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8 Luglio 2026

Ankara, la posizione italiana su spese e investimenti per la difesa

Il vertice Nato ad Ankara ha messo al centro le scelte di bilancio per la difesa: l'Italia arriva con la spesa al 2,8% del Pil, propone che gli investimenti restino nel paese e valuta il ricorso a meccanismi Ue per finanziare armamenti, cyber sicurezza e riduzione della dipendenza energetica

Ankara, la posizione italiana su spese e investimenti per la difesa

Il summit Nato tenutosi ad Ankara ha catalizzato l’attenzione sulle risorse destinate alla sicurezza collettiva e sulle scelte nazionali di spesa. L’Italia si è presentata al tavolo dei leader con un aumento significativo della spesa per la difesa, sostenendo la necessità che gli investimenti generino occupazione e ricerca sul territorio nazionale.

Oltre al dibattito sui numeri, il vertice ha ribadito posizioni strategiche su dossier internazionali: la preclusione all’accesso dell’arma nucleare da parte dell’Iran, la qualificazione della Russia come minaccia a lungo termine per la sicurezza euro-atlantica e l’impegno di sostegno continuativo all’Ucraina, con impegni finanziari e logistici concreti per il 2026.

La proposta italiana: 2,8% del Pil e la priorità alle catene produttive interne

La delegazione italiana ha annunciato una dotazione destinata alla difesa pari al 2,8% del Pil un incremento significativo rispetto al livello precedente del 1,6% del 2026. Questo aumento, quantificato in circa 0,71 punti percentuali del Pil, è legato in larga misura a spese per la sicurezza interna e alle misure di protezione multidominio ventilate dal governo.

La premier ha sottolineato che se lo Stato investe in difesa «i soldi devono restare in Italia»: una sollecitazione a concentrare ordini e programmazioni sui fornitori nazionali, cercando di trasformare la spesa pubblica in occupazione qualificataricerca e capacità industriale. Questo approccio lega la pianificazione militare a obiettivi economici e territoriali concreti, con ricadute previste sulle filiere produttive nazionali.

Composizione della spesa e priorità

Nel computo della spesa, il governo italiano ha distinto tra la quota destinata a forze armate e acquisto di sistemi d’arma (la cosiddetta Core Defence) e la parte riservata a infrastrutture critiche, cybersicurezza e innovazione tecnologica (la Soft Defence). A livello di Alleanza, i Paesi si sono impegnati a orientare gli sforzi verso un mix che raggiunga complessivamente il 5% del Pil entro il 2035 ripartito in 3,5% per la Core Defence e 1,5% per la Soft Defence.

Strumenti europei e margini di bilancio: Safe e National Escape Clause

Per finanziare parte dei nuovi impegni l’Italia intende sfruttare due strumenti messi a disposizione a livello europeo. Il primo è il meccanismo denominato Safe un programma di prestiti che potrebbe erogare fino a circa 14,9 miliardi in cinque anni. Il secondo è la National Escape Clause del Patto di stabilità, che apre margini temporanei di bilancio fino all’1,5% del Pil per spese ritenute eccezionali.

Nella pratica operativa, l’Esecutivo ha ipotizzato di combinare i due strumenti: l’attivazione di prestiti europei verrebbe vincolata a una decisione parlamentare sull’uso della clausola di salvaguardia. In questo quadro è stata considerata l’utilizzazione fino a 11,5 miliardi (circa lo 0,5% del Pil) e la convivenza di una quota aggiuntiva fino allo 0,6% del Pil (circa 14 miliardi) per investimenti strutturali mirati alla riduzione della dipendenza dai combustibili fossili nel periodo 2026-28.

Implicazioni fiscali e vincoli

L’opzione di ricorrere a prestiti europei e alla clausola di bilancio solleva questioni di sostenibilità e coordinamento con le regole di finanza pubblica. L’uso combinato degli strumenti mira a bilanciare la necessità di aumentare la capacità di difesa con il rispetto dei vincoli macroeconomici, cercando di massimizzare l’impatto industriale degli investimenti.

Posizioni internazionali emerse ad Ankara e impegni per l’Ucraina

Il comunicato finale del vertice ha ribadito che la Russia costituisce una minaccia a lungo termine per lo spazio euro-atlantico e ha riaffermato l’ostilità all’accesso dell’Iran all’arma nucleare. Gli Alleati hanno inoltre confermato un pacchetto di forniture e supporto logistico per l’Ucraina, impegnandosi a erogare risorse e equipaggiamenti per un totale programmato attorno ai 70 miliardi di euro per il 2026, con l’obiettivo di mantenere livelli analoghi anche l’anno successivo.

Durante il summit sono emerse anche dichiarazioni dirette di alcuni leader su collaborazione industriale, produzione di sistemi come i missili in licenza per Kiev e la pianificazione di esercitazioni congiunte per rafforzare capacità e interoperabilità. Al contempo, alcuni leader hanno evidenziato la necessità di evitare duplicazioni inutili tra sforzi europei e attività Nato per massimizzare l’efficacia collettiva.

Nel complesso, il vertice di Ankara ha combinato decisioni concrete sui finanziamenti con affermazioni strategiche sulle priorità geopolitiche, confermando una tendenza a rafforzare la spesa per la difesa e a integrare strumenti nazionali ed europei per sostenere la transizione verso capacità militari e infrastrutturali più resilienti.

Autore

Francesca Spadaro

Francesca Spadaro ha ricostruito una catena di investimenti veronese partendo dai bilanci depositati alla Camera di Commercio; è analista finanziaria che coordina dossier su PMI e mercati. Laureata in economia, collabora con camerali locali e cura newsletter economiche territoriali.