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11 Settembre 2026

Ankara, la posizione italiana su spese e investimenti per la difesa

Il vertice Nato ad Ankara ha messo al centro le scelte di bilancio per la difesa: l'Italia arriva con la spesa al 2,8% del Pil, propone che gli investimenti restino nel paese e valuta il ricorso a meccanismi Ue per finanziare armamenti, cyber sicurezza e riduzione della dipendenza energetica

Ankara, la posizione italiana su spese e investimenti per la difesa

Al vertice Nato di Ankara del 7-8 luglio, l’Italia ha annunciato un aumento della spesa per la difesa al 2,8% del Pil e ha chiesto di orientare gli investimenti verso le filiere nazionali, mentre gli alleati hanno confermato un pacchetto di circa 70 miliardi per l’Ucraina nel 2026. La sede del summit ha ospitato anche un Forum dell’industria della difesa e incontri bilaterali con focus su produzione, interoperabilità e resilienza delle reti. Ultimo aggiornamento: 9 luglio 2026.

L’annuncio italiano arriva nel quadro di un confronto che ha definito la Russia come minaccia di lungo periodo e ha riaffermato l’opposizione all’accesso dell’Iran all’arma nucleare. Per l’Alleanza, il dibattito si è concentrato su come raggiungere entro il 2035 il target del 5% del Pil per la difesa, con un mix di Core Defence e Soft Defence che punti a capacità concrete e catene di approvvigionamento robuste. Le trattative hanno risentito delle interlocuzioni tra Washington, Mosca e Kiev alla vigilia del vertice.

Roma ha legato l’aumento di bilancio a un piano industriale che privilegi occupazione e ricerca sul territorio. Nel computo nazionale, il governo ha distinto le spese per forze armate e sistemi d’arma dalla quota per infrastrutture critiche, cybersicurezza e innovazione. A livello operativo, la trasformazione dei maggiori stanziamenti in capacità esigibili è stata discussa alla presenza dei Paesi E5, con l’ipotesi di acquisti congiunti e programmi condivisi per droni, guerra elettronica e sistemi anti-drone.

Impegni italiani: 2,8% del Pil e filiere interne

La delegazione italiana ha fissato la dotazione destinata alla difesa al 2,8% del Pil in crescita rispetto all’1,6% indicato per il 2026, collegando l’aumento a misure di protezione multidominio e sicurezza interna. La presidente del Consiglio ha ribadito: «i soldi devono restare in Italia», sollecitando una concentrazione di ordini su fornitori nazionali al fine di trasformare la spesa pubblica in occupazione qualificata, ricerca e rafforzamento della base industriale. L’indirizzo politico mira a consolidare le filiere produttive domestiche, con effetti attesi su sub-forniture e programmi di lungo periodo.

Nella scomposizione della spesa, la “Core Defence” riguarda forze armate e acquisizione di sistemi, mentre la “Soft Defence” include infrastrutture critiche, innovazione tecnologica e sicurezza delle reti. L’approccio è stato presentato come strumento per allineare pianificazione militare e obiettivi economici, con attenzione alla resilienza e alla riduzione dei colli di bottiglia industriali. In parallelo, l’Italia ha richiesto di evitare duplicazioni tra iniziative europee e N ato, massimizzando l’efficacia collettiva nel quadro del burden shifting.

Target Nato al 2035 e ruolo dei Paesi E5

Gli alleati hanno discusso le modalità per raggiungere il 5% del Pil entro il 2035, con un mix indicativo di 3,5% per la Core Defence e 1,5% per la Soft Defence. Il formato E5 — Francia, Regno Unito, Germania, Italia e Polonia — è stato chiamato a mostrare risultati tangibili, trasformando l’aumento degli stanziamenti in capacità operative. Sul tavolo, acquisti comuni, rafforzamento delle catene di approvvigionamento e miglioramento della prontezza, con particolare attenzione alla produzione di munizionamento, droni e sistemi controminaccia.

Strumenti europei SAFE e clausola nazionale

Per finanziare gli impegni, Roma ha indicato l’uso combinato del programma europeo SAFE e della National Escape Clause del Patto di stabilità. SAFE prevede prestiti fino a circa 14,9 miliardi in cinque anni, mentre la clausola nazionale apre margini temporanei fino all’1,5% del Pil per spese eccezionali. L’ipotesi operativa prevede l’attivazione di prestiti vincolata a una decisione parlamentare sulla clausola, con un utilizzo fino a 11,5 miliardi (circa lo 0,5% del Pil) e la convivenza di una quota aggiuntiva fino allo 0,6% del Pil (circa 14 miliardi) per investimenti strutturali volti a ridurre la dipendenza dai combustibili fossili nel triennio 2026-28.

Sostegno a Kiev e integrazione industriale

Il sostegno all’Ucraina è rimasto centrale: il pacchetto per il 2026 è stato quantificato attorno ai 70 miliardi di euro con l’intenzione di mantenere livelli analoghi nel 2027, combinando forniture e supporto logistico. A Ankara si è discusso della produzione in licenza di sistemi per Kiev e di esercitazioni congiunte per rafforzare interoperabilità e deterrenza. In prospettiva, Kiev è stata inquadrata come partner industriale con un ecosistema in rapida evoluzione nei campi dei droni, della guerra elettronica e dei sistemi autonomi, utile a rafforzare la base tecnologica europea.

Il comunicato del summit ha qualificato la Russia come minaccia a lungo termine per lo spazio euro-atlantico e riaffermato la preclusione all’accesso dell’Iran all’arma nucleare. La cornice strategica si è intrecciata con gli obiettivi di resilienza delle infrastrutture critiche aumento della capacità produttiva e riduzione dei colli di bottiglia. Nelle ore precedenti al vertice, le interlocuzioni ad alto livello fra Washington, Mosca e Kiev hanno contribuito a mantenere alta la pressione negoziale, mentre gli Stati europei hanno confermato la volontà di assumere una quota maggiore di responsabilità nel burden shifting a fronte della riallocazione di priorità statunitensi verso l’Indo-Pacifico.

Autore

Francesca Spadaro

Francesca Spadaro ha ricostruito una catena di investimenti veronese partendo dai bilanci depositati alla Camera di Commercio; è analista finanziaria che coordina dossier su PMI e mercati. Laureata in economia, collabora con camerali locali e cura newsletter economiche territoriali.