Una nuova fase della lotta per la privacy dei cittadini si apre a Londra, dove un ricorso giudiziario è stato presentato contro l’uso del riconoscimento facciale da parte della polizia metropolitana. Al centro di questa controversia ci sono le preoccupazioni relative alla violazione dei diritti umani attraverso l’uso di tecnologie invasive di sorveglianza biometrica.
La causa di Shaun Thompson e Big Brother Watch
Il ricorso è stato avviato da Shaun Thompson, un attivista contro la violenza armata, che è stato erroneamente identificato dal sistema della polizia durante un controllo a Londra. Insieme a Big Brother Watch, un’organizzazione dedicata alla protezione della privacy, Thompson sostiene che non esistono adeguate misure di protezione per limitare l’uso della tecnologia da parte della polizia.
Critiche alle politiche della polizia
Il gruppo legale evidenzia che le politiche della Metropolitan Police circa l’uso del riconoscimento facciale sono troppo permissive e lasciano ai funzionari ampi margini di discrezionalità. Thompson e Big Brother Watch affermano che è fondamentale avere una regolamentazione chiara su come e dove la tecnologia può essere utilizzata, per evitare discriminazioni arbitrarie nei confronti di specifici gruppi di persone.
Implicazioni sui diritti civili
Thompson e i suoi sostenitori affermano che l’uso del riconoscimento facciale da parte della polizia viola diritti fondamentali come la privacy, la libertà di espressione e la libertà di riunione. Questa causa rappresenta un importante precedente legale in Europa, essendo la prima volta che qualcuno, erroneamente identificato, lancia un’azione legale contro l’uso della tecnologia di riconoscimento facciale.
Esperienze di Thompson
La testimonianza di Thompson è particolarmente toccante: dopo essere stato fermato e interrogato per oltre venti minuti, nonostante avesse fornito documentazione identificativa, ha descritto l’esperienza come un “controllo e ricerca amplificati”. La sua storia mette in luce le potenziali conseguenze di un sistema che non presenta garanzie sufficienti contro l’abuso di potere.
Il quadro normativo attuale
Il caso di Londra non si verifica in un vuoto legislativo. In precedenza, la Corte d’Appello aveva già stabilito che l’uso del riconoscimento facciale da parte della South Wales Police era stato illegittimo, a causa della mancanza di vincoli chiari. Anche se esistono politiche, queste sono ritenute troppo generiche e consentono un uso eccessivo della tecnologia.
La posizione della polizia metropolitana
Da parte sua, la Metropolitan Police sostiene che i cittadini possono semplicemente evitare le aree in cui vengono installate le telecamere di riconoscimento facciale. Tuttavia, questo solleva interrogativi sul reale rispetto dei diritti civili, poiché la sorveglianza potrebbe estendersi a qualsiasi spazio pubblico, trasformando la relazione tra cittadini e forze dell’ordine.
Verso una regolamentazione più rigorosa
La crescente preoccupazione pubblica per l’uso del riconoscimento facciale ha spinto anche il governo britannico a promettere una revisione delle normative esistenti. Nonostante ciò, molte voci, tra cui quelle di esperti legali e attivisti per i diritti umani, chiedono una regolamentazione più rigorosa e trasparente per garantire che l’uso di tali tecnologie rispetti i diritti fondamentali dei cittadini.
Con questa causa legale, Thompson e Big Brother Watch sperano di stabilire un importante precedente che possa influenzare non solo Londra, ma anche il resto del Regno Unito e oltre, ponendo l’accento sulla necessità di un equilibrio tra sicurezza e diritti civili.
