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Crescita del fotovoltaico in Africa e resistenze locali in Sardegna: due facce della stessa transizione

Analisi delle dinamiche che stanno spingendo il fotovoltaico in Africa e delle controversie che segnano la transizione energetica in Sardegna, tra finanziamenti, impatto locale e disinformazione

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Transizione energetica: tra accelerazione e conflitto sociale

Negli ultimi anni il solar pv ha assunto un ruolo centrale nelle strategie energetiche globali. In Africa la diffusione del fotovoltaico ha raggiunto livelli che molti osservatori definiscono storici. In Sardegna si è invece aperto un conflitto tra chi chiede una transizione rapida e chi teme impatti sociali e ambientali. Questi scenari mostrano come la decarbonizzazione sia al tempo stesso un’opportunità tecnica e una sfida politica.

Secondo analisti del settore, il fotovoltaico offre vantaggi in termini di costi marginali e scalabilità, ma solleva questioni su uso del territorio e inclusione delle comunità locali. Alessandro Bianchi, con esperienza in product management e startup tecnologiche, osserva che molte iniziative falliscono per mancato raccordo tra tecnologia e contesto sociale.

I dati di crescita raccontano una storia diversa: la penetrazione degli impianti cresce rapidamente, ma il dibattito pubblico resta acceso.

Un salto di scala per il fotovoltaico africano

I dati di crescita raccontano una storia diversa: la penetrazione degli impianti cresce rapidamente, ma il dibattito pubblico resta acceso.

Nel 2026 il continente ha registrato un aumento delle nuove installazioni pari a 4,5 GW di capacità fotovoltaica aggiunta. Si tratta di una crescita del 54% rispetto all’anno precedente, secondo il rapporto Africa Market Outlook for Solar Pv: 2026-2029 del Global Solar Council. La tendenza è destinata a proseguire e i paesi potrebbero sommare oltre 33 GW entro il 2029.

L’espansione integra sia grandi impianti collegati alla rete sia soluzioni diffuse come i sistemi sui tetti per l’autoconsumo.

Questa dinamica aumenta la pressione sulla capacità di integrazione delle reti e mette in evidenza la necessità di investimenti infrastrutturali e di politiche di supporto mirate.

I protagonisti e il tipo di impianti

La crescita del fotovoltaico nel 2026 è stata trainata principalmente da alcuni paesi chiave dell’Africa subsahariana e del Nord Africa. I maggiori contributi in termini di capacità installata sono arrivati dal Sudafrica (1,6 GW), dalla Nigeria (803 MW), dall’Egitto (500 MW) e dall’Algeria (400 MW). Altri paesi, fra cui Marocco, Zambia, Tunisia e Botswana, hanno fornito apporti significativi.

Gli impianti di grande taglia, spesso indicati come utility-scale, hanno rappresentato oltre la metà della nuova capacità installata. Gli impianti distribuiti hanno fornito circa il 44% del totale, valore che potrebbe essere sottostimato a causa delle difficoltà di tracciamento delle installazioni su piccola scala.

Questa composizione evidenzia due problemi operativi e politici. Primo, la prevalenza di impianti di grande taglia solleva la questione della capacità di integrazione delle reti nazionali. Secondo, la sottostima degli impianti distribuiti indica lacune nei sistemi di monitoraggio e nella raccolta dati.

Alessandro Bianchi, con esperienza nel product management e nelle startup, sottolinea che i dati di crescita raccontano una storia diversa rispetto alla percezione pubblica. Per consolidare la transizione energetica sarà necessario migliorare il tracciamento delle installazioni distribuite e aumentare gli investimenti nelle infrastrutture di rete.

Lo sviluppo atteso è un rafforzamento degli strumenti di monitoraggio e una maggiore attenzione politica alle reti, condizioni considerate indispensabili per sostenere ulteriori aumenti di capacità.

Finanziamenti, modelli di sviluppo e ostacoli

Dopo i miglioramenti negli enti di monitoraggio e la maggiore attenzione politica alle reti, la questione del finanziamento resta centrale.

Il capitale continua a guidare la possibilità di scalare la produzione di energia pulita e di integrare impianti distribuiti con le reti esistenti.

Oggi l’82% dei capitali per l’energia pulita in Africa proviene da fonti pubbliche o da development finance. Tale concentrazione indica che i progetti su larga scala rimangono dipendenti da risorse statali e multilaterali. Contemporaneamente, le iniziative private e comunitarie nel fotovoltaico residenziale e commerciale avanzano, ma su scala limitata.

L’accesso al credito per le aziende private che intendono realizzare grandi impianti risulta ancora frammentato e costoso. Le condizioni finanziarie e la percezione del rischio rallentano investimenti a lungo termine. Ciò riduce la capacità di attrarre capitale privato necessario per una rapida espansione.

Per superare questi limiti sono necessari strumenti finanziari mirati e garanzie che riducano il rischio percepito dagli investitori. La mobilitazione di capitale privato rimane la condizione per sostenere aumenti significativi di capacità e garantire la transizione energetica su vasta scala.

Perché le barriere non sono solo tecniche

La disponibilità di capitale privato rimane condizione preliminare per aumentare significativamente la capacità installata. Tuttavia, il vero limite per i progetti utility-scale è spesso di natura politica: servono gare e contratti pubblici chiari per attrarre investimenti a lungo termine.

Sul fronte dei cittadini gli ostacoli predominanti sono finanziari ma contenibili. Un pannello economico può costare intorno ai 60 dollari. In condizioni favorevoli un modulo da 420 W può produrre circa 550 kWh all’anno, dato che rende i tempi di ammortamento competitivi rispetto all’uso di gasolio con costi comparabili. Per sostenere la diffusione su scala domestica servono invece strumenti di finanziamento semplici e trasparenti e politiche che riducano l’incertezza normativa.

La Sardegna: tra protesta, disinformazione e scelte politiche

A livello locale le scelte politiche e le tensioni sociali complicano l’attuazione delle rinnovabili. Dopo le proposte su strumenti di finanziamento semplici e la riduzione dell’incertezza normativa, il confronto in Sardegna ha assunto toni conflittuali.

La notte del 4 vicino a Viddalba sono stati incendiati 5.000 pannelli destinati a una comunità energetica. L’episodio rappresenta un atto criminale che ha polarizzato l’opinione pubblica e messo in luce la fragilità delle pratiche di partecipazione territoriale.

Le tensioni si alimentano anche di disinformazione e di scelte politiche locali percepite come poco trasparenti. La combinazione ha ridotto la fiducia nelle procedure di consultazione e nella distribuzione dei benefici economici.

Alessandro Bianchi osserva che i dati di adesione e i meccanismi di governance determinano il successo dei progetti. Per questo motivo servono regole chiare, coinvolgimento reale delle comunità e strumenti di comunicazione pubblica verificabile.

Il ruolo dei media e delle narrative

In continuità con la necessità di regole chiare e di coinvolgimento delle comunità, il clima di sfiducia si alimenta anche attraverso le narrative diffuse dai media locali. Alcune testate e figure pubbliche associano gli investimenti nelle rinnovabili a fenomeni di speculazione o a interessi esterni, riducendo la complessità delle scelte tecniche e finanziarie. Altre fonti presentano l’idrogeno verde come soluzione unica, trascurando i limiti attuali della tecnologia su scala industriale, in particolare i costi di produzione e le sfide di stoccaggio. Parallelamente, la circolazione di teorie non verificate trasforma ogni progetto in un elemento di scontro politico e sociale, ostacolando il dialogo e rallentando la realizzazione di impianti. Per mitigare questi rischi servono informazione pubblica verificabile, fact checking indipendente e comunicazione trasparente sui dati economici e tecnici, elementi che favoriscono l’accettazione sociale e l’efficacia delle politiche energetiche.

Fattori chiave per una transizione efficace

La sintesi tra i due scenari indica responsabilità condivise tra istituzioni, investitori e comunità locali. Servono modelli di finanziamento adeguati, percorsi partecipativi strutturati e informazione basata su dati verificabili. L’esperienza africana evidenzia che il solare può espandersi rapidamente quando esistono incentivi, contratti chiari e accesso al capitale; l’esperienza sarda mostra che l’assenza di consenso sociale e di chiarezza politica può bloccare progetti altrimenti sostenibili.

Per garantire impatto reale occorrono scelte tecniche definite, strumenti finanziari calibrati e un dialogo pubblico continuo e documentato. Le procedure contrattuali devono essere trasparenti e replicabili, mentre le strategie di comunicazione devono presentare dati economici e tecnici comprensibili alle comunità interessate. Partecipazione e trasparenza risultano così elementi operativi, non solo retorici.

Alessandro Bianchi, ex Google Product Manager e founder, osserva che molti fallimenti derivano da errori nella governance finanziaria e nella gestione del consenso: chiunque abbia lanciato un prodotto sa che senza capitale stabile e legittimazione sociale un progetto non scala. I dati e le procedure sono quindi il nucleo delle future iniziative, insieme a strumenti di cofinanziamento e a standard partecipativi.

Il prossimo sviluppo atteso riguarda l’adozione di meccanismi misti di finanziamento e di procedure partecipative standardizzate, che dovranno essere valutate attraverso indicatori pubblici di performance e trasparenza.

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Scritto da Staff

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