Negli ultimi anni l’opzione del buy now pay later si è imposta come scelta di pagamento automatica in molti checkout online: «paghi subito o in tre rate?» è diventata routine. Per i consumatori la promessa è chiara: semplicità, approvazione immediata e assenza apparente di costi. Tuttavia, come evidenziato da una Nota di stabilità finanziaria pubblicata a fine marzo da Banca d’Italia, dietro questa fluidità si nascondono rischi che riguardano in particolare famiglie con margini di spesa ridotti. In questo testo analizziamo numeri, profili degli utenti e le novità normative in arrivo.
Il modello BNPL è parte di una più ampia tendenza all’embedded finance, dove il credito diventa un layer invisibile nell’esperienza d’acquisto. Per capire le dimensioni del fenomeno bastano pochi dati: a livello globale circa il 5% delle transazioni e-commerce avviene tramite BNPL, con un valore stimato in 342 miliardi di dollari nel 2026.
In Europa la quota sale al 9%, con picchi del 20% in Germania e del 23% in Svezia, mentre l’Italia si colloca attorno al 5%, al pari della Francia.
Cosa è il buy now pay later e i numeri in Italia
Per definizione il buy now pay later è una modalità che consente di dilazionare pagamenti di importo contenuto, spesso in tre o quattro rate, con approvazione quasi istantanea e senza interessi espliciti. In Italia il valore delle transazioni è passato da circa 1 miliardo di euro nel 2026 a quasi 9,9 miliardi nel 2026, secondo l’Osservatorio Innovative Payments del Politecnico di Milano. Tre quarti di questo volume avvengono online e il ticket medio si aggira intorno ai 200 euro.
Operatori noti come Klarna, Scalapay, PayPal e Satispay sono tra i protagonisti che hanno reso il servizio ubiquo.
Diffusione e dinamiche recenti
La diffusione tra le famiglie è rapidissima: dal poco più del 4% del 2026 si è passati a quasi il 30% nel 2026, anche se circa due terzi di questi utenti lo usano solo saltuariamente. Un altro aspetto da notare è che il BNPL tende a concentrarsi dove il debito già esiste: quasi la metà delle famiglie con finanziamenti per beni di consumo ne fa uso, mentre la quota scende a circa un quinto tra chi è privo di altri debiti. La facilità di accesso e la natura apparentemente a costo zero ne favoriscono l’adozione anche tra soggetti finanziariamente fragili.
Perché Banca d’Italia accende un faro su BNPL
L’avviso della Banca d’Italia mette in guardia su due rischi principali: il primo è il deterioramento della qualità del credito, il secondo è la scarsa visibilità aggregata delle esposizioni. Il tasso di crediti deteriorati nel segmento BNPL è intorno al 5%, superiore al 3,5% del credito al consumo tradizionale. Inoltre, le valutazioni di merito creditizio spesso si basano su informazioni parziali: molti operatori non condividono dati completi con le banche dati creditizie, creando una zona grigia che favorisce l’overlending.
Il profilo degli utenti e i segnali di allarme
Le indagini delineano un profilo prevalente: famiglie giovani, con un discreto livello di istruzione e una forte presenza nel Centro-Sud, tra lavoratori autonomi e persone con redditi variabili. Negli ultimi anni però l’adozione si è estesa anche a nuclei con pagamenti più fragili: il BNPL è molto diffuso tra chi già utilizza carte di credito rateali (circa il 70%) e tra chi ha accumulato più prestiti.
Se le dilazioni si sommano alle scadenze mensili, il rischio è che i consumatori non percepiscano il cumulo di debito fino al verificarsi di ritardi e penalità.
La risposta normativa: CCD2 e impatto sul mercato
La reazione regolamentare arriva da Bruxelles: la nuova direttiva sul credito ai consumatori, nota come CCD2, include esplicitamente le dilazioni di pagamento come il BNPL. Questo si traduce in controlli più rigorosi sulla sostenibilità dell’operazione, maggiori obblighi di trasparenza precontrattuale e regole rafforzate sulla gestione degli insoluti. È importante ricordare che la direttiva non imporrà automaticamente l’inclusione nelle banche dati creditizie, ma chiederà di consultarle quando necessario. L’Italia ha recepito le regole con termine di adeguamento fissato a novembre 2026.
Per gli operatori ciò significa costi aggiuntivi per compliance, possibili consolidamenti del mercato e, verosimilmente, prezzi al consumatore più elevati. Per i consumatori, invece, una maggiore trasparenza e una migliore valutazione del merito possono ridurre i rischi di sovraindebitamento. Resta da vedere come bilanciare la tutela con l’innovazione: se regolazione e mercato riusciranno a stabilizzare il BNPL, potrà restare uno strumento utile; altrimenti il percorso potrebbe seguire la classica sequenza di rapida espansione e successiva correzione.

