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connettività direct-to-device: il futuro dell’industrial iot secondo una ricerca

secondo una ricerca pubblicata il 13/02/2026, la connettività direct-to-device diventerà lo standard per l'industrial iot, con impatti significativi su operazioni e sicurezza

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La connettività direct-to-device emerge come protagonista per l’industrial IoT

Una ricerca pubblicata il 13/02/da un’azienda specializzata nelle comunicazioni via satellite indica che la connettività direct-to-device (D2D) sta diventando un pilastro per la prossima generazione di industrial IoT. Lo studio, rivolto a responsabili tecnici e decisionali, segnala che quasi tutti i soggetti coinvolti nella gestione di reti IoT prevedono di adottare la tecnologia entro 18 mesi. Direct-to-device viene presentata come un’architettura che riduce la dipendenza da gateway intermedi e facilita comunicazioni dirette tra satellite e terminale.

Implicazioni per architetture e resilienza

Secondo lo studio, l’adozione della D2D rimodellerà le architetture di rete, i modelli operativi e le strategie di resilienza.

I responsabili tecnici prevedono aggiornamenti delle infrastrutture e revisioni dei piani di continuità operativa. I dati del rapporto evidenziano inoltre una rapida pianificazione temporale per l’implementazione, con impatti attesi su provisioning, sicurezza e gestione del traffico dati.

L’adozione della connettività D2D non si limita alla mera sostituzione dei collegamenti esistenti, ma richiede una riconsiderazione dei flussi di dati e della governance. Con il passaggio a soluzioni che permettono ai sensori e agli attuatori di comunicare direttamente con la rete satellitare o con nodi edge, si prospettano riduzioni della bassa latenza, una copertura più estesa e scenari di monitoraggio continuativo in contesti remoti. Contestualmente aumentano le sfide legate a interoperabilità, sicurezza e costi operativi, con ripercussioni su provisioning e gestione del traffico dati.

I dati di compravendita mostrano analogie nei modelli di investimento: il mattone resta sempre un riferimento, mentre nelle infrastrutture digitali lo spazio di rete assume il ruolo della location, influenzando priorità e tempistiche di implementazione.

Perché la connettività direct-to-device è così rilevante

Le imprese operanti in settori critici avvertono la necessità di soluzioni di rete più resilienti e autonome. La connettività direct-to-device consente ai dispositivi di scambiare dati direttamente, riducendo la dipendenza da infrastrutture terrestri complesse. Nel passaggio a questa architettura la gestione dei flussi e la governance dei dati diventano priorità operative.

Il vantaggio principale riguarda la disponibilità costante dei servizi e la riduzione dei punti di falla centralizzati. Ciò si traduce in continuità delle attività in campo energetico, logistico e agricolo, oltre a favorire l’estensione dell’IoT in aree non raggiunte dalle reti tradizionali.

Nel mercato immobiliare la location è tutto: analogamente, nello spazio di rete la collocazione logica dei dispositivi determina l’efficacia delle soluzioni distribuite.

I dati di compravendita mostrano come le aziende stiano ridefinendo priorità di investimento verso architetture che privilegiano resilienza e gestione locale dei dati. Il mattone resta sempre un valore tangibile; nel digitale, invece, la rete diventa l’asset critico su cui si misurano ROI e potenziale di rivalutazione.

Benefici operativi e casi d’uso

Le aziende che operano in ambienti critici ottengono miglioramenti operativi concreti grazie alla connettività direct-to-device. I benefici principali comprendono maggiore resilienza delle reti e bassa latenza per operazioni sensibili, con impatti diretti su continuità e sicurezza. Questa evoluzione consente inoltre l’attivazione di nuovi servizi da remoto, riducendo la dipendenza dall’infrastruttura terrestre.

Per esempio, in una piattaforma petrolifera offshore sensori dotati di connettività D2D trasmettono dati diagnostici via satellite ai centri di controllo, limitando i rischi dovuti a infrastrutture terrestri non disponibili. Allo stesso modo, in agricoltura di precisione il monitoraggio continuo del suolo e delle colture avviene anche in aree prive di copertura cellulare, permettendo decisioni di irrigazione e trattamento quasi in tempo reale. Nel mercato immobiliare la location è tutto: nel digitale, la qualità della rete determina il ritorno sull’investimento e la capacità di rivalutazione degli asset connessi.

Implicazioni tecniche e sfide da affrontare

Proseguendo dall’attenzione sulla qualità della rete come fattore di valore, la diffusione del D2D richiede soluzioni tecniche coordinate. La gestione dello spettro deve essere sincronizzata con le reti terrestri per prevenire interferenze e mantenere la qualità del servizio.

La sicurezza costituisce un nodo critico. L’accesso diretto dei dispositivi impone protocolli robusti di autenticazione e cifratura per tutelare dati sensibili e limitare accessi non autorizzati. I dati di compravendita mostrano che gli investimenti in infrastrutture convergono sempre più verso ecosistemi protetti, con attenzione a standard interoperabili e aggiornamenti software controllati.

Uno studio del 13/02/evidenzia che numerose organizzazioni stanno pianificando investimenti specifici in soluzioni di cybersecurity per l’ecosistema D2D. Il mattone resta sempre un riferimento di valore; nel digitale, la resilienza delle reti determinerà il ritorno sull’investimento degli asset connessi.

Interoperabilità e standardizzazione

In continuità con il ruolo cruciale della resilienza delle reti, la scalabilità del sistema richiede standard comuni e API aperte. Senza integrazione, si generano silos informativi che innalzano i costi operativi e ostacolano la diffusione dei servizi.

Per interoperabilità si intende la capacità di sistemi eterogenei di scambiare dati e funzionare congiuntamente senza adattamenti complessi. Tale condizione facilita l’integrazione con infrastrutture edge e con sistemi legacy, consente aggiornamenti over-the-air e semplifica la gestione remota dei dispositivi.

La definizione di linee guida condivise e protocolli standardizzati riduce i tempi di integrazione e migliora il ritorno sull’investimento degli asset connessi. Roberto Conti osserva che, nel mercato delle tecnologie connesse, la scelta della piattaforma influisce direttamente su ROI immobiliare e cap rate degli investimenti tecnologici.

Per mitigare i rischi operativi sono necessari accordi tra fornitori, operatori satellitari e piattaforme cloud. Gruppi di settore e organismi di standardizzazione stanno già lavorando a specifiche tecniche interoperabili per favorire l’adozione su larga scala e contenere i costi di integrazione.

Impatto sul business e sui decisori

Lo studio indica che la maggioranza dei decision-maker dell’IoT prevede di introdurre la connettività D2D entro 18 mesi, segnalando piani concreti di investimento e implementazione. Questa previsione impone alle aziende una revisione di budget, roadmap tecnologiche e accordi strategici con fornitori.

Le imprese sono chiamate a valutare alternative d’infrastruttura, tra cui piattaforme satellitari e modelli di servizio orientati a capex o opex, oltre a ridefinire indicatori di performance legati alla latenza, alla copertura e alla sicurezza. Le scelte influiranno su valutazioni economiche interne, come il ritorno sull’investimento e il modello di costo operativo.

L’adozione su scala estesa potrà stimolare mercati correlati, in particolare i servizi di manutenzione predittiva e le piattaforme di analytics in tempo reale. Nel mercato immobiliare la location è tutto: analogamente, per le reti IoT la posizione e la topologia delle connessioni determinano valore e potenziale di rivalutazione degli asset digitali.

I dati di adozione attesi suggeriscono un aumento della domanda per integrazioni standard, strumenti di monitoraggio e soluzioni di sicurezza dedicate, con un impatto diretto su fornitori di servizi e operatori di infrastrutture. Prossimi sviluppi tecnici e scelte normative definiranno la velocità di diffusione e la sostenibilità degli investimenti.

La connettività direct-to-device emerge come elemento abilitante per la prossima fase dell’industrial IoT. Direct-to-device promette ampliamento della copertura e nuovi casi d’uso, pur mantenendo criticità tecniche e organizzative. La ricerca pubblicata il 13/02/segnala che le scelte effettuate nei prossimi 18 mesi influenzeranno la maturità e il valore generato dall’IoT industriale basato su D2D. Nel mercato immobiliare la location è tutto; analogamente, gli investitori richiederanno valutazioni di ROI e sostenibilità degli asset connessi. Si attendono sviluppi normativi e risultati da progetti pilota come principali driver della diffusione.

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Scritto da Staff

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