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Artemis II e le immagini dallo spazio con iPhone 17 Pro Max e Nikon Z 9

Un racconto sulle immagini scattate da bordo di Orion durante Artemis II: dai dispositivi personali agli strumenti professionali come la Nikon Z 9

Artemis II e le immagini dallo spazio con iPhone 17 Pro Max e Nikon Z 9

La missione Artemis II ha portato in prima linea non solo la tecnologia spaziale ma anche la voglia di raccontare il viaggio con le immagini. A bordo della capsula Orion l’equipaggio ha sfruttato una combinazione di apparecchiature: dalle action cam alle DSLR professionali, fino agli smartphone personali. Questo mix ha permesso di ottenere fotografie con caratteristiche tecniche e narrative molto diverse, utili sia per il pubblico sia per gli specialisti.

In parallelo ai test sui sistemi di volo, gli astronauti hanno documentato scorci di Terra e Luna che oggi possiamo vedere grazie a file inviati o pubblicati. Le scelte dei corpi macchina e delle ottiche, così come le impostazioni di scatto, raccontano un approccio pratico: adattare strumenti terrestri a un ambiente in cui il tempo e la gestione della luce sono risorse critiche.

In questo articolo esploriamo le fotocamere presenti, alcune immagini note e i dettagli tecnici che emergono dagli EXIF.

Equipaggiamento fotografico a bordo

L’equipaggiamento fotografico di Artemis II comprendeva una coppia di corpi macchina Nikon D5, diverse GoPro e i telefoni personali dei quattro membri dell’equipaggio. Inoltre, poco prima del lancio il comandante Reid Wiseman ha ottenuto il permesso di portare a bordo anche una mirrorless professionale: la Nikon Z 9. Questa scelta non era casuale: la Z 9 offre prestazioni avanzate che la NASA e i team coinvolti ritengono utili per future operazioni sulla superficie lunare, perciò gli operatori a terra e quelli sulla Stazione Spaziale Internazionale si sono esercitati con lo stesso modello.

Perché la Nikon Z 9

La Nikon Z 9 viene considerata superiore alla D5 in vari aspetti come autofocus e gestione del buffer, caratteristiche utili in condizioni dinamiche e con forti contrasti di luce. Gli equipaggi hanno potuto familiarizzare con il corpo macchina prima della missione per apportare le modifiche necessarie al workflow. In questo contesto la mirrorless è vista come strumento di prova per gli scatti che potrebbero essere effettuati durante future attività extraveicolari e suolo lunare.

Immagini pubblicate e dati tecnici

Tra le prime fotografie note scattate con la Nikon Z 9 figura un’immagine del terzo giorno di viaggio in cui la Terra appare parzialmente illuminata contro il nero dello spazio. Per quella foto è stata impiegata un’ottica Nikon AF 35mm f/2 D con impostazioni pari a apertura f 2.0, tempo di esposizione 1/26000 s e sensibilità 400 ISO.

L’immagine funge da prova pratica per prendere confidenza con la mirrorless in condizioni reali di missione.

La Luna catturata dalla Nikon D5

La prima fotografia lunare resa pubblica durante la missione è stata ottenuta con una Nikon D5. In quel caso si è utilizzato uno zoom 80 400 mm impostato a 400 mm, con diaframma chiuso a f 16, tempo di esposizione 1/500 s e 500 ISO. La ripresa mostra in particolare il Mare Orientale, una porzione di superficie che dall’orbita terrestre ha una visuale differente rispetto a quanto osservabile dalla Terra stessa.

Smartphone e immagini intime della missione

Oltre alle reflex e alla mirrorless, gli astronauti hanno usato i loro telefoni personali. Due scatti particolarmente suggestivi sono stati realizzati con iPhone 17 Pro Max: uno ritrae il comandante Reid Wiseman che guarda la Terra attraverso il finestrino di Orion, mentre l’altro mostra Christina Koch dallo stesso punto di osservazione ma con un’inquadratura diversa.

Queste immagini dimostrano come uno smartphone possa integrare efficacemente gli strumenti professionali su un volo spaziale.

Impostazioni e contesto delle foto con iPhone

I dati EXIF dei ritratti indicano che il frontale dell’iPhone 17 Pro Max è stato utilizzato con apertura f 1.9. Nel caso di Reid Wiseman le impostazioni registrate sono state 32 ISO e tempo di esposizione 1/1000 s; per Christina Koch i parametri erano 20 ISO e 1/180 s. Entrambe le fotografie sono state scattate il 2 aprile, quando la Terra risultava ancora visibile e relativamente vicina rispetto alle successive fasi del viaggio, nelle quali il pianeta apparirà molto più piccolo.

Osservazioni finali

Le immagini di Artemis II mescolano visione scientifica e racconto umano: dalle ottiche professionali alla semplicità dello smartphone, ogni dispositivo ha contribuito a creare un archivio visivo prezioso. Alcune foto saranno probabilmente rese disponibili dopo il rientro della capsula, ma quelle già emerse offrono uno sguardo immediato sulle sfide tecniche e sulle scelte operative che accompagnano un volo verso la Luna, il cui passaggio ravvicinato è previsto per il 6 aprile.

In sintesi, la missione conferma come la combinazione di strumenti consolidati come la Nikon D5, nuove mirrorless come la Nikon Z 9 e dispositivi personali come l’iPhone 17 Pro Max possa offrire un repertorio visivo ricco e complementare, utile per divulgazione, ricerca e preparazione delle future fasi del programma lunare.

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Scritto da John Carter

Dodici anni come inviato in zone di conflitto per le maggiori testate internazionali, tra Iraq e Afghanistan. Ha imparato che i fatti vengono prima delle opinioni e che ogni storia ha almeno due versioni. Oggi applica lo stesso rigore alla cronaca quotidiana: verifica, contestualizza, racconta. Niente sensazionalismi, solo ciò che è verificato.

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