Negli ultimi anni, il termine green premium è diventato centrale nei dibattiti sulle tecnologie climatiche e la sostenibilità. Questo concetto indica il costo aggiuntivo che si affronta quando si opta per soluzioni a basse emissioni di carbonio rispetto a quelle tradizionali basate sui combustibili fossili. Sebbene questo sovrapprezzo possa sembrare banale, esso gioca un ruolo cruciale nel determinare la riuscita o il fallimento delle strategie di decarbonizzazione.
Il green premium ha a lungo spiegato le difficoltà di adozione delle tecnologie verdi e i motivi per cui la transizione verso un’economia sostenibile avanza più lentamente rispetto alle aspettative politiche. Tuttavia, la situazione attuale è cambiata radicalmente. Con l’inasprirsi delle sfide geopolitiche e la crescente inflazione, è ormai irrealistico pretendere che le aziende e i consumatori siano disposti a pagare di più semplicemente per una scelta ecologica.
La sfida del green premium
Il green premium può essere definito come la differenza di costo tra un’opzione ecologica e una tradizionale. Questa semplice equazione può essere espressa come:
Green premium = Costo dell’opzione pulita – Costo del fossile
Quando il valore di questa equazione si avvicina a zero, il mercato è incentivato a muoversi verso soluzioni più sostenibili. La rapida diffusione di tecnologie come l’energia solare, l’eolico e i veicoli elettrici è stata possibile proprio grazie alla diminuzione dei costi, che ha reso queste opzioni competitive rispetto ai combustibili fossili.
Il ruolo degli incentivi economici
In passato, le energie rinnovabili nei mercati emergenti hanno visto un notevole incremento grazie a diversi strumenti finanziari che hanno assorbito il green premium iniziale.
PPA, tariffe di feed-in e sussidi hanno favorito l’adozione di tecnologie verdi, permettendo economie di scala e riduzioni di costo significative. Oggi, in molti casi, le rinnovabili sono più economiche delle fonti fossili, dimostrando l’efficacia di questi approcci.
I settori difficili da decarbonizzare
Tuttavia, ci sono settori in cui il green premium rimane elevato, rendendo la transizione più complessa. Settori come l’aviazione, la navigazione e la produzione di acciaio e cemento rappresentano le sfide più significative. In questi ambiti, il green premium è ancora considerevole e le tecnologie sostenibili non sono sempre disponibili su scala commerciale. Questa difficoltà non deriva dalla complessità tecnica, ma piuttosto da un disallineamento tra i costi economici e le tempistiche necessarie per il cambiamento climatico.
Il mercato delle emissioni e le opportunità di abbattimento
Nei contesti in cui esistono impianti regolamentati dall’ETS, il costo per la riduzione delle emissioni attraverso diverse tecnologie può variare tra i 100 e i 150 euro per tonnellata. Con i prezzi dell’ETS che si avvicinano ai 150-200 euro, il costo di emettere diventa maggiore rispetto a quello di ridurre le emissioni. Questo sistema è progettato per incentivare l’abbattimento interno, rendendolo la scelta più razionale dove possibile.
Le tecnologie di rimozione della CO₂, come il BECCS e il DAC, presentano costi ancora più elevati, variabili tra i 200 e i 900 euro per tonnellata. Di conseguenza, è evidente che le rimozioni siano applicabili solo nelle situazioni in cui altre opzioni di riduzione non sono praticabili o sono più costose.
Strategie per ridurre il green premium
La riduzione del green premium è essenziale per favorire la transizione verso un’economia a basse emissioni. Come sottolineato da esperti come Bill Gates, l’attenzione deve concentrarsi su come ridurre e, in ultima analisi, eliminare questo sovrapprezzo. Sistemi come l’ETS possono spingere verso l’abbattimento, mentre il supporto governativo può facilitare l’adozione di nuove tecnologie.
Il green premium ha a lungo spiegato le difficoltà di adozione delle tecnologie verdi e i motivi per cui la transizione verso un’economia sostenibile avanza più lentamente rispetto alle aspettative politiche. Tuttavia, la situazione attuale è cambiata radicalmente. Con l’inasprirsi delle sfide geopolitiche e la crescente inflazione, è ormai irrealistico pretendere che le aziende e i consumatori siano disposti a pagare di più semplicemente per una scelta ecologica.0
Il green premium ha a lungo spiegato le difficoltà di adozione delle tecnologie verdi e i motivi per cui la transizione verso un’economia sostenibile avanza più lentamente rispetto alle aspettative politiche. Tuttavia, la situazione attuale è cambiata radicalmente. Con l’inasprirsi delle sfide geopolitiche e la crescente inflazione, è ormai irrealistico pretendere che le aziende e i consumatori siano disposti a pagare di più semplicemente per una scelta ecologica.1


