Al Mobile World Congress 2026 si è confermata la direzione in cui si muovono le telecomunicazioni: le reti mobili non saranno più solo canali di connettività, ma piattaforme intelligenti progettate per ospitare applicazioni di intelligenza artificiale e servizi autonomi. In questo contesto, Nvidia ha annunciato una serie di collaborazioni con operatori e fornitori globali per creare le basi di un ecosistema 6G AI-native, aperto e orientato alla fiducia.
L’iniziativa si propone di trasformare gli attuali modelli di rete, troppo spesso limitati da architetture legacy, in infrastrutture software-defined capaci di evolvere tramite aggiornamenti software continui. Il progetto coinvolge partner come Booz Allen, BT Group, Cisco, Deutsche Telekom, Ericsson, Mitre, Nokia, OCUDU Ecosystem Foundation, ODC, SK Telecom, SoftBank e T-Mobile, con l’obiettivo comune di accelerare innovazione, interoperabilità e sicurezza.
Perché le reti 6G richiedono un cambiamento di paradigma
Le previsioni sugli usi futuri indicano che le reti dovranno supportare miliardi di dispositivi autonomi: veicoli, robot, sensori e macchine intelligenti che richiederanno non solo connettività, ma anche capacità locali di percezione e decisione. Per rispondere a questi requisiti diventa cruciale l’integrazione di AI nella radio access network (RAN), nel core e all’edge. Questo approccio permette di abilitare funzioni come sensing integrato, orchestrazione intelligente delle risorse e politiche di sicurezza dinamiche.
Limiti delle architetture attuali
Le architetture tradizionali sono state progettate per traffici prevedibili e centralizzati; l’arrivo di carichi massivi e pattern imprevedibili impone una rete più programmabile e resiliente. Una piattaforma AI-native e aperta favorisce interoperabilità, offre maggiore libertà di scelta ai fornitori e riduce la dipendenza da singoli vendor, aumentando al contempo la resilienza della supply chain.
Verso una rete definita dal software e guidata dall’AI
La visione proposta da Nvidia e dai suoi partner si fonda su architetture che possono evolvere rapidamente tramite software: l’idea è creare una AI-RAN che consenta aggiornamenti continui, test in tempo reale e un ecosistema di applicazioni sviluppate da operatori, vendor e startup. In pratica, la rete diventa una piattaforma su cui girano servizi e moduli intelligenti, analogamente a come i sistemi operativi abilitano applicazioni su un computer.
Collaborazioni globali e contributi open source
Per rendere concreto questo passaggio, Nvidia partecipa a iniziative pubbliche e private in diversi Paesi. Tra queste figurano l’Ocudu Initiative guidata dal FutureG Office negli Stati Uniti, progetti in Corea per definire architetture sicure e programmabili e partnership nel Regno Unito con il Department for Science, Innovation and Technology per ricerca applicata e sviluppo dell’ecosistema.
L’impegno include la condivisione di software open source e piattaforme accessibili per ricerca e sperimentazione congiunta.
Nokia e altri vendor: automazione e multivendor
Parallelamente alle iniziative di Nvidia, fornitori storici come Nokia stanno rimodellando le loro strategie attorno al paradigma AI-RAN. Al MWC 2026 Nokia ha illustrato collaborazioni con Deutsche Telekom, Ericsson, NVIDIA e Google Cloud per sviluppare reti cloud-native, funzioni RAN accelerate da GPU e piattaforme automatizzate che permettono un’integrazione multivendor.
Network-as-Code e integrazione applicativa
Tra le iniziative degne di nota c’è il progetto Network-as-Code di Nokia, che riunisce oltre 75 partner e operatori come Orange, Telefónica e Vodafone. L’obbiettivo è standardizzare funzioni complesse e consentire ad applicazioni enterprise di programmare dinamicamente la rete tramite API, grazie anche all’integrazione con servizi cloud come quelli di Google Cloud e agenti IA in grado di orchestrare risorse di rete in tempo reale.
Implicazioni per operatori, sviluppatori e utenti
Il passaggio a reti AI-native e aperte comporta opportunità e sfide: da un lato si aprono nuovi modelli di business basati su servizi programmabili, dall’altro cresce la necessità di regole condivise per la sicurezza, la privacy e la fiducia. L’approccio proposto enfatizza la cooperazione tra governi, operatori, vendor e comunità di sviluppatori per definire standard e pratiche che garantiscano interoperabilità e affidabilità su scala globale.
Questo cambio di paradigma prepara le infrastrutture a sostenere l’era del physical AI, dove sensori, macchine e servizi collaborano in modo autonomo e sicuro.

