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come la connettività direct-to-device rivoluziona l’iot nei settori critici

un'analisi sull'espansione della connettività d2d e su come aziende e operatori si preparano a sfruttarla su scala globale

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Il rapporto pubblicato il 13/02/2026 segnala una rapida adozione di soluzioni direct-to-device per l’internet delle cose, con imprese agricole, minerarie, energetiche, di trasporto e gestione idrica che pianificano la transizione. Lo studio citato da Viasat indica che i decision maker valutano dispositivi che comunicano direttamente via satellite o rete mobile, eliminando la necessità di terminali satellitari dedicati. I numeri del rapporto motivano l’attenzione commerciale e regolamentare verso queste architetture di connettività. Marco Santini, ex Deutsche Bank e analista fintech, osserva che dalla crisi del 2008 è aumentata la prudenza sugli investimenti infrastrutturali; chi lavora nel settore sa che la scelta tra costi iniziali e benefici operativi determina molte decisioni aziendali. Dal punto di vista regolamentare, la convergenza tra reti terrestri e non terrestri pone questioni di compliance e di gestione della liquidity delle risorse di rete, aspetti citati nel rapporto come fattori critici per una diffusione su larga scala.

Perché la D2D è considerata un punto di svolta

In continuità con l’analisi sui vincoli di compliance e di liquidity delle risorse di rete, la connettività D2D riduce costi, ingombri fisici e complessità rispetto alle soluzioni tradizionali. I nuovi dispositivi, grazie a un design più compatto e a protocolli standard, consentono implementazioni su larga scala anche in aree senza copertura cellulare.

Questo cambiamento ha ricadute operative e finanziarie: consente progetti prima proibitivi per costi o logistica e amplia il monitoraggio capillare e il controllo remoto in ambienti difficili. Marco Santini, ex Deutsche Bank e analista fintech, osserva che chi lavora nel settore sa che la riduzione di capitale investito per sito e la semplificazione della manutenzione sono determinanti per la scalabilità.

Vantaggi percepiti e aspettative

Un sondaggio rivela che la maggioranza degli intervistati considera il nuovo approccio operativo un vantaggio competitivo immediato. Il 61% indica il form factor ridotto come fattore determinante. Il 59% valorizza la capacità di supportare deployments su larga scala, mentre il 55% sottolinea l’importanza di operare in aree senza copertura cellulare.

Nella sua esperienza in Deutsche Bank, Marco Santini osserva che i numeri parlano chiaro: queste percentuali non si limitano a esprimere interesse teorico. Molte organizzazioni prevedono integrazioni operative concrete per ridurre costi e complessità di manutenzione.

Dal punto di vista regolamentare, la fiducia riportata dagli intervistati impone una due diligence estesa sulle garanzie di compliance e sulla resilienza delle reti. Chi lavora nel settore sa che la scalabilità dipende sia da investimenti mirati sia dalla capacità di superare vincoli normativi e logistici.

Lo sviluppo atteso nei prossimi mesi comprende test pilota ampliati e prime implementazioni commerciali su scala regionale, elementi che determineranno il ritmo delle adozioni future.

Tempistiche di adozione e scenari d’uso pratici

Lo studio indica intenzioni d’adozione molto aggressive: oltre il 25% dei decision maker prevede di integrare D2D nei prossimi sei mesi, più dei due terzi entro 12 mesi e il 91% entro 18 mesi. Parallelamente, l’89% delle aziende considererebbe la sostituzione delle attuali soluzioni IoT con D2D entro i prossimi due-tre anni. Questi orizzonti temporali mostrano che la tecnologia è percepita come pronta per applicazioni operative in settori critici.

La transizione annunciata comprende test pilota ampliati e prime implementazioni commerciali su scala regionale, elementi che determineranno il ritmo delle adozioni future.

Marco Santini, ex Deutsche Bank ed esperto fintech, osserva che i numeri segnalano una fase di migrazione rapida verso soluzioni native device-to-device piuttosto che esperimenti isolati. Chi lavora nel settore sa che il passaggio da prova a produzione dipende da metriche di performance, latency e integrazione con sistemi esistenti.

Dal punto di vista regolamentare, la scelta delle imprese sarà influenzata da requisiti di compliance e dalla capacità di garantire security by design nei nuovi flussi. I prossimi sviluppi attesi riguardano rapporti di benchmark su scala industriale e decisioni di investimento basate su dati operativi reali.

Casi d’uso concreti

I prossimi sviluppi attesi, come indicato nello studio, si concentrano su rapporti di benchmark su scala industriale e su decisioni di investimento basate su dati operativi reali. Marco Santini, ex Deutsche Bank, osserva che nella sua esperienza le prove su campo sono decisive per valutare liquidity di risorse e ritorni economici.

Lo studio identifica impieghi concreti con percentuali significative: il monitoraggio di silo e celle frigorifere in agricoltura (33%), i veicoli per l’estrazione automatizzata nelle miniere (36%), il tracciamento veicolare e l’ottimizzazione dei percorsi nel trasporto (43%), il monitoraggio delle infrastrutture idriche nelle utilities (43%) e il controllo dei pozzi nel settore energetico (33%).

Questi esempi mostrano come la D2D, intesa come device-to-device, abiliti sia applicazioni di sicurezza e compliance sia ottimizzazioni operative. I numeri parlano chiaro: l’adozione mirata di tali casi d’uso può tradursi in risparmi operativi e in riduzione dei rischi tecnici.

Integrazione con ecosistemi esistenti e ruolo dei fornitori

Proseguendo dal quadro sui risparmi operativi, l’adozione di soluzioni integrate richiede sinergia tra operatori di rete, piattaforme cloud e fornitori di sensori. Nella sua esperienza in Deutsche Bank, Marco Santini osserva che le transizioni tecnologiche di successo dipendono dalla capacità di orchestrare stack complessi mantenendo compliance e governance dei dati.

I dati indicano un’accelerazione dei roll-out e una maggiore presenza di connettività satellitare nelle architetture industriali. Per gestire la scalabilità molti fornitori stanno promuovendo standard aperti e modelli di integrazione basati su API. Al tempo stesso, l’offerta commerciale si amplia verso il narrowband IoT e servizi di PNT, che ampliano le possibilità applicative in contesti remoti e critici.

Chi lavora nel settore sa che la scelta dei partner influisce su costi, latency e resilienza. Dal punto di vista regolamentare, la due diligence sui fornitori comprende valutazioni su sicurezza della supply chain, certificazioni e livelli di servizio contrattualizzati. I numeri parlano chiaro: decisioni progettuali errate si traducono in aumento dello spread operativo e minore efficienza di rete.

Nel breve periodo le aziende privilegeranno approcci ibridi che combinano reti terrestri e satellitari per garantire continuità e copertura. L’evoluzione tecnica e commerciale dei fornitori determinerà i prossimi scenari di mercato e le opportunità di investimento per operatori e capitali strategici.

Implicazioni per operatori e investitori

La transizione annunciata verso nuove architetture spettrali obbliga attori come Iridium e i fornitori L-band a rivedere strategie commerciali e di partnership. Queste mosse mirano a creare servizi a valore aggiunto e a monetizzare risorse spettrali e infrastrutture.

Dal punto di vista finanziario, l’adattamento strategico può generare nuove linee di ricavo, ma richiederà tempi di implementazione compatibili con i cicli di investimento degli operatori. Marco Santini, ex Deutsche Bank e analista fintech con 15 anni di esperienza, segnala che la realizzazione di ritorni richiede fasi distinte di sviluppo commerciale e validazione tecnica.

Per gli integratori e gli operatori la sfida operativa consiste nell’orchestrare ecosistemi interoperabili che rispettino requisiti di sicurezza, latenza e scalabilità. Sarà necessario integrare soluzioni vendor-specific con framework comuni per garantire continuità di servizio e conformità regolamentare.

Chi lavora nel settore sa che le alleanze tecnologiche e le piattaforme condivise saranno decisive per ridurre costi di integrazione e accelerare il time-to-market. L’attenzione degli investitori istituzionali si focalizzerà su due indicatori: robustness delle partnership e roadmap commerciale verificabile.

Come sviluppo atteso, la convergenza tra operatori satellitari, cloud provider e integratori definirà nei prossimi trimestri le opportunità concrete di investimento e i criteri di valutazione del rischio di progetto.

La diffusione della connettività direct-to-device ridefinisce l’IoT industriale rendendo possibile il monitoraggio e il controllo di asset prima inaccessibili o troppo costosi da coprire. Secondo Marco Santini, ex Deutsche Bank e analista fintech, i dati del sondaggio e i progressi tecnologici dei fornitori indicano un’accelerazione dell’adozione. D2D porterà vantaggi concreti in termini di efficienza, sicurezza e sostenibilità operativa per le organizzazioni che la integreranno correttamente. Le decisioni di fornitori e integratori nei prossimi trimestri definiranno le opportunità concrete di investimento e i criteri di valutazione del rischio di progetto.

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Scritto da Staff

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