Il 4 febbraio 2026, il tribunale di Trieste ha emesso una sentenza di assoluzione per cinque manifestanti No green pass, coinvolti in una manifestazione tenutasi il 18 ottobre 2026 al Varco Quarto del Molo Settimo. L’evento è stato caratterizzato da tensioni tra le forze dell’ordine e i partecipanti, culminando in uno sgombero che ha suscitato ampi dibattiti sociali e politici.
Il contesto della manifestazione
La protesta di Trieste è stata parte di un movimento più ampio contro l’implementazione del Green Pass, considerato da molti cittadini una violazione delle libertà personali. Inizialmente, erano stati indagati 18 manifestanti, ma solo cinque hanno scelto di affrontare il processo fino alla fine, mentre gli altri hanno optato per misure alternative come il patteggiamento.
Dettagli sul processo
Durante le udienze, il pubblico ministero aveva accusato i manifestanti di resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale. Tuttavia, il giudice Cristina Arban ha stabilito che non c’erano elementi sufficienti per una condanna, affermando che “il fatto non sussiste” in tre dei casi e che “il fatto non costituisce reato” negli altri due. Questa decisione è stata accolta con soddisfazione dagli avvocati difensori, tra cui Filippo Teglia, che ha sottolineato come la sentenza fosse giuridicamente corretta e non influenzata da considerazioni politiche.
Le reazioni alla sentenza
Ugo Rossi, uno dei manifestanti e consigliere comunale di Insieme Liberi, ha condiviso il suo pensiero tramite un post sui social media. Rossi, che rischiava fino a sei mesi di carcere, ha evidenziato come sia stata la polizia ad aggredire i manifestanti durante la protesta.
La sua posizione è chiara: il vero crimine è stato quello di esercitare la propria libertà di espressione in un periodo di restrizioni sanitarie.
Il significato dell’assoluzione
L’assoluzione dei cinque manifestanti rappresenta un segnale importante non solo sul piano giuridico, ma anche su quello morale e politico. La sentenza ha riaperto un dibattito su come la libertà di espressione sia trattata in un contesto di emergenza sanitaria. Rossi ha affermato che il suo impegno per la libertà di pensiero ha comportato un costo personale elevato, con 15 procedimenti penali che lo hanno visto coinvolto negli ultimi cinque anni.
Implicazioni future
La sentenza di assoluzione ha riacceso il dibattito sulla gestione delle proteste e sui diritti civili in Italia. La scelta di alcuni manifestanti di patteggiare ha sollevato interrogativi sulle pressioni che possono influenzare le decisioni individuali in contesti di alta tensione.
Tuttavia, per coloro che hanno scelto di non cedere e di difendere le proprie convinzioni, la vittoria in tribunale rappresenta un passo significativo nella lotta per la libertà.
L’assoluzione dei manifestanti No green pass di Trieste segna una tappa importante in un percorso giuridico e sociale complesso. Questa vicenda ha toccato non solo la vita dei coinvolti, ma ha anche sollevato domande fondamentali sulle libertà civili e sui diritti dei cittadini in tempi di crisi.

