L’innovazione fra crescere l’AIM

Con Anna Lambiase, CEO di IR Top Consulting, parliamo qui a Think del rapporto fra le società tecnologie e l'AIM Italia.

Anna lambise
Ceo di IR top consulting parla a think

Dall’Osservatorio Aim di Ir Top Consulting la fotografia di un mercato borsistico che continua a crescere a doppia cifra. Migliora anche la corporate governance. Ne parliamo con Anna Lambiase, fondatrice e amministratore delegato di IR Top Consulting.

Qual è l’andamento delle società tecnologiche in AIM Italia?

AIM Italia e pmi tech: un rapporto che si rafforza. Nell’ultimo quinquennio, infatti, come emerge dai risultati e dai trend dell’OSSERVATORIO AIM, il mercato azionario di Borsa Italiana dedicato alle PMI, di IR TOP Consulting, elaborato dall’Ufficio Studi interno, cresce il numero di IPO, di società provenienti dal settore tecnologia, arrivato a rappresentare la quota più rilevante delle quotate (19 per cento). A seguire, per presenza settoriale: le società industriali (17%) e il settore Finanza (che include 3 SPAC) il 15 per cento.

“Nel confronto con il 2015, spiega Anna Lambiase, il peso delle società tecnologiche sul totale delle quotate AIM è quasi raddoppiato, passando dal 10 al 19 per cento. Quattro le principali ragioni che sostengono la crescita: il tema dell’innovazione con l’AIM come strada per sostenere i finanziamenti in R&D, un trend di sviluppo del comparto stesso che sta attraversando un momento molto favorevole con la nascita di diverse realtà, il focus sulle dimensioni aziendali e la portata innovativa di queste imprese. Ci aspettiamo un ulteriore incremento delle IPO tecnologiche, con le misure del Governo a sostegno delle pmi innovative e il credito di imposta al 50% per gli investitori”.

Come si sta evolvendo l’AIM nel corso degli anni?

Tra il 2015 e il 2020 il volto dell’AIM Italia è cambiato molto. Tra i principali trend evidenziati dall’Osservatorio di AIM Italia, un sensibile miglioramento dei principali parametri «standard» di Corporate Governance: il 98% delle società AIM presenta almeno un componente indipendente nel board (91% nel 2015), il 61% presenta almeno una quota rosa nel CDA (42% nel 2015), l’83% presenta il voto di lista per la nomina del CDA (59% nel 2015), il 70% delle società AIM Presenta almeno un comitato endoconsiliare (40% nel 2015). Inoltre, nel periodo di riferimento aumenta il controvalore medio giornaliero (+79%), passando da 47 mila euro nel 2015 a 79 mila euro del 2020 e aumentano anche i giorni con scambi: +15% nel 2020 rispetto al 2015. Passi avanti in termini di trasparenza: tocca il 74% la quota delle società AIM con copertura analisti (era al 48% nel 2015), dato che beneficia inoltre dell’impatto positivo della revisione della normativa che ha stabilito l’obbligatorietà della ricerca (equity research) per gli emittenti quotati successivamente al 3 gennaio 2018. Infine, aumenta la raccolta da parte delle società (da 53% nel 2015 all’86% nel 2019) e diminuisce quella “indiretta” delle SPAC (da 47% nel 2015 a 14% nel 2020).

“Quest’anno – sottolinea Lambiase – abbiamo voluto scattare una fotografia dell’evoluzione del mercato dedicato alle pmi ad alto potenziale di crescita. Su temi importanti, come quello della Governance, si registra un livello di maturità che si avvicina a quello del mercato regolamentato. Già prima degli ultimi interventi normativi, ad esempio, le società di AIM avevano scelto di quotarsi dotandosi di un CdA con almeno un amministratore indipendente”.

Osservatorio Aim italia di Ir top consutling

Quante e quali sono le transazioni su questo mercato?

A oggi, le società dell’AIM Italia sono 127. Nel 2019 il giro d’affari è stato pari a 5,6 miliardi di euro, la capitalizzazione a 5,8 miliardi di euro e la raccolta da IPO a 3,9 miliardi di euro, cui si aggiunge una raccolta da mercato secondario di 920 milioni di euro per un totale raccolta di oltre 4,8 miliardi di euro. In media, le pmi presenti a Piazza Affari sul listino dedicato alla crescita si caratterizzano per ricavi 2019 a 47,5 milioni di euro ed EBITDA margin al 15,2%, per una capitalizzazione di 47 milioni di euro (34 milioni di euro al netto SPAC e business combination) e un llottante IPO al 23 per cento.

“Si tratta di un mercato dinamico, che dalla nascita conta circa 180 operazioni di quotazione complessive – aggiunge Lambiase – .Alcune società sono passate su MTA, altre sono state acquisite da fondi di venture capital o da società internazionali. Altre ancora hanno avviato procedure di delisting. Quel che è certo è che l’AIM Italia mostra una vivacità superiore al mercato regolamentato, rimasto quasi uguale a se stesso nell’ultimo secolo. La battuta d’arresto alle IPO dettata dalla pandemia 2020 segue due anni eccezionali per il mercato, ma ci sono segnali positivi di una ripresa già dalle prossime settimane”.

Da non sottovalutare, poi, l’impatto delle società AIM Italia sul mercato del lavoro. Complessivamente, queste realtà impiegano 20.200 dipendenti (127 il dato medio, 79 il dato mediano), con una crescita, in media, pari al 13% rispetto al 2018 (circa 19.300 dipendenti). I settori che occupano, in media, il maggior numero di risorse sono Industria (41%), Tecnologia (15%), Servizi (10%), Moda e Lusso (8%). Lo status di società quotata richiama l’interesse di talenti a tutti i livelli, che possono maturare un percorso professionale riconosciuto anche dal mercato: +50% è la crescita del numero delle risorse impiegate dalla data di IPO ad oggi (CAGR +17%).

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