Negli ultimi annunci pubblici il panorama delle missioni lunari è apparso più frammentato ma anche più concreto: da un lato NASA ha ridefinito la roadmap per la creazione di una base permanente al polo sud della Luna con un programma a fasi; dall’altro la Cina avanza con progetti come il lander Lanyue e un piano di allunaggio stimato entro il 2030, forse già nel 2029. Parallelamente, realtà private come Ispace stanno rivedendo le loro piattaforme per aumentare affidabilità e servizi, annunciando nuovi lander e una rete di satelliti in orbita lunare.
Questo articolo riunisce i punti salienti tecnici e operativi delle diverse iniziative: caratteristiche dei sistemi di propulsione, scelte progettuali dei lander, calendari delle missioni e i piani per le infrastrutture di comunicazione.
L’obiettivo è offrire una panoramica compatta ma precisa, mettendo in evidenza come ridondanza, automazione e una migliore rete di collegamento saranno centrali per trasformare le visite in una presenza sostenuta. In tutto il testo trovi riferimenti a concetti chiave come propellenti ipergolici, TRN e Launch Escape System.
Approcci nazionali: semplificare contro ampliare
La strategia della Cina per l’allunaggio privilegia una traiettoria pragmatica, basata su un lander concepito per operare con sistemi collaudati come i propellenti a base di tetrossido di monometilidrazina e tetrossido di azoto, alimentando motori YF-36. Il progetto presentato agli inizi del 2026, denominato Lanyue, adotta serbatoi a cupola comune con pressurizzazione a elio e soluzioni di raffreddamento attivo e passivo per proteggere le strutture durante l’accensione.
Questo approccio sacrifica parte dell’efficienza propria dei propellenti criogenici in favore di affidabilità operativa, automazione e materiali compositi moderni che riducono massa e complessità manutentiva.
Caratteristiche tecniche del lander cinese
Lanyue posiziona gli equipaggi in una sezione superiore e prevede una scaletta per la discesa sulla superficie: la configurazione tiene conto sia della protezione dei serbatoi sia della gestione della spinta, con margini superiori al minimo operativo per mitigare anomalie. Il lander integra sensori ereditati da programmi roboticі come Chang’e e Tianwen, inclusi star-tracker, un radar a microonde e un sensore laser per l’evitamento di ostacoli; la comunicazione interna ai sensori utilizzerà cablaggi ottici in grado di raggiungere 100 Mbps con latenza di 6 ms, migliorando il flusso dati verso il centro di controllo a bordo.
Ispace: un unico lander e una costellazione
Il cambio di rotta annunciato da Ispace il 27 marzo 2026 prevede la fusione delle piattaforme Series 3 e APEX 1.0 in un unico lander chiamato ULTRA, concepito per standardizzare sviluppo e operazioni tra Giappone e Stati Uniti. La scelta nasce dall’analisi del fallimento della missione HAKUTO-R Mission 2 e dal rapporto della task force che ha raccomandato, tra le altre cose, l’introduzione della navigazione relativa al terreno (TRN) e un maggior numero di test. La centralizzazione punta a ridurre rischi e costi, ma ha spostato la prima missione CLPS prevista verso il 2030.
Rete di supporto: Lunar Connect Service
Oltre al lander, Ispace ha presentato il progetto Lunar Connect Service, una costellazione di almeno cinque satelliti in orbita lunare programmata per iniziare con un lancio nel 2027 (Mission 2.5).
Questi satelliti forniranno comunicazione, navigazione e osservazione, interoperando con reti internazionali come LunaNet. Il piano include partnership per infrastrutture a terra con aziende come KDDI e l’uso di un Orbital Transfer Vehicle per portare nodi in orbita, con l’obiettivo di monetizzare servizi stimati in miliardi entro il 2040.
Il piano NASA per la base al polo sud
Durante l’evento Ignition la NASA ha illustrato un progetto di costruzione in tre fasi per una base al polo sud, con ogni fase valutata intorno ai 10 miliardi di dollari. La prima fase, prevista entro il 2028, mira a eseguire fino a 25 missioni e 21 allunaggi per portare sistemi energetici, comunicazione e payload scientifici; la fase due (2029-2032) contempla l’invio di circa 60 tonnellate di materiali per avviare la costruzione vera e propria, mentre la terza fase (2033-2036) dovrebbe stabilire una presenza continuativa con equipaggi di quattro persone per quattro settimane.
Questi piani includono anche cambiamenti operativi come il reimpiego dei moduli del Lunar Gateway e l’introduzione di nuove soluzioni di lancio e docking tra Artemis, Orion e i lander commerciali. Nel complesso, la convergenza tra approcci statali e privati indica che il prossimo decennio sarà decisivo: la combinazione di ridondanza tecnologica, reti di supporto in orbita e procedure di emergenza aggiornate determinerà se le visite alla Luna diventeranno una presenza sostenuta o resteranno episodi episodici di esplorazione.

