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Come la NASA decide il luogo del docking per Artemis III

La NASA sta valutando se effettuare il docking in LEO o in HEO per Artemis III: la decisione condizionerà gli stadi di lancio, i test dello scudo termico di Orion e la preparazione dei lander commerciali.

Come la NASA decide il luogo del docking per Artemis III

La campagna Artemis continua a evolversi con tempistiche e scelte tecniche che influenzano l’intero programma lunare. Mentre la missione in corso sta riportando la navicella Orion verso la Terra, la NASA è già concentrata sull’organizzazione di Artemis III, in cui sarà fondamentale decidere dove eseguire il docking con i lander. Questa scelta non è solo operativa: avrà conseguenze su quali stadi di lancio verranno utilizzati, su quali test saranno performati e su come le aziende coinvolte dovranno dimostrare la propria affidabilità.

Al centro della decisione c’è il confronto tra due architetture orbitali: LEO (orbita terrestre bassa) e HEO (orbita terrestre alta). Ognuna offre scenari diversi per la simulazione delle condizioni lunari, per l’impiego degli stadi dei razzi e per la valutazione dello scudo termico di Orion.

La decisione della NASA terrà anche conto del calendario aggiornato delle missioni: il ritorno umano sulla Luna è stato spostato al 2028 con Artemis IV, con ripercussioni sulle priorità tecniche e sui piani di volo successivi.

La scelta tra orbita terrestre bassa e alta

Optare per LEO significa condurre l’aggancio a quote comprese tra circa 60 e 2.000 km: questa opzione può consentire alla NASA di sfruttare solamente lo stadio inferiore del SLS, preservando lo stadio superiore per le missioni successive. In termini pratici, il docking in LEO riduce alcune complessità propulsive e logistche, ma fornisce una simulazione meno rigorosa delle condizioni termiche e dinamiche che si incontrano in prossimità della Luna. Il concetto di orbita terrestre bassa viene qui impiegato come ambiente operativo più accessibile e meno dispendioso in termini di propellente.

Vantaggi operativi di LEO

Nel dettaglio, i vantaggi di scegliere LEO includono la possibilità di effettuare rendezvous più frequenti e con marginali consumi di carburante rispetto a orbite più elevate. Per la programmazione delle risorse questo si traduce in una maggiore flessibilità: lo stesso lancio può completare l’aggancio senza l’uso dello stadio superiore più avanzato, permettendo di riservarlo per Artemis IV o altre necessità. Inoltre, LEO facilita interventi di emergenza e test ripetuti, elementi importanti quando sono coinvolti sistemi nuovi come i lander commerciali.

Perché considerare HEO

Scegliere HEO (orbite oltre i 36.000 km o comunque molto più vicine alle condizioni lunari) offre l’opportunità di verificare lo scudo termico e le dinamiche della Orion in condizioni che assomigliano maggiormente a quelle del trasferimento verso la Luna.

Un docking in HEO mette alla prova anche i sistemi di controllo termico e di navigazione in scenari più severi, fornendo dati preziosi prima di un ritorno con equipaggio sulla superficie lunare. Qui il concetto di orbita terrestre alta è inteso come banco di prova più severo, utile per ridurre rischi a lungo termine.

Stato dei lander commerciali e impatto sulle scelte

La NASA prevede di eseguire l’aggancio con i due progetti selezionati per l’HLS, le versioni adattate di Starship (SpaceX) e Blue Moon (Blue Origin). Tuttavia, la realizzazione pratica dipenderà dallo stato di maturità di questi veicoli. Attualmente la terza versione di Starship è ancora in fase di test e un nuovo lancio, il dodicesimo complessivo, è previsto entro un mese; anche il Blue Moon Mark 1 ha ancora bisogno di dimostrare affidabilità tramite voli di prova.

Prima di Artemis III entrambi i sistemi devono superare una serie di valutazioni per poter essere impiegati con equipaggio.

Conseguenze per Artemis IV e oltre

La decisione sul luogo del docking influenza anche le successive fasi del programma: scegliere LEO può permettere di conservare lo stadio superiore del SLS per Artemis IV, mentre a partire da Artemis V è previsto l’uso dello stadio superiore del Vulcan Centaur. Inoltre, a partire da quella fase sarà avviata la costruzione della base lunare, dato che il progetto del Lunar Gateway è stato abbandonato. Il piano operativo include l’utilizzo regolare dei lander commerciali almeno due volte l’anno per sostenere la logistica e la costruzione delle infrastrutture sulla superficie.

Scenari di rischio e decisioni strategiche

In ultima analisi, la NASA deve bilanciare la necessità di testare sistemi chiave in condizioni realistiche con la volontà di ottimizzare l’uso degli stadi di lancio e di minimizzare i rischi per l’equipaggio. La dipendenza dalle aziende commerciali introduce variabili di calendario e affidabilità che possono forzare adattamenti nelle scelte orbitali. Il percorso verso la Luna rimane quindi un esercizio di gestione del rischio, dove prove tecniche come il docking in LEO o in HEO forniranno informazioni decisive per il successo delle missioni future.

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Scritto da Roberto Investigator

Tre scandali politici e due frodi finanziarie portate alla luce. Lavora con un metodo quasi scientifico: molteplici fonti, documenti verificati, zero assunzioni. Non pubblica finché non è a prova di proiettile. Un buon giornalismo investigativo richiede pazienza e paranoia in egual misura.

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