Negli ultimi mesi Blue Origin ha intensificato le attività nei suoi stabilimenti floridiani, preparando non solo il primo volo di prova del lander ma anche un secondo esemplare dello stesso modello. Il progetto mette insieme componenti condivise tra vari veicoli per accelerare lo sviluppo: l’obiettivo dichiarato è partecipare alle missioni lunari dell’Artemis e competere nella corsa spaziale commerciale. In parallelo l’azienda esplora infrastrutture orbitali non convenzionali, puntando a soluzioni di connettività e calcolo oltre l’atmosfera terrestre.
Questa doppia traiettoria — lander lunari e infrastrutture in orbita — riflette una strategia che combina attività operative sul breve termine con piani ambiziosi per la trasformazione delle attività digitali nello spazio. Tra i termini ricorrenti emergono Blue Moon MK1, Blue Moon MK2, New Glenn e il progetto denominato Project Sunrise, che propone una vasta costellazione di satelliti finalizzati a ospitare servizi legati all’elaborazione dei dati e all’energia solare continua.
L’avanzamento dei lander Blue Moon
Il lander cargo Blue Moon MK1 viene presentato come la soluzione iniziale per trasferire carichi utili sulla superficie lunare; la versione successiva, Blue Moon MK2, è progettata per ospitare equipaggi e mantenere funzionalità superiori agli storici lander Apollo, pur restando più compatta rispetto a veicoli come la Starship in versione modificata. Entro la fine del 2026 è previsto il lancio inaugurale di MK1 su un razzo New Glenn per avviare test in condizioni reali, con un secondo esemplare già in fase di assemblaggio nell’impianto chiamato Lunar Plant 1 in Florida, dove si montano la sezione inferiore del modulo e i serbatoi per ossigeno e idrogeno liquidi.
Dettagli sull’assemblaggio e la condivisione di componenti
Blue Origin sottolinea che MK1 e MK2, seppur destinati a ruoli diversi, condividono parti critiche: questo approccio permette di ridurre i tempi di sviluppo e di validare sistemi comuni in sequenza.
Il processo in corso nello stabilimento include integrazione dei serbatoi criogenici e verifica degli impianti strutturali; completati i test di sistema, il primo MK1 dovrà dimostrare le performance in orbita e in fase di discesa controllata sul suolo lunare. Lo scopo immediato è dimostrare le tecnologie e creare fiducia operativa prima di affidare carichi scientifici o missioni delicate.
Roadmap delle missioni
La roadmap prevede una prima missione dimostrativa con carichi semplici e meno costosi, seguita da un secondo volo che, nel 2027, porterà il rover NASA VIPER verso la superficie. Per il 2027 è inoltre previsto un test in orbita bassa terrestre della versione senza equipaggio del Blue Moon MK2 durante la finestra di Artemis III, con l’obiettivo di passare successivamente a un atterraggio lunare automatico e, dal 2028 in avanti, a missioni con equipaggio quando tutti i sistemi saranno stati validati.
Project Sunrise: datacenter e costellazione in orbita
Project Sunrise è la proposta di Blue Origin per portare capacità di calcolo e servizi di rete nello spazio, documentata in una richiesta presentata all’FCC. Il piano prevede il dispiegamento di 51.600 satelliti in orbita eliosincrona tra i 500 e i 1.800 chilometri, una scelta motivata dalla possibilità di beneficiare di una illuminazione solare continua per alimentare sistemi ad elevato consumo energetico. Le comunicazioni sarebbero in banda Ka, mentre i lanci sarebbero presumibilmente eseguiti con i razzi New Glenn.
Architettura prevista e criticità tecniche
L’idea di spostare parte dei datacenter per l’intelligenza artificiale nello spazio nasce dal desiderio di aggirare i limiti terrestri legati a spazio fisico e costi energetici, ma introduce sfide significative: il raffreddamento dei sistemi ad alte prestazioni rimane un problema aperto, oltre alle specifiche dei chip, alla sicurezza dei dati e alla sostenibilità operativa di una costellazione così densa.
Blue Origin prevede di utilizzare la rete TeraWave per connettività diretta tra terra e orbita, presentando il progetto come complementare ad altre iniziative industriali.
Contesto competitivo e implicazioni
Project Sunrise si inserisce in un panorama di forte competizione: SpaceX ha annunciato piani per costellazioni molto più ampie, fino a un milione di satelliti, mentre startup come Starcloud, sostenuta in parte da NVIDIA, hanno richiesto decine di migliaia di unità. Accanto a questi piani, Blue Origin continua le attività pratiche con i lander lunari e i lanci dimostrativi, incluse missioni programmate per mettere in orbita payload come il satellite di AST SpaceMobile con il New Glenn. Nel complesso, la strategia combina sviluppi hardware tangibili con proposte infrastrutturali visionarie, ponendo l’azienda di Jeff Bezos al centro di un confronto tecnologico e regolatorio che definirà il futuro delle operazioni spaziali commerciali.

