La missione Artemis II ha offerto, nei suoi primi giorni, un mix di emozione pubblica e controlli tecnici: il lancio, le manovre iniziali in orbita terrestre e le prime fotografie della Terra scattate dalla navicella Orion Integrity hanno catturato l’attenzione dei media e del pubblico. L’equipaggio composto da Reid Wiseman, Victor Glover, Christina Koch e Jeremy Hansen ha mantenuto contatti con familiari, stampa e medici di bordo, mentre i controllori a terra hanno monitorato ogni sistema per garantire il proseguimento sicuro della missione.
Il lancio e le fasi iniziali in orbita
Il decollo dello SLS dalla rampa 39B è avvenuto dopo un conto alla rovescia segnato da due anomalie temporanee al termine del termination count, risolte prima del lancio effettivo alle 00:35 ora italiana.
Durante le prime ore di volo si sono succedute tutte le fasi critiche — superamento del Max Q, separazione dei booster e del primo stadio, apertura dei pannelli solari — con esiti nominali. In una fase successiva il motore Rl10 del secondo stadio è stato acceso per innalzare l’apogeo fino a circa 77.000 km, consentendo alla capsula di entrare in un’orbita terrestre alta e prepararsi alle manovre successive.
Interruzioni e guasti risolti
Durante il volo si è verificata una breve interruzione delle comunicazioni di circa due minuti, causata da un passaggio di consegne tra le stazioni di terra e non da un guasto a bordo, come chiarito dai team di missione. È emersa anche una spia di guasto al bagno di bordo, che però non ha impedito le operazioni e si è risolta ore dopo.
Questi episodi hanno mostrato come procedura e ridondanza siano progettate per affrontare inconvenienti senza compromettere la sicurezza dell’equipaggio.
Manovre di prossimità e rilascio di payload
Dopo la separazione dal secondo stadio ICPS, l’equipaggio ha condotto una serie di test di avvicinamento manuale alla parte superiore del razzo, usando come bersaglio un marcatore di circa 60 centimetri per verificare i sensori di navigazione e i propulsori di controllo di reazione. Queste prove servono a validare la capacità di Orion di effettuare manovre di rendezvous e allontanamento in vista di operazioni future. Al termine delle dimostrazioni, il veicolo ha rilasciato i cubesat previsti dal carico, che rimarranno in orbita per esperimenti scientifici indipendenti.
Separazione e traiettoria verso la Luna
La fase di separazione dell’ICPS è avvenuta circa tre ore e ventiquattro minuti dopo il lancio, dopodiché Orion ha eseguito una manovra automatica di allontanamento per mettere in sicurezza l’equipaggio. Subito dopo si sono avviati i preparativi per la inserzione translunare, la manovra che invierà la navicella verso la Luna: era prevista una correzione di rotta nelle prime giornate, ma la prima delle tre manovre di aggiustamento è stata poi annullata perché non necessaria, dato che l’inserzione si è svolta come pianificato.
Immagini, vita a bordo e piccoli problemi ambientali
Tra i momenti più suggestivi c’è la fotografia a lunga esposizione scattata dal comandante Reid Wiseman con una Nikon D5, che mostra due aurore, la luce zodiacale e un puntino identificato come Venere.
Altre fotografie includono un selfie della capsula ottenuto con una GoPro montata su uno dei pannelli solari; tutte le immagini e alcuni video sono stati pubblicati sui canali ufficiali, compreso un YouTube Short che riassume la giornata.
Sulla ISS interna la temperatura è scesa durante la notte di circa 12°C, un calo che ha richiesto l’intervento dei controllori di volo per ripristinare condizioni più confortevoli. Gli specialisti a terra hanno inoltre corretto l’umidità e ottimizzato i sistemi che rimuovono la CO2 per garantire l’efficienza dei dispositivi di supporto vitale, dimostrando la prontezza dei team nel gestire parametri ambientali critici.
Prossimi passi: verso il sorvolo lunare
L’operazione di trasferimento lunare — la translunar injection — è programmata per spostare Orion su una traiettoria di ritorno libero che consentirà un sorvolo del nostro satellite con distanza minima di circa 7.500 km, previsto per il 6 aprile. L’obiettivo è completare un flyby e rientrare verso la Terra seguendo un percorso che porterà la capsula a un ammaraggio nell’Oceano Pacifico dopo una missione che durerà all’incirca 9 giorni fino al rientro previsto, nella finestra temporale stabilita dai piani di volo. Nel frattempo l’equipaggio continuerà a eseguire test, comunicazioni e riprese, offrendo al pubblico immagini e aggiornamenti in tempo reale.
Questi primi giorni di Artemis II mettono in luce la combinazione tra preparazione tecnica, controllo in tempo reale e l’aspetto umano della missione: equipaggio in ottimo spirito, immagini spettacolari e la risoluzione rapida di piccoli problemi tecnici confermano la robustezza delle procedure e l’importanza della verifica continua per le future missioni nello spazio profondo.

