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Come personalizzare il taste profile di Spotify e correggere le raccomandazioni

Spotify sperimenta in Nuova Zelanda un'interfaccia che lascia all'utente il controllo del proprio profilo dei gusti attraverso comandi in linguaggio naturale

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Spotify ha avviato un test che mette nelle mani degli utenti strumenti per visualizzare e correggere il proprio profilo dei gusti, la rappresentazione interna che il servizio usa per proporre musica, podcast e audiolibri. L’annuncio pubblico è stato collegato a un intervento di Gustav Söderström al festival SXSW e la novità è per il momento disponibile in beta per gli iscritti Premium in Nuova Zelanda. L’idea alla base è semplice: invece di subire suggerimenti imprevisti, l’ascoltatore può comunicare direttamente all’algoritmo cosa preferisce ascoltare di più o di meno.

Accesso e interfaccia del nuovo profilo

Per provare la funzione è sufficiente toccare l’icona del profilo nell’app e selezionare la voce Taste Profile o Profilo dei gusti dal menù laterale.

La schermata riunisce gli artisti più riprodotti e le tendenze emergenti nelle abitudini d’ascolto, ad esempio l’inizio di un’esplorazione verso l’alternative rock anni ’90. In fondo alla pagina è presente una sezione chiamata “Dicci di più” o “Tell us more”, dove si possono inserire indicazioni in linguaggio naturale per orientare le raccomandazioni future.

Esempi pratici di istruzioni

Gli utenti possono digitare frasi come “Vorrei sentire più hip hop” oppure “Mi sto allenando per una maratona, voglio tracce più energiche”; Spotify agirà adeguando le proposte nella homepage e nelle playlist personalizzate. Questa modalità ricorda le Prompted Playlists basate su chatbot già presenti in app, ma qui il principio viene applicato a tutto l’ecosistema di suggerimenti, non soltanto a singole playlist.

Il risultato atteso è una maggiore coerenza tra gusti dichiarati e contenuti suggeriti.

Nuovi filtri per i podcast

Parallelamente alla personalizzazione del profilo musicale, Spotify introduce filtri per il feed dei podcast che segui. È ora possibile mostrare esclusivamente gli episodi non ascoltati, quelli in riproduzione o solo i video podcast. Si tratta di un miglioramento apparentemente modesto, ma utile per chi segue numerosi show e vuole evitare di perdersi tra episodi vecchi e aggiornamenti recenti.

Vantaggi per l’organizzazione dell’ascolto

I filtri semplificano la gestione quotidiana dei contenuti e riducono il tempo speso a cercare il prossimo episodio rilevante. Per chi usa Spotify anche come aggregatore di podcast, poter selezionare rapidamente ciò che è ancora da ascoltare o ciò che è parzialmente consumato aumenta l’efficienza e il senso di controllo sulla libreria personale.

Perché restituire il controllo all’utente conta

Il tema centrale è la possibilità di correggere l’algoritmo invece di subirlo: un ascolto occasionale può influenzare per settimane playlist come Discover Weekly o le selezioni “Made for you”. Negli ultimi mesi Spotify aveva già offerto strumenti per escludere singoli brani dal profilo, una mossa introdotta nella roadmap a partire dall’ottobre 2026 che ha ridotto l’impatto di riproduzioni non rappresentative. La novità attuale compie un ulteriore passo: non più solo esclusioni manuali, ma istruzioni esplicite e comprensibili in linguaggio umano.

Implicazioni per utenti e contenuti editoriali

Dal punto di vista dell’esperienza, l’approccio permette suggerimenti più pertinenti e una minore frustrazione quando si condividono account o si ascoltano contenuti fuori dal proprio gusto abituale.

Per le strategie editoriali e commerciali, un’interfaccia conversazionale può mettere in luce nuovi modi di curare e promuovere contenuti, favorendo un engagement più qualificato. Spotify non ha ancora comunicato tempistiche precise per un lancio globale: l’attuale test in Nuova Zelanda servirà a valutare efficacia e impatto prima di un’eventuale estensione.

In sintesi, la mossa rappresenta una tendenza più ampia verso la personalizzazione conversazionale: non è più l’algoritmo a decidere da solo, ma l’utente ha strumenti espliciti per orientare ciò che ascolta. Se la beta darà esiti positivi, questa funzione potrebbe cambiare radicalmente il modo in cui interagiamo con le raccomandazioni musicali e podcast, rendendo ogni sessione d’ascolto più fedele alle preferenze reali.

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Scritto da Staff

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