Il regolatore delle comunicazioni del regno unito, Ofcom, ha pubblicato il suo quadro regolatorio nel contesto del Telecoms Access Review (TAR) 2026–31, con l’obiettivo dichiarato di accompagnare la diffusione della Fibra ottica fino alla sua fase conclusiva. Le decisioni, che entreranno in vigore dal 1 aprile 2026, cercano di bilanciare la necessità di promuovere nuovi investimenti con la tutela di una concorrenza effettiva nei servizi wholesale e di connettività per imprese e famiglie.
Obiettivi e proiezioni del piano
Secondo le stime contenute nella relazione sulle pianificazioni delle reti, con il giusto supporto la diffusione del full‑fibre dovrebbe raggiungere quasi 29 milioni di proprietà entro la fine del 2027, pari a oltre nove abitazioni su dieci. Ofcom sottolinea che la grande sfida non è solo costruire le infrastrutture, ma far sì che gli utenti finali adottino la nuova tecnologia: ad oggi più della metà degli utenti potenzialmente raggiungibili non ha ancora effettuato l’upgrade.
Il regolatore ritiene che una copertura così ampia possa generare importanti guadagni di produttività per l’economia nazionale.
Investimenti e ritmo di rollout
Il documento ribadisce che il settore continua a investire cifre significative: stime ufficiali parlano di investimenti annuali compresi tra £3bn e £6bn. Questo flusso di capitale ha trasformato il Regno Unito in uno dei paesi europei con il più veloce ritmo di espansione della FTTP. Tuttavia, Ofcom avverte che il mercato resta eterogeneo e che servono meccanismi per favorire sia gli operatori storici sia i nuovi entranti nel completare le aree meno redditizie.
Misure chiave e tutela della concorrenza
Al centro delle misure c’è il trattamento regolatorio di Openreach, l’infrastruttura di riferimento fondata su BT. Pur riconoscendo i progressi della concorrenza, Ofcom conclude che Openreach mantiene ancora un potere significativo di mercato in molte zone, quindi non è ancora tempo di eliminare i vincoli.
Tra i rimedi confermati c’è l’obbligo di garantire accesso a coste e pali (ducts and poles) a prezzi «equo‑basati sul costo», in modo che gli altnet possano costruire reti concorrenti senza sostenere spese irragionevoli.
Prezzi, qualità e protezioni territoriali
Per affrontare problemi di accessibilità economica, Ofcom ha stabilito un limite nominale al prezzo che Openreach può applicare ai fornitori retail per prodotti fino a 80Mbps (precedentemente la soglia era 40Mbps), mentre le offerte a velocità superiori resteranno non regolate per incentivare l’innovazione commerciale. In aree rurali o a bassa densità, dove la concorrenza diretta è improbabile, il regolatore introduce standard di backstop su tempi di riparazione e installazione per mantenere livelli di servizio adeguati.
Transizione dal rame e prospettive regolatorie
Un altro elemento centrale è la progressiva dismissione delle reti in rame: Ofcom intende spostare l’attenzione regolatoria dal rame verso la fibra, evitando che Openreach si trovi a gestire costi duplicati per due infrastrutture. A supporto di questa transizione, il regolatore avvierà consultazioni specifiche sulle condizioni temporali e sulle modalità per rimuovere le protezioni di prezzo sui servizi basati su rame. Se alla prossima revisione del mercato, prevista per il 2031, la concorrenza risultasse ancora in via di consolidamento, Ofcom dichiara la disponibilità a mantenere meccanismi di controllo per sostenere la competizione sostenibile.
Reazioni del mercato
Le principali parti in causa hanno accolto il TAR con reazioni variegate ma complessivamente positive. Openreach ha sottolineato la necessità di un ambiente regolatorio stabile per giustificare gli investimenti, mentre operatori alternativi come Nexfibre e CityFibre hanno apprezzato l’orientamento a favore della concorrenza infrastrutturale e la protezione contro pratiche di prezzo anticoncorrenziali.
Alcuni altnet avevano chiesto interventi più stringenti sui costi di accesso ai duct, e il regolatore ha solo in parte accolto queste richieste, scelta motivata dall’equilibrio tra stabilità e apertura al mercato.
In conclusione, il TAR 2026–31 rappresenta una fase di calibrazione più che una rivoluzione regolatoria: la strategia è quella di accompagnare la fase finale del roll‑out con regole che mantengano stimoli agli investimenti, facilitino la costruzione da parte di nuovi operatori e proteggano consumatori e imprese, lasciando aperta la possibilità di interventi più incisivi qualora la concorrenza non si consolidasse nei prossimi anni.

