in

Artemis II rientra con successo: dettagli sull’ammaraggio nel Pacifico

Dopo dieci giorni e il sorvolo della Luna, la capsula Orion ha ammarrato al largo della California: ecco come si sono svolte la separazione, la frenata e il recupero dell'equipaggio

Artemis II rientra con successo: dettagli sull'ammaraggio nel Pacifico

L’operazione di rientro della missione Artemis II si è conclusa con un ammaraggio regolare nel Pacifico al largo di San Diego: la capsula ha toccato l’acqua alle 20:07 locali (le 2:07 in Italia) dopo un viaggio di dieci giorni che ha visto l’equipaggio sorvolare la faccia nascosta della Luna. In cabina c’erano i quattro astronauti Reid Wiseman, Victor Glover, Christina Koch e il canadese Jeremy Hansen, tutti trasferiti poi sulla nave di recupero per i primi controlli medici.

Le fasi finali del rientro hanno rispettato la sequenza pianificata, con la separazione del modulo di servizio e l’accensione dei propulsori di correzione per impostare l’angolo di rientro. Durante la fase critica lo scudo termico ha sopportato sollecitazioni estreme, arrivando a temperature riportate oltre i 3.000 °F (circa 1.500 °C), mentre la navicella è stata avvolta dal plasma tipico dell’attraversamento atmosferico.

La sequenza di rientro e la frenata finale

La manovra è partita con la separazione annunciata alle 19:33 locali (1:33 in Italia), seguita dall’accensione breve dei motori della capsula per allineare lo scudo termico. Dopo l’ingresso nelle fasi dense dell’atmosfera la velocità iniziale è stata superiore ai 40.000 km/h e, grazie al profilo aerobraking e all’apertura dei paracadute, è stata progressivamente ridotta fino a valori intorno ai 200 km/h; l’impatto con l’acqua è avvenuto con una velocità stimata di circa 30 km/h. Quel periodo ha compreso anche il noto blackout di comunicazioni, una finestra temporale in cui la capsula è stata momentaneamente isolata dalle stazioni a terra.

Paracadute, scudo termico e sistemi di sopravvivenza

La sequenza dei paracadute ha avuto inizio alle 20:03 locali (2:03 in Italia), con l’apertura progressiva dei bracci frenanti e del paracadute principale: elementi che hanno consentito alla Orion di completare l’ammaraggio in modo controllato. A bordo gli astronauti indossavano le tute del sistema Ocss (Orion Crew Survival System), progettate per resistere ad accelerazioni estreme e per garantire sopravvivenza fino a diversi giorni in caso di emergenza.

Il recupero dell’equipaggio e gli sviluppi operativi

Subito dopo l’ammaraggio, squadre della Marina hanno mobilitato elicotteri e sommozzatori: i membri dell’equipaggio sono stati sollevati e trasferiti sulla nave di supporto USS John P. Murtha dove hanno ricevuto primi esami medici prima del trasferimento al Johnson Space Center.

La capsula è stata poi imbarcata per il trasporto verso il Kennedy Space Center per ispezioni e analisi approfondite sui sistemi di rientro.

Complicazioni durante le operazioni in mare

Nonostante un ammaraggio tecnicamente corretto, alcune fasi di recupero sono state rese difficili da correnti marine particolarmente forti: i sommozzatori hanno incontrato problemi nel fissare il collare di galleggiamento, costringendo a modificare il piano originario. Dopo oltre novanta minuti di tentativi l’equipaggio è stato estratto dalla capsula e trasferito su gommoni di soccorso; fortunatamente i quattro astronauti sono risultati in buone condizioni e le operazioni sono proseguite regolarmente.

Significato della missione e prossimi passi

Al termine dell’operazione l’amministrazione della NASA ha sottolineato come Artemis II abbia dimostrato l’efficacia della combinazione tra il razzo Space Launch System e la navicella Orion, oltre al valore del lavoro con partner internazionali.

L’amministratore Jared Isaacman ha elogiato il coraggio e la dedizione dell’equipaggio e dei team a terra, mentre il presidente Donald Trump ha espresso congratulazioni pubbliche rilanciando l’ambizione verso Marte.

Gli astronauti hanno condiviso impressioni intense sul ritorno da oltre 400.000 km: tra i commenti, il comandante ha espresso stupore per la visione della Terra, e gli altri membri hanno richiamato la fragilità del pianeta e la responsabilità condivisa nel proteggerlo. Sul fronte operativo, con Artemis II completata si accelera l’assemblaggio e la preparazione per Artemis III; fonti ufficiali parlano di obiettivi ravvicinati per il prosieguo delle attività, con date e finestre di missione che verranno confermate dalla NASA durante i prossimi cicli di review.

Nel complesso la missione segna un passo importante per l’esplorazione umana oltre l’orbita bassa e offre dati preziosi per affinare scudi termici, sequenze di rientro e procedure di recupero in condizioni variabili. I risultati delle analisi sulla capsula Orion nei prossimi giorni forniranno indicazioni utili per migliorare ancora la sicurezza e l’affidabilità delle missioni future.

What do you think?

Scritto da Gianluca Esposito

Ex chef, critico gastronomico e food journalist. Formazione Alma.

Come Claude Mythos Preview ridefinisce la difesa digitale con Project Glasswing

Come Claude Mythos Preview ridefinisce la difesa digitale con Project Glasswing