Nel febbraio del 2015 un esperimento di rientro, l’Ixv, dimostrò che l’Europa poteva governare il ritorno di un veicolo spaziale dall’atmosfera: un oggetto di cinque metri che sopravvisse al plasma e fu recuperato nell’oceano Pacifico. Quell’esperienza costituisce oggi la base tecnica e culturale per il nuovo impegno industriale guidato da Thales Alenia Space e sostenuto dall’ESA: il Leo Cargo Return Service (Lcrs), pensato per trasferire carichi alla ISS e riportarli in sicurezza.
Il programma Lcrs è stato lanciato a maggio 2026 e finanziato con le decisioni prese al Consiglio ministeriale di Siviglia di novembre 2026; nella fase iniziale, a maggio 2026, sono stati assegnati due contratti di Fase 1 da 25 milioni di euro ciascuno, a The Exploration Company e a Thales Alenia Space, per maturare design e business plan e iniziare il derisking tecnologico.
Obiettivi tecnici e architettura del veicolo
Il progetto al quale lavora Thales Alenia Space prevede una capsula cargo in grado di attraccare alla ISS e, a regime, trasportare fino a quattro tonnellate di carico utile. Durante la missione dimostrativa iniziale, per ragioni di collaudo propulsivo, il carico sarà ridotto a circa 3,5 tonnellate sia in andata sia al ritorno. Il veicolo è concepito per permettere agli astronauti di entrare, scaricare materiali live o alimentati e imbarcare ciò che deve rientrare a Terra, dopodiché eseguirà il rientro autonomo fino allo splashdown e al recupero in mare.
Sicurezza, docking e compatibilità
La progettazione prevede conformità ai documenti di interfaccia esistenti, come il Visiting Vehicle Interface Control Document, e il rispetto dei più stringenti requisiti per il docking.
Thales sottolinea che la capacità di attraccare è prioritaria: richiede competenze consolidate in guida, navigazione e controllo, rendezvous e manovre anti-collisione. L’architettura del mezzo sarà inoltre pensata per essere compatibile con le future commercial destination stations e con le interfacce standard adottate dagli operatori commerciali, inclusi gli attuali lavori per moduli di Axiom Station.
Capacità industriali e know‑how europeo
Lo stabilimento torinese di Thales Alenia Space, dove sono stati prodotti molti moduli dell’ISS e il modulo Halo del Lunar Gateway, è il cuore della proposta industriale. Qui si sono svolte le attività di verifica tecnica della Fase 1: i team di ESA e NASA hanno condotto una System Preliminary Design Review e i tecnici hanno illustrato il progetto nei dettagli.
Roberto Angelini, oggi responsabile del Dominio esplorazione e scienza e program manager del progetto, ha richiamato il patrimonio di esperienze dell’azienda, dall’Ixv agli Atv e al contributo ai servizi per la ISS gestiti da Altec.
Produzione, operatività e mercato
Il contratto dell’ESA è innovativo: non si acquista il solo veicolo ma un servizio. Thales manterrà la proprietà del cargo e offrirà operatività completa, dall’integrazione al recupero in mare. Ciò apre la possibilità di vendere capacità residua sul mercato commerciale, fornendo voli ad altri operatori o stazioni orbitanti. Per la gestione a terra l’ipotesi indicata è che Altec, joint venture con l’Agenzia spaziale italiana, operi i segmenti di controllo grazie all’esperienza accumulata, inclusa la missione Ixv.
Tempistiche, rischi e prospettive
La finestra indicativa per la missione dimostrativa con attracco è fissata nel secondo trimestre del 2029, con attività di procurement e produzione pianificate per giungere a quella data, in particolare con un riferimento operativo a giugno 2029. Parallelamente, Thales lavora a Space Rider, lo spazioplano riutilizzabile il cui lancio è programmato tra febbraio e aprile 2028, che contribuirà a qualificare processi industriali e procedure.
Il progetto è pensato per evolvere: il design del cargo è riutilizzabile e modulare, con la possibilità di aggiornamenti per missioni lunari e, in prospettiva, per il trasporto di equipaggio. Già oggi sono previsti sottosistemi per ventilazione, raffreddamento e rilevazione fumi; l’installazione di sedili e sistemi di supporto all’equipaggio sarebbe un’evoluzione plausibile senza riprogettazioni radicali. L’Esa ha inoltre manifestato l’intenzione di acquistare quattro voli commerciali nel periodo post-ISS, tra il 2030 e il 2032, rendendo la capacità logistico‑di ritorno un elemento strategico per l’Europa.
In sintesi, il percorso che parte dall’eredità dell’Ixv e attraversa le fasi di Fase 1 e la futura Aladdin per la Fase 2, mette in evidenza come l’industria europea stia costruendo competenze per tornare a disporre di un veicolo di rientro autonomo e competitivo. Si tratta di un passo rilevante verso una maggiore autonomia spaziale, che unisce esperienza consolidata e aperture al mercato commerciale.

