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Artemis II: perché la NASA ha scelto le Nikon D5 per documentare la missione

la NASA ha scelto le Nikon D5 per Artemis II grazie a robustezza, bassa sensibilità al rumore e ampia gamma dinamica; la partenza è stata spostata a non prima dell'inizio di aprile 2026 per un'anomalia legata all'ICPS

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La missione umana verso l’orbita lunare, Artemis II, subisce un rinvio della partenza a non prima dell’inizio di aprile 2026. Il problema è stato identificato nel secondo stadio del vettore e richiede verifiche tecniche supplementari. L’equipaggio, intanto, prosegue le esercitazioni per familiarizzare con le attrezzature fotografiche previste durante il volo.

Parallelamente alle attività di verifica sul razzo, gli astronauti stanno testando strumenti per la documentazione del viaggio. Oltre a fotocamere professionali, il programma include l’impiego di smartphone personali e di action cam fornite per usi mediatici e per raccolta dati scientifici. Le procedure di addestramento contemplano protocolli di acquisizione, catalogazione e trasferimento sicuro dei materiali raccolti.

Perché le Nikon D5 per Artemis II

La scelta delle fotocamere deriva da requisiti di affidabilità e performance in condizioni estreme.

Le apparecchiature selezionate garantiscono stabilità dell’immagine, gestione avanzata del rumore e controllo manuale esteso per riprese in orbita. Gli strumenti dovranno inoltre rispettare vincoli di massa, consumi e compatibilità con i sistemi di bordo.

Le attività successive prevedono verifiche di integrazione tra equipaggiamento fotografico e sistemi navetta, oltre alla risoluzione del guasto al secondo stadio. Ulteriori test tecnici e procedure di qualificazione proseguiranno nelle prossime settimane, prima di confermare una finestra di lancio definitiva.

In continuità con le verifiche già avviate, la scelta degli strumenti fotografici rientra nelle procedure di qualificazione tecniche preliminari. La NASA ha optato per due Nikon D5 reflex con obiettivi dedicati per motivi operativi e di robustezza.

La decisione non è guidata da preferenze di mercato ma da requisiti ingegneristici.

Tra i criteri principali figurano la resistenza alle radiazioni, la comprovata affidabilità meccanica e la qualità d’immagine in condizioni estreme. Le fotocamere dispongono di sensori full-frame e otturatori meccanici progettati per cicli ripetuti di scatto in ambiente spaziale.

Caratteristiche tecniche decisive

Dal punto di vista dell’immagine, la scelta favorisce parametri che minimizzano la perdita informativa nelle scene ad elevato contrasto. Il sistema privilegia il basso rumore per esposizioni in condizioni di luce limitata e un’ampia gamma dinamica per catturare dettagli sia nelle aree illuminate dal Sole sia nelle ombre profonde. Queste proprietà riducono la necessità di elaborazioni successive a bordo.

Le procedure di verifica includono test ambientali standardizzati. Tra essi figurano prove di ciclo termico, vuoto e esposizione a dosi controllate di radiazione, oltre a test di compatibilità elettromagnetica.

I risultati determineranno l’idoneità finale dell’equipaggiamento prima della conferma della finestra di lancio.

I risultati determineranno l’idoneità finale dell’equipaggiamento prima della conferma della finestra di lancio. Le verifiche in corso riguardano la capacità di produzione documentale e la sicurezza operativa degli strumenti a bordo.

La Nikon D5 è stata selezionata per la sua combinazione di robustezza meccanica e architettura elettronica consolidata. Il modello fornisce due vantaggi operativi: elettronica meno complessa rispetto alle mirrorless più recenti e un corpo progettato per carichi gravosi. Le scelte ottiche includono l’AF-S NIKKOR 80-400mm f/4.5-5.6 G ED VR e l’AF-S NIKKOR 14-24mm f/2.8G ED, destinate rispettivamente alle riprese a distanza della capsula e alle inquadrature attraverso i finestrini della navicella.

Strumenti di bordo e documentazione multimediale

La dotazione prevede adattamenti specifici per l’ambiente spaziale. I corpi macchina mantengono i due alloggiamenti di memoria per garantire ridondanza su schede XQD e CompactFlash. La registrazione in formato RAW è prioritaria per preservare la massima qualità e consentire post-produzione tecnica.

Dal punto di vista operativo, le procedure includono la disattivazione dei sistemi di stabilizzazione ottica quando l’apparecchio è fissato a supporti rigidi. Le attività di scatto prevedono settaggi manuali per esposizione e bilanciamento del bianco, al fine di limitare l’intervento automatico in condizioni di illuminazione estreme.

Per la sicurezza e l’integrità dei materiali, sono in prova soluzioni di fissaggio e di schermatura contro particelle e radiazioni. Vengono inoltre testati sistemi di tethering per evitare il rischio di perdita in microgravità. La documentazione includerà metadati estesi per ogni ripresa, comprensivi di timestamp sincronizzati con i sistemi di bordo.

Il protocollo di gestione dati prevede copia speculare a caldo su dispositivi di bordo e download periodico verso i sistemi terrestri durante le finestre di comunicazione. Le prove valuteranno anche la durata delle batterie e l’affidabilità termica dei corpi macchina in condizioni operative prolungate.

I dati raccolti dalle sessioni di test saranno confrontati con metriche di riferimento per la fotografia spaziale. Questi indicatori guideranno le decisioni sui possibili aggiornamenti dell’equipaggiamento prima dell’imbarco definitivo.

Dai risultati delle verifiche dipenderanno eventuali aggiornamenti dell’equipaggiamento prima dell’imbarco definitivo. In questa fase l’equipaggio è autorizzato a integrare la documentazione con dispositivi personali sotto vincoli operativi.

Oltre alle due reflex e agli obiettivi, l’equipaggio potrà utilizzare smartphone personali e action cam GoPro messe a disposizione per la produzione di un documentario destinato a National Geographic e supportato da partner mediatici. Questo approccio ibrido combina materiale professionale ad alta risoluzione con contenuti immediati pensati per il pubblico.

Archiviazione e trasferimento dei dati

Le immagini scattate con le DSLR saranno memorizzate su schede Compact Flash. Secondo il piano operativo, sono previste dieci unità da 256 GB ciascuna per immagazzinare il materiale.

Il download verso le stazioni a Terra è contemplato ma risulta complicato. Le limitazioni di banda e le finestre di comunicazione rendono il trasferimento in tempo reale o ad alta velocità estremamente impegnativo. I dati saranno quindi gestiti con priorità di compressione e selezione, e con transfer pianificati nelle finestre disponibili.

Il rinvio della partenza: l’anomalia sull’ICPS

Il rinvio della partenza segue la scoperta di un’anomalia nel sistema di pressurizzazione a elio del secondo stadio, l’Interim Cryogenic Propulsion Stage (ICPS). L’ICPS ha il compito di inserire la capsula Orion sulla traiettoria lunare mediante un motore criogenico. Il corretto funzionamento richiede la pressurizzazione stabile dei serbatoi di idrogeno e ossigeno liquidi.

Implicazioni tecniche del problema

Una perdita o un flusso di elio insufficiente può compromettere le condizioni termodinamiche necessarie per le manovre di trasferimento. In particolare, la variabilità di pressione può impedire l’espulsione corretta del propellente e il riaccendimento del motore. Le cause potenziali includono malfunzionamenti di valvole, ostruzioni nei filtri e difetti nelle linee di collegamento tra gli stadi.

Per questa ragione la NASA ha posticipato il lancio fino al completamento delle verifiche diagnostiche e delle eventuali riparazioni. Le operazioni previste includono test di tenuta, ispezioni non distruttive e simulazioni di pressurizzazione. È atteso un aggiornamento ufficiale al termine delle attività tecniche e delle valutazioni del rischio.

Prospettive e bilancio operativo

È atteso un aggiornamento ufficiale al termine delle attività tecniche e delle valutazioni del rischio. Nel frattempo, la combinazione di un calendario aggiornato e di scelte tecniche conservatrici indica un approccio orientato alla sicurezza e all’affidabilità. Le decisioni privilegiano corpi macchina con elettronica meno sofisticata ma già testata per il volo profondo, per ridurre il rischio di malfunzionamenti imprevedibili durante la missione.

Contemporaneamente, l’impiego di attrezzature multimediali diversificate mira a massimizzare il valore narrativo e scientifico delle immagini trasmesse a Terra. Artemis II prosegue

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Scritto da Staff

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