Negli ultimi anni la ricerca sulle soluzioni di accumulo ha esplorato materiali alternativi al litio alla ricerca di maggiore sicurezza, costi inferiori e minore impatto ambientale. Un gruppo di ricerca tra Hong Kong e Shenzhen ha messo a punto un prototipo di batteria acquosa che utilizza un elettrolita neutro a base di sali di magnesio e calcio. Il nome popolare di batteria al tofu nasce dall analogia con la salamoia usata nella produzione del tofu, ma non indica la presenza di derivati della soia nella cella: si tratta di un vezzo lessicale per richiamare i sali impiegati.
La soluzione proposta si distingue per due elementi chiave: un ambiente chimico a pH 7 e l uso di polimeri organici covalenti come materiale per l elettrodo negativo.
Nei test di laboratorio la cella ha superato oltre 120.000 cicli di carica e scarica con perdita minima di capacità, un risultato che sposta l attenzione dalla sola densità energetica verso criteri come durata e sicurezza, fondamentali per applicazioni stazionarie di lunga durata.
La chimica dietro il nome
Alla base della tecnologia c è l uso di un elettrolita a pH neutro, una scelta che evita i problemi di corrosione tipici di elettroliti fortemente acidi o basici. Per spiegare in termini semplici, un elettrolita neutro è una soluzione che non aggredisce i materiali interni e mantiene stabile la chimica degli elettrodi nel tempo. I sali di magnesio e calcio forniscono ioni bivalenti che possono essere immagazzinati nei polimeri organici del catodo e dell anodo, garantendo cicli ripetuti senza il rapido degrado osservato in molte celle convenzionali.
Polimeri organici e catodi
Gli scienziati hanno adottato polimeri organici covalenti per l elettrodo negativo perché offrono una struttura robusta e modellabile, adatta a ospitare ioni divalenti come Mg2+ e Ca2+. Il catodo, in alcune versioni del prototipo, si avvale di analoghi del cosiddetto blu di Prussia, un composto noto per la stabilità chimica e la capacità di scambiare ioni in modo affidabile. Questa combinazione favorisce una lunga vita utile e semplifica anche considerazioni legate al riciclo e allo smaltimento, dato l uso di materiali meno tossici rispetto ad alcuni metalli pesanti.
Prestazioni, vantaggi e limiti
Dal punto di vista numerico, una singola cella del prototipo eroga circa 2,2 volt e mostra una densità energetica intorno a 48 Wh/kg.
Per confronto, le tipiche batterie agli ioni di litio si collocano tra 150 e 250 Wh/kg. Questo significa che, pur offrendo una longevità straordinaria, la tecnologia non è adatta oggi alle applicazioni in cui la compattezza e il peso sono decisivi, come i veicoli elettrici o i dispositivi portatili. Il vero vantaggio emerge quando contano la durata e la sicurezza: la cella è non infiammabile, riducendo i rischi logistici e operativi associati alle batterie tradizionali.
Perché può essere utile per la rete
In contesti di stoccaggio su rete per fonti rinnovabili intermittenti, la priorità è spesso mantenere capacità di immagazzinamento stabile per anni con manutenzione minima. Qui la potenziale resistenza a oltre 120.000 cicli diventa strategica: in teoria, una batteria ricaricata quotidianamente potrebbe funzionare per secoli.
Inoltre, l assenza di rischio di combustione e l impiego di materiali abbondanti e meno tossici migliorano il profilo ambientale complessivo rispetto a molte alternative attuali.
Sfide per la scala industriale
Nonostante gli esiti promettenti in laboratorio, la transizione verso celle di grande formato utilizzabili su scala utility presenta ancora ostacoli tecnici ed economici. La scalabilità industriale richiede l ottimizzazione dei processi produttivi, la verifica della stabilità a lungo termine in condizioni reali e la riduzione dei costi di produzione. Anche l integrazione nei sistemi di rete necessita test estensivi per valutare comportamento in scenari di carico variabile e interconnessione con inverter e sistemi di gestione energetica.
Infine, il percorso verso il mercato dipenderà dall interesse degli investitori e dalle politiche che favoriscono tecnologie attente all ambiente. Se i prossimi sviluppi confermeranno i risultati di laboratorio, questa famiglia di accumulatori potrebbe ritagliarsi uno spazio importante nello stoccaggio distribuito e nelle infrastrutture verdi, affiancando le soluzioni ad alta densità energetica là dove la durata e la sicurezza diventano il criterio primario.

