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Come cambia il mix energetico dell’UE tra produzione e importazioni

Uno sguardo ai numeri 2026: produzione rinnovabile in crescita ma mix europeo ancora dominato da petrolio e gas importati

Come cambia il mix energetico dell'UE tra produzione e importazioni

Il rapporto Energy in Europe pubblicato da Eurostat nell’edizione 2026 offre una fotografia articolata del sistema energetico europeo. Il documento sottolinea come l’energia sia il pilastro delle società moderne, alimentando infrastrutture essenziali e l’economia, e mette in luce due facce della stessa medaglia: una produzione sempre più pulita e un mix complessivo che continua a dipendere dalle importazioni.

Per comprendere la situazione è necessario distinguere tra ciò che viene prodotto dentro la UE e ciò che arriva dall’estero. Il rapporto analizza in dettaglio i dati del 2026, evidenziando percentuali e variazioni paese per paese, ma anche le implicazioni in termini di dipendenza energetica e di efficienza.

La produzione energetica nell’UE nel 2026

Nella produzione interna dell’Unione il peso delle energie rinnovabili è ormai preponderante: nel 2026 le rinnovabili hanno coperto il 48% della produzione energetica totale, seguite dall’energia nucleare con il 28%, dai combustibili solidi fossili (15%), dal gas naturale (5%) e dal petrolio greggio (3%).

Questi numeri però nascondono grandi differenze locali: in alcuni Stati la transizione è già molto avanzata, mentre in altri permangono forti dipendenze da fonti tradizionali.

Esempi nazionali di produzione

Alcuni casi estremi mostrano la varietà del panorama: a Malta le rinnovabili hanno rappresentato il 100% della produzione, mentre Lettonia, Portogallo e Cipro hanno registrato quote rispettivamente del 99%, 98% e 96%. Sul fronte opposto, la Francia ha mantenuto un ruolo centrale del nucleare con il 71% della produzione nazionale, seguita da Slovacchia (67%) e Belgio (56%). I combustibili solidi sono stati predominanti in Polonia (65%), Estonia (51%) e Repubblica Ceca (39%); il gas spicca in Romania e Paesi Bassi (36% ciascuno), in Irlanda (30%) e in Croazia (15%).

Il mix energetico reale: produzione più importazioni

Guardando invece al mix energetico disponibile per i consumatori europei, la prospettiva cambia: il dato totale combina la produzione interna con le importazioni. Nel 2026 la UE ha prodotto il 43% della propria energia e ha importato il restante 57%, una dinamica che riduce il peso relativo delle rinnovabili quando si valuta l’energia effettivamente disponibile sul mercato.

Composizione delle importazioni e impatto sul mix

Le importazioni sono state dominate da petrolio e prodotti petroliferi, che costituiscono il 67% dei flussi energetici esterni, seguiti dal gas naturale (24%), dai combustibili solidi (4%), dall’elettricità (3%) e dalle energie rinnovabili (2%). Di conseguenza, il mix energetico dell’UE nel 2026 era composto principalmente da: petrolio greggio e prodotti petroliferi (38%), gas naturale (21%), energie rinnovabili (20%), energia nucleare (12%) e combustibili solidi (10%).

Anche qui le differenze nazionali sono rilevanti: la percentuale di prodotti petroliferi nel mix è risultata particolarmente alta a Cipro (86%), Malta (85%) e Lussemburgo (60%). Il gas naturale ha pesato maggiormente in Italia (36%), Paesi Bassi (31%), Ungheria e Irlanda (29% ciascuna). Le rinnovabili erano più diffuse in Svezia (48%), Lettonia (46%) e Danimarca (43%), mentre l’energia nucleare ha rappresentato il 40% in Francia, il 30% in Slovacchia e il 26% in Svezia. I combustibili solidi sono rimasti dominanti in Estonia (50%), Polonia (34%) e Repubblica Ceca (26%).

Efficienza energetica: consumi e obiettivi

Una sezione significativa del report è dedicata all’efficienza energetica, vista come leva per ridurre consumi, emissioni e dipendenza dalle importazioni. Per Eurostat migliorare l’efficienza significa intervenire su due grandezze distinte: il consumo di energia primaria e il consumo energetico finale.

Il primo rappresenta il fabbisogno totale di un paese, inclusa l’energia impiegata per produrre e trasportare energia stessa; il secondo è l’energia che arriva effettivamente a utenti domestici e imprese.

Nel 2026 il consumo di energia primaria nell’UE è stato di 1.209 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio (Mtoe), valore inferiore del 9% rispetto al 2014 ma superiore del 22% rispetto all’obiettivo per il 2030 (992,5 Mtoe). Il consumo energetico finale è stato di 901 Mtoe, in calo del 2% rispetto al 2014 ma ancora del 18% sopra l’obiettivo 2030 (763 Mtoe). Tra i paesi con riduzioni più marcate del consumo primario si segnalano Estonia (-26%), Germania (-23%) e Francia (-15%); per il consumo finale le diminuzioni più evidenti riguardano Lussemburgo (-12%), Germania (-10%) e Paesi Bassi (-9%).

La conclusione del rapporto invita a mantenere l’accelerazione sulle rinnovabili e a puntare con decisione su interventi di efficienza per ridurre la vulnerabilità alle importazioni di petrolio e gas. In sintesi, la produzione europea si sta trasformando, ma il percorso verso un mix veramente sovrano e sostenibile richiede di agire su domanda, infrastrutture e commercio internazionale.

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Scritto da Roberto Investigator

Tre scandali politici e due frodi finanziarie portate alla luce. Lavora con un metodo quasi scientifico: molteplici fonti, documenti verificati, zero assunzioni. Non pubblica finché non è a prova di proiettile. Un buon giornalismo investigativo richiede pazienza e paranoia in egual misura.

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