della produzione.

Per comprendere meglio l’impatto di questa trasformazione è utile partire da due concetti: posti di lavoro equivalenti a tempo pieno (spesso indicati come FTE) e valore aggiunto lordo, che misura la ricchezza generata dal settore. Entrambi i parametri offrono una fotografia diversa ma complementare della salute dell’economia ambientale.

Andamento generale dell’occupazione

Tra il 2014 e il 2026 la quantità di occupati nella economia ambientale dell’UE è passata da circa 3,6 milioni a 5,8 milioni di posti di lavoro equivalenti a tempo pieno, un aumento netto di 2,2 milioni. Questo si traduce in un tasso medio annuo di crescita pari al 5,5%. Anche il salto più recente, tra il 2026 e il 2026, è positivo: l’occupazione è salita di circa il 4,2%, da 5,6 a 5,8 milioni. Questi dati mostrano una dinamica regolare a partire dal 2014, con una netta accelerazione osservata a partire dal 2026, fattore che ha rafforzato la traiettoria espansiva del settore.

I numeri dietro la statistica

Nel leggere le cifre è importante notare che la crescita non è uniforme: alcuni sottosettori assorbono la maggior parte delle nuove assunzioni, mentre altri registrano incrementi più contenuti.

L’analisi di Eurostat aiuta a identificare quali attività hanno contribuito maggiormente all’incremento complessivo, offrendo indicazioni utili per politiche industriali e formazione professionale.

Settori che trainano la crescita

Il settore denominato Aria pulita ed energia è stato il principale motore dell’espansione occupazionale nel 2026. Le occupazioni legate a questo ambito, che comprendono la produzione di energia rinnovabile e la filiera dei veicoli elettrici, sono cresciute «di circa 1,7 volte» rispetto all’anno precedente. L’aumento è attribuibile tanto alla produzione di energia rinnovabile quanto alla fabbricazione di tecnologie e apparecchiature per l’efficienza energetica e alle attività correlate come installazione, ingegneria e ricerca.

Altri segmenti in espansione

Anche la gestione dei rifiuti e il recupero dei materiali hanno registrato una crescita significativa: i posti di lavoro sono passati da circa 0,9 milioni nel 2014 a 1,3 milioni nel 2026, pari a un incremento del 34%.

Il comparto della gestione delle acque reflue è cresciuto dal 2014 al 2026 da 0,4 a 0,6 milioni di occupati, segnando un aumento del 37%. Questi incrementi riflettono investimenti crescenti in pratiche di economia circolare e infrastrutture ambientali.

Produzione, valore aggiunto e produttività

Sul fronte economico, le attività ambientali dell’UE hanno prodotto un output complessivo di circa 1,33 miliardi di euro nel 2026, con un aumento del 4,3% rispetto al 2026, quando il valore si attestava poco sopra gli 1,2 miliardi. Dal 2014 in poi il valore della produzione ha mostrato una crescita media sostenuta (intorno al 7,9% annuo), con un aumento complessivo che ha portato l’output a raddoppiare rispetto ai livelli precedenti indicati nel rapporto di riferimento.

Valore aggiunto e produttività

Il dato sul valore aggiunto lordo mostra un andamento differente: nel 2026 l’economia ambientale ha generato 492 miliardi di euro, registrando un lieve calo dello 0,2% rispetto all’anno precedente e interrompendo una serie di aumenti osservati dal 2014. Quanto alla produttività del lavoro, i livelli più elevati si registrano nei settori dell’informazione e comunicazione e nelle attività professionali, scientifiche e tecniche, mentre i valori più bassi rimangono nell’agricoltura, silvicoltura, pesca e nelle costruzioni.

Nel complesso, i dati confermano che la transizione verde in Europa non è solo un obiettivo ambientale ma anche un fenomeno economico concreto che genera posti di lavoro e produzione. Le informazioni fornite da Eurostat l’8 aprile delineano una traiettoria utile per orientare investimenti, formazione e politiche pubbliche verso i settori che combinano impatto ambientale e potenziale occupazionale.

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Scritto da Davide Ruggeri

Breaking news editor, 10 anni in agenzie di stampa.

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