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Come il Green Deal può diventare un ‘Freedom Deal’ per la centralità europea

Un'analisi sulla necessità per l'Europa di trasformare il Green Deal in uno strumento di autonomia strategica e competitività globale

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I mercati mostrano due segnali chiari: prezzi dell’energia più volatili e un’ondata di investimenti verso le rinnovabili. La transizione energetica europea è entrata in una fase cruciale, sollecitata da tensioni geopolitiche e da politiche commerciali aggressive che stanno ridefinendo priorità e strategie a Bruxelles. Il green deal, oggi, non è soltanto un insieme di norme per il clima: può diventare lo strumento attraverso cui l’Europa costruisce maggiore autonomia strategica e riconquista peso internazionale. Ma la strada non è priva di ostacoli: l’erosione degli spazi multilaterali e le pressioni esterne impongono scelte difficili per mantenere la traiettoria verso la decarbonizzazione.

I numeri
I dati confermano la tendenza: crescono la volatilità dei prezzi energetici e gli investimenti in tecnologie pulite. Gli investitori privilegiano asset legati alla transizione, mentre il capitale si sposta progressivamente verso infrastrutture più resilienti.

Questo riallineamento finanziario è già visibile nelle metriche di mercato e guida le decisioni di lungo periodo.

Un contesto internazionale che forza opzioni strategiche
La riallocazione del capitale si inserisce in uno scenario geopolitico in rapido cambiamento. Le catene di fornitura critiche subiscono tensioni, i costi di approvvigionamento diventano meno prevedibili e crescono le barriere regolatorie oltre i confini UE. La combinazione tra competizione tecnologica e frizioni commerciali aumenta il rischio di dipendenze esterne: proteggere capacità produttive e sicurezza economica richiederà un bilanciamento attento tra politica industriale e strumenti di difesa economica.

La competizione tra grandi potenze usa leve economiche per ottenere vantaggi politici, riducendo l’efficacia delle istituzioni multilaterali tradizionali. Per questo l’azione europea deve puntare a rafforzare la resilienza delle catene del valore e a stimolare investimenti nelle tecnologie critiche: semiconduttori, batterie, componentistica per rinnovabili sono tre esempi evidenti.

Servono incentivi all’innovazione, misure per favorire la localizzazione delle filiere strategiche e strumenti contro pratiche commerciali sleali. Il sentiment degli investitori, sempre più attento al rischio geopolitico, premia progetti con minor esposizione internazionale.

I percorsi possibili comportano trade‑off: costi più elevati nel breve periodo contro benefici di sicurezza e autonomia nel medio termine. Per ottenere risultati servono coordinate fiscali, regole chiare e una politica estera che sappia consolidare alleanze tecnologiche selezionate: così si possono attenuare alcune vulnerabilità senza rinunciare all’apertura commerciale.

Geoeconomia del Green Deal
Il Green Deal può diventare il perno di una strategia geoeconomica europea, capace di trasformare norme e investimenti in vantaggi competitivi. Ma se il piano è percepito come ostile dai partner — per esempio perché interpretato come una barriera commerciale — le relazioni possono incrinarsi e scatenare ritorsioni.

La risposta giusta combina misure difensive (tutele per le filiere) e scelte proattive (promozione di tecnologie e mercati europei), in modo da tutelare la competitività e sfruttare la transizione climatica come leva geopolitica.

Due fronti per rendere la transizione irreversibile
Rendere la decarbonizzazione irreversibile richiede interventi simultanei all’interno dell’UE e sul piano internazionale. Sul fronte interno, il Green Deal va protetto da influenze esterne e da spinte regressiste: politiche industriali e strumenti finanziari devono garantire continuità e certezze agli investimenti a lungo termine. All’esterno, occorre costruire alleanze che creino “interdipendenze positive”, riducendo il rischio di frammentazione delle catene del valore. Le prossime fasi politiche vedranno probabilmente un rafforzamento degli strumenti di finanziamento e delle politiche industriali per sostenere questa transizione.

Strumenti di politica industriale
Le strategie pratiche si concentrano sul consolidamento di catene del valore più resilienti: aumentare gli investimenti in tecnologie pulite, sviluppare mercati interni capaci di assorbire capacità produttiva strategica e favorire il trasferimento tecnologico verso partner selezionati. Incentivi mirati, programmi di formazione tecnica e armonizzazione degli standard sono leve fondamentali per rendere le imprese europee più competitive e meno esposte a shock esterni.

Attori globali: Stati Uniti, Cina e gli altri
Le filiere europee nel settore delle rinnovabili restano esposte a pressioni geopolitiche. L’UE dovrà ricalibrare il rapporto con gli Stati Uniti senza mettere a rischio l’alleanza strategica, mentre l’espansione dell’influenza economica cinese introduce nuove dinamiche competitive. In un contesto in cui la leadership americana non è sempre netta, crescono gli spazi per attori regionali e per la Cina; perciò l’Europa deve evitare divisioni interne e adottare un’agenda diplomatica coerente, che sappia alternare dialogo bilaterale, strumenti commerciali e misure di tutela delle filiere critiche. Investitori e imprese guardano con attenzione a segnali di unità europea e a misure concrete per la protezione tecnologica.

La partita mediterranea e il ruolo dell’Italia
La regione mediterranea e il Nord Africa possiedono un potenziale solare ed eolico superiore a 3 TW non sfruttato. Progetti congiunti a lungo termine potrebbero trasformare questa risorsa in flussi energetici esportabili e in filiere industriali integrate. Per cogliere l’opportunità, Italia e partner europei devono coordinare politiche estere ed energetiche, allineare norme tecniche e incentivi e garantire una governance condivisa dei progetti. Piattaforme trans‑mediterranee per le rinnovabili porterebbero vantaggi in termini di sviluppo economico, sicurezza energetica e decarbonizzazione.

I numeri
I dati confermano la tendenza: crescono la volatilità dei prezzi energetici e gli investimenti in tecnologie pulite. Gli investitori privilegiano asset legati alla transizione, mentre il capitale si sposta progressivamente verso infrastrutture più resilienti. Questo riallineamento finanziario è già visibile nelle metriche di mercato e guida le decisioni di lungo periodo.0

I numeri
I dati confermano la tendenza: crescono la volatilità dei prezzi energetici e gli investimenti in tecnologie pulite. Gli investitori privilegiano asset legati alla transizione, mentre il capitale si sposta progressivamente verso infrastrutture più resilienti. Questo riallineamento finanziario è già visibile nelle metriche di mercato e guida le decisioni di lungo periodo.1

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Scritto da Staff

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