La decisione di HMRC di assegnare un contratto pluriennale da circa £473m ad AWS per la migrazione di servizi da tre data center gestiti da Fujitsu ha riportato al centro del dibattito pubblico le pratiche di procurement nel settore IT pubblico. Il bando, pubblicato nel 2026, chiedeva a un hyperscaler di migrare server e applicazioni che oggi girano su ambienti eterogenei come Windows, diverse distribuzioni Linux, HP-UNIX, IBM AIX, Sun Solaris, oltre a virtualizzazione VMware e storage NetApp Ontap. Queste caratteristiche tecniche delineano una migrazione complessa con implicazioni strategiche per lo Stato.
Oltre al valore economico, il nodo centrale delle critiche riguarda il fatto che AWS è risultata l’unica offerente alla fine del processo di selezione. Esperti di appalti e rappresentanti della comunità tecnologica hanno sottolineato come una procedura ridotta e la scelta di limitare il mercato potenziale ai soli hyperscaler possano tradursi in diminuzione della concorrenza, perdita di potere negoziale per il committente e rischi di dipendenza a lungo termine.
Il bando, la short list e le fasi critiche
Nel corso del 2026 HMRC inviò un pacchetto informativo a vari grandi fornitori, includendo AWS, Google, IBM, Microsoft e Oracle. Secondo i documenti, alcune società si ritirarono durante il processo: Oracle e Microsoft uscirono presto, seguite da Google e IBM nelle fasi successive, lasciando AWS come unico candidato valutato. L’ammissione del dipartimento di non aver potuto condurre un completo market testing a causa di vincoli temporali è stata citata nel bando come spiegazione, ma questo alibi non ha placato le preoccupazioni sul fatto che i requisiti del bando fossero formulati in modo da privilegiare soluzioni di larga scala.
Perché sono rimasti pochi concorrenti
Le condizioni indicate nel bando, descritte come rivolte a un hyperscaler, limitavano implicitamente il pool di aziende in grado di competere.
Fonti del settore osservano che la natura tecnica e la scala dell’operazione – migrare sistemi con molteplici OS e storici di produzione – rendono la partecipazione onerosa e rischiosa per chi non dispone già di referenze analoghe. Inoltre, la preferenza per soluzioni non ibride ha contribuito a far desistere fornitori come IBM, che potevano offrire approcci differenti, amplificando così la sensazione di una gara non pienamente aperta.
Critiche principali e implicazioni pratiche
Le obiezioni sollevate riguardano tre aspetti chiave: concorrenza, valore per il contribuente e exitability. Commentatori come rappresentanti di coalizioni per il cloud aperto e ex funzionari di governo hanno evidenziato che un contratto di durata molto lunga può trasformare la soluzione scelta in una nuova forma di vendor lock-in.
Dal punto di vista finanziario, un’offerta unica riduce la leva negoziale di HMRC, mentre sul fronte strategico si apre il tema della dipendenza crescente dai grandi fornitori esteri, in particolare statunitensi, in un contesto dove la sovranità dei dati è sempre più discussa.
Vendor lock-in e difficoltà di uscita
Il rischio tecnico e contrattuale è concreto: una volta che sistemi complessi vengono ristrutturati attorno agli strumenti e ai servizi proprietari di un hyperscaler, uscire diventa tecnicamente complesso e costoso. Analisti e consulenti di procurement segnalano che le clausole di servizio standard possono prevedere limitazioni sull’egresso dei dati o costi elevati per la migrazione inversa, mentre l’uso estensivo di API e strumenti proprietari aumenta le barriere di switching.
Questa dinamica implica che i benefici immediati della migrazione potrebbero essere compensati da costi futuri difficili da quantificare.
Come migliorare gli appalti pubblici
Le proposte avanzate per mitigare questi rischi puntano a ripensare la struttura delle gare: frammentare i grandi appalti in lotti, richiedere RFIs multi-fornitore obbligatorie, introdurre criteri che valutino esplicitamente la exitability (ad esempio nessuna penale di egress o favorire l’adozione di open source) e istituire un organismo indipendente con competenze tecniche e legali per valutare contratti complessi prima dell’aggiudicazione. Un controllo preventivo professionale potrebbe evitare che decisioni frettolose o basate su convenienze interne producano impegni a lungo termine controproducenti per il settore pubblico.

