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Artemis II: missione, equipaggio e tecnologia per un flyby lunare storico

Artemis II riunisce equipaggio internazionale, tecnologia europea e prototipi di sicurezza per una missione di circa dieci giorni in free-return trajectory intorno alla Luna

Artemis II: missione, equipaggio e tecnologia per un flyby lunare storico

Nella notte tra l’1 e il 2 aprile 2026 la NASA ha dato il via a una nuova fase dell’esplorazione umana con il lancio dall’area storica di Cape Canaveral: dal Launch Complex 39B è decollato il Space Launch System (SLS) con in cima la capsula Orion Integrity. A bordo ci sono quattro astronauti — Reid Wiseman, Victor Glover, Christina Koch (NASA) e Jeremy Hansen (CSA) — pronti per una missione di circa dieci giorni che prevede un passaggio ravvicinato della Luna e il rientro verso la Terra. L’obiettivo è dimostrare che sistemi, procedure e equipaggio possono operare in sicurezza oltre l’orbita terrestre bassa.

Perché questa missione è cruciale

Artemis II non è semplicemente un lancio: è una prova di integrazione tra uomo e macchina in ambiente di spazio profondo.

Dopo il volo senza equipaggio di Artemis I, ora si verifica il comportamento dei sistemi di supporto vitale, delle interfacce e delle comunicazioni con battiti cardiaci veri a bordo. La traiettoria scelta è una free-return trajectory, ovvero un profilo che, in caso di perdita di propulsione principale, permette alla capsula di tornare verso la Terra sfruttando la gravità lunare; nei primi 36 ore rimane possibile anche una manovra di emergenza “turn and burn”. Sul piano umano la presenza di un equipaggio misto, con Jeremy Hansen primo canadese verso la Luna, sottolinea la natura internazionale del programma.

Ruoli dell’equipaggio e misure di sicurezza

Il comandante Reid Wiseman guida la squadra, Victor Glover funge da pilota con responsabilità sui sistemi di guida, Christina Koch è incaricata degli esperimenti e delle operazioni di bordo, mentre Jeremy Hansen rappresenta la CSA.

La NASA ha adottato ridondanze maggiori rispetto alle missioni Apollo: le tute Orion Crew Survival System (OCSS) sono progettate per offrire sopravvivenza fino a 144 ore in caso di depressurizzazione, e procedure mediche e di emergenza sono state validate in simulazioni estensive.

Il profilo di volo: tappe e momenti chiave

Dopo l’inserimento iniziale in orbita terrestre e il distacco dallo stadio superiore, l’equipaggio effettuerà controlli di sistema e riposo. Il secondo giorno è prevista la Trans-Lunar Injection (TLI), la spinta che mette Orion sulla rotta verso la Luna. Nei giorni successivi si svolgeranno dimostrazioni operative, esperimenti e collegamenti con il Deep Space Network. L’ingresso nella sfera di influenza lunare dovrebbe avvenire intorno al quinto giorno, mentre il passaggio ravvicinato — il lunar close approach — è calendarizzato per il sesto giorno, quando Orion si avvicinerà a poche migliaia di chilometri dalla superficie e raggiungerà la massima distanza dalla Terra superando il record di Apollo 13.

Fasi finali e rientro

Dopo il flyby la capsula entrerà nella fase di ritorno (Trans-Earth), con ultime verifiche di sistemi, esercizi e dimostrazioni come la Rad Shelter Demo. Il nono giorno sarà dedicato alla preparazione per l’ingresso atmosferico: stivaggio, vestizione delle tute e configurazione del veicolo. L’ultima giornata prevede la separazione tra modulo di servizio e modulo di comando, l’ingresso atmosferico con lo scudo termico e l’ammaraggio previsto nell’Oceano Pacifico assistito dai paracadute.

Tecnologia, industria e preparativi al lancio

Il SLS Block 1 alto 98 metri combina motori RS-25 ereditati dallo Shuttle e booster laterali aggiornati; alla partenza produce una spinta nell’ordine di milioni di libbre-forza per assicurare la capacità di TLI.

Il sito di integrazione principale, il Vehicle Assembly Building (VAB), e la rampa LC-39B testimoniano la continuità infrastrutturale. A livello internazionale, il European Service Module (ESM) — realizzato in gran parte da Thales Alenia Space in Italia e integrato da Airbus in Germania — fornisce energia, propulsione e gestione termica: senza l’ESM la missione non sarebbe possibile.

Imprevisti risolti e calendari

Nei giorni precedenti al lancio sono stati gestiti piccoli intoppi: un sensore di temperatura collegato a una batteria del Launch Abort System (LAS) ha creato apprensione, risolto rapidamente dagli ingegneri, e controlli successivi hanno riguardato anche una linea di elio nello stadio superiore. La timeline prevede finestre di lancio con backup — se necessario è prevista la riprogrammazione a date successive (finestra di riserva fino al 6 aprile e ulteriori slittamenti possibili come da piani operativi) — sottolineando che la prudenza guida ogni decisione.

Scienza a bordo e valore a lungo termine

Oltre alla dimostrazione dei sistemi, Artemis II porta a bordo esperimenti biomedicali per valutare effetti di radiazioni e adattamenti fisiologici al di fuori della magnetosfera terrestre. Monitoraggi cardiaci, studi sul sonno e test metabolici aiuteranno a definire parametri per missioni più lunghe. Inoltre, materiale filmato dagli astronauti sarà utilizzato da partner media come National Geographic per documentari che mostreranno il viaggio al pubblico. I risultati della missione alimenteranno la pianificazione delle prossime tappe del programma Artemis, compresi i progetti di lander e l’infrastruttura di supporto in orbita cislunare.

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Scritto da Fabio Rinaldi

Giornalista motoristico, ex ingegnere di pista F3. Copre F1, MotoGP e mercato auto.

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