Microsoft ha reso disponibile attraverso il Microsoft Store una nuova versione di Copilot per Windows 11, e l’analisi dei file mostra che l’app non è una ricostruzione nativa ma una soluzione diversa rispetto al passato. Chi scarica l’app nota subito che il pacchetto distribuito non è la classica applicazione WinUI: il processo trasferisce un installer che avvia un’installazione separata, sostituendo la vecchia app senza apparenti avvisi nello store.
All’avvio la finestra di Copilot chiede l’accesso con l’account Microsoft e l’interfaccia appare identica alla versione web. Gli investigatori hanno scoperto che l’app è eseguita dentro un contenitore basato su WebView2, con dentro una copia completa di Microsoft Edge. Questo comportamento implica che Copilot si comporta più come un wrapper del browser che come un assistente autonomo costruito da zero.
Cosa contiene realmente l’installazione
Nella cartella dell’app si trova una sottocartella con un’etichetta numerica che rappresenta la versione del browser (per esempio 146.0.3856.109), e al suo interno sono presenti i file binari tipici di Edge, come msedge.exe e msedge.dll. In pratica l’installazione include il motore Chromium e tutti i componenti necessari per l’esecuzione del browser, occupando centinaia di megabyte sul disco. Chi ha confrontato le due versioni segnala che la nuova Copilot richiede molto più spazio rispetto alla precedente app nativa.
Implicazioni tecniche
L’adozione di un approccio ibrido significa che, sotto la GUI di Copilot, viene eseguita una vera e propria istanza di Edge. Dal punto di vista della memoria, durante i test emergono consumi che possono arrivare a circa 1 GB di RAM, mentre la vecchia app nativa si attestava attorno a 100 MB.
Questo scarto evidenzia un impatto significativo sulle risorse di sistema, soprattutto su macchine con memoria limitata o in scenari multitasking.
Perché Microsoft potrebbe aver scelto questa strada
Dal lato aziendale ci sono motivazioni plausibili: distribuire una copia privata di Edge dentro Copilot garantisce un ambiente controllato, compatibilità prevedibile e la possibilità di integrare funzionalità del browser senza dipendere dalla versione esterna installata dall’utente. Tuttavia, questa scelta comporta un duplice effetto: maggiore coerenza dell’app ma anche duplicazione dei componenti e consumo aggiuntivo di risorse. Microsoft tempo fa ha annunciato l’intenzione di sviluppare versioni nativamente costruite in futuro, ma l’implementazione attuale pare indicare che quel piano non è ancora stato applicato a Copilot.
Motivazioni strategiche
La presenza di una build privata di Edge può derivare dalla volontà di offrire prestazioni e compatibilità costanti, escludendo variabili esterne come aggiornamenti o estensioni dell’edge pubblico.
In termini pratici, però, l’utente finale percepisce soprattutto il costo in termini di memoria e spazio su disco, mentre il beneficio di avere un ambiente più prevedibile resta più interno al ciclo di sviluppo della piattaforma.
Impatto sull’esperienza utente e possibili azioni
Per chi utilizza quotidianamente Copilot su Windows 11, le principali conseguenze sono legate a consumo di memoria, durata della batteria e potenziali interferenze nelle attività pesanti. Gli utenti possono notare rallentamenti in scenari con molte app aperte o su dispositivi con meno di 8 GB di RAM. È buona pratica monitorare l’uso delle risorse tramite il Task Manager e valutare la disinstallazione se l’impatto diventa intollerabile.
Consigli pratici
Se si desidera limitare l’effetto della nuova app è possibile gestire i processi correlati, usare direttamente Microsoft Edge per le funzionalità web e inviare feedback attraverso i canali ufficiali del Microsoft Store.
Gli amministratori e gli utenti avanzati possono analizzare la cartella di installazione per verificare la presenza dei file del browser e decidere se conservare o rimuovere l’app in base alle proprie necessità.
Conclusioni
In sintesi, la versione più recente di Copilot per Windows 11 si presenta più come un’applicazione web ibrida che incorpora una copia di Edge piuttosto che come un client nativo completamente ricostruito. Questo approccio porta vantaggi in termini di uniformità e controllo ma introduce anche un aumento evidente del consumo di risorse. Per il momento resta da vedere se Microsoft manterrà questo modello o porterà a termine il progetto di app native promesso per il futuro; nel frattempo gli utenti dovrebbero valutare l’impatto sul loro sistema e reagire di conseguenza.

