La sospirata scadenza del Regolamento UE 2026/1232 ha segnato una svolta nelle pratiche di sorveglianza volontaria: a partire dal 3 aprile 2026 la deroga che consentiva alle grandi piattaforme di effettuare la scansione automatica dei messaggi privati senza sospetto non è più in vigore. Questo cambiamento normativo mette al centro il conflitto tra strumenti tecnici adottati da Big Tech e i limiti imposti dal quadro giuridico europeo, con implicazioni immediate per privacy, indagini e tutela dei minori.
Di fronte a questa interruzione, aziende come Google, Meta, Microsoft e Snap hanno reagito in modo diverso: alcune hanno annunciato l’intenzione di proseguire pratiche di scansione «volontaria» in attesa di una soluzione normativa definitiva, mentre la Commissione europea ha ribadito che senza una base legale valida tali operazioni sarebbero in contrasto con la direttiva ePrivacy.
Sul tavolo restano discussioni aperte sul nuovo regolamento noto come CSAR o «Chat Control 2.0».
Cosa cambia e cosa rimane
Con la fine della deroga, non è più permesso che provider esterni scansionino a tappeto le comunicazioni private non cifrate senza un sospetto concreto o un ordine giudiziario. Questo riguarda messaggi diretti su piattaforme come Instagram, Discord, Snapchat e le email ospitate da servizi come Gmail e iCloud. Allo stesso tempo permangono strumenti efficaci: la segnalazione da parte degli utenti, l’intercettazione autorizzata con mandato giudiziario e la scansione di contenuti pubblici sui social e dei file caricati su cloud storage.
Limiti e ambiti esclusi
Va sottolineato che le chat cifrate end-to-end, come quelle su alcune versioni di WhatsApp, non sono state oggetto della scansione automatica prevista dalla deroga, e che i fornitori europei non avevano adottato lo stesso approccio delle grandi società statunitensi.
I numeri mostrano già una riduzione delle segnalazioni basate su sospetti provenienti dai provider statunitensi a causa della crescente diffusione della cifratura: secondo dati ufficiali, molte segnalazioni erano duplicate o prive di rilevanza penale.
Il confronto tra autorità, vittime e attivisti
Nel dibattito pubblico emergono posizioni contrastanti: da un lato la Direzione esecutiva di Europol ha avvertito che l’interruzione della scansione di massa potrebbe ridurre il numero di segnalazioni utili e rendere più difficili alcune indagini. Dall’altro, organizzazioni per i diritti civili e sopravvissuti agli abusi sostengono che la sorveglianza indiscriminata ha creato più danni che benefici, generando falsi positivi e procedimenti impropri, senza dimostrare un aumento delle condanne grazie a quei dati.
Le testimonianze e la visione di lungo periodo
Attivisti come Patrick Breyer e testimoni di abusi sottolineano che la fine del Chat Control rappresenta un’opportunità per investire in misure realmente efficaci: cancellazione mirata del materiale, potenziamento delle indagini mirate e strumenti di prevenzione. Le loro argomentazioni mettono in luce come la protezione dei minori passi anche attraverso il rispetto della privacy, il sostegno alle vittime e risorse investigative più specializzate.
Un piano d’azione in cinque punti
Per trasformare la crisi in opportunità è stato proposto un piano operativo in cinque direttrici: 1) destinare le risorse liberate dalla diminuzione delle segnalazioni a operazioni mirate di eliminazione del materiale illecito alla fonte; 2) promuovere security by design nelle app per impedire il contatto indesiderato con minori; 3) rafforzare la qualità delle indagini con strumenti giudiziari mirati e personale specializzato; 4) diffondere programmi di alfabetizzazione digitale nelle scuole; 5) introdurre obblighi di tutela nelle strutture frequentate dai minori.
Come si traduce in pratica
Nella pratica la proposta insiste su interventi concreti: creare unità centrali di valutazione, addestrare investigatori per operazioni undercover sul Darknet, imporre impostazioni di privacy di default nelle piattaforme e distribuire kit educativi agli studenti. Queste misure puntano a ridurre l’offerta di materiale illecito e a potenziare la capacità investigativa senza ricorrere alla scansione di massa.
In conclusione, il termine della deroga avvia una fase in cui la politica e il settore privato dovranno concordare soluzioni rispettose del quadro giuridico e più efficaci nella lotta agli abusi. I negoziati sul CSAR proseguono e l’esito determinerà il confine tra sicurezza, responsabilità delle piattaforme e tutela dei diritti fondamentali.

