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3I/ATLAS, la cometa interstellare con livelli eccezionali di metanolo

Una sintesi delle osservazioni ALMA che mostrano un eccesso di metanolo, emissioni differenziate e indizi su come si formano i materiali ghiacciati in altri sistemi stellari

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La visita fugace di 3I/ATLAS al nostro sistema ha offerto agli astronomi l’opportunità di esaminare la chimica di un oggetto nato altrove nella galassia. Osservazioni dedicate, condotte con il Atacama Large Millimeter/submillimeter Array e in particolare con la sua Atacama Compact Array, hanno permesso di mappare la distribuzione di due molecole chiave: CH3OH (metanolo) e HCN (acido cianidrico). Questi dati, pubblicati in uno studio disponibile su arXiv, rivelano che la cometa mostra comportamenti di emissione diversi per ciascuna specie chimica, offrendo una sorta di «impronta» del sistema stellare di origine.

Il passaggio vicino a Giove — con un avvicinamento massimo stimato al 16 marzo di circa 53,6 milioni di chilometri — non pone alcuna minaccia al pianeta ma rappresenta un altro momento utile per raccolta dati da parte di missioni come Juno.

Nel frattempo, telescopi a terra e strumenti spaziali hanno registrato spettri e immagini in diverse finestre spettrali, integrando le osservazioni di ALMA con misure condotte da altri strumenti come il JWST. È importante ricordare che lo studio ALMA è al momento non peer-reviewed, ma fornisce dettagli finora inediti sulla composizione e sul comportamento di 3I/ATLAS.

Osservazioni ALMA e caratteristiche chimiche

Le analisi condotte tra la fine di agosto e l’inizio di ottobre hanno mostrato che 3I/ATLAS è particolarmente ricca di metanolo, con rapporti rispetto all’HCN molto più elevati di quelli tipici delle comete del nostro sistema. In misure effettuate il 12 settembre il rapporto CH3OH/HCN è risultato pari a 124:1, mentre il 15 settembre è sceso a 79:1.

Tali valori collocano 3I/ATLAS tra gli oggetti più metanolo‑ricchi osservati, seconda solo a C/2016 R2 PANSTARRS in termini di abbondanza di questa molecola. Queste cifre suggeriscono che la materia ghiacciata che costituisce la cometa si è formata o modificata in condizioni diverse rispetto a quelle che hanno prodotto le comete del sistema solare.

Distribuzione e origine delle emissioni

ALMA ha inoltre permesso di distinguere la provenienza spaziale delle emissioni: il metanolo sembra essere emesso sia dal nucleo sia da particelle di ghiaccio disperse nella chioma, con flussi orientati verso il Sole al momento delle rilevazioni. Ciò indica che parte del metanolo proviene dalla sublimazione di frammenti ghiacciati che si riscaldano in prossimità del Sole. Al contrario, l’HCN appare principalmente prodotto dal nucleo e distribuito in direzione opposta rispetto al Sole, un comportamento che riflette sorgenti differenti all’interno dello stesso corpo.

Dinamicità del nucleo e condizioni fisiche della chioma

Le emissioni molecolari non sono risultate costanti: sono state osservate variazioni legate alla rotazione del nucleo, con un periodo stimato di 16,16 ore. Inoltre, la chioma è risultata più calda del previsto fino a distanze dell’ordine di 13.000 chilometri dal nucleo, un dettaglio che influenza la velocità di sublimazione e la chimica del gas espulso. L’insieme di questi elementi suggerisce l’esistenza di regioni attive e complesse sul nucleo, con comportamenti locali che determinano la composizione osservata del flusso cometario.

Confronto con altre osservazioni

Osservazioni precedenti con il JWST avevano messo in evidenza una chioma dominata da anidride carbonica e acqua a determinate distanze dal Sole, mentre i dati ALMA sottolineano il ruolo fondamentale del metanolo e l’esistenza di sorgenti multiple per la produzione di gas.

Queste differenze non sono in contraddizione, ma piuttosto complementari: diversi strumenti osservano la cometa in finestre spettrali differenti e in momenti diversi, offrendo quindi un quadro più ricco e stratificato della sua composizione.

Implicazioni per la formazione planetaria e prospettive

La scoperta di una cometa interstellare con tale composizione ha un valore maggiore rispetto al semplice inventario chimico: mette in luce come le condizioni di formazione in altri sistemi stellari possano produrre ghiacci con rapporti molecolari significativamente divergenti. L’ipotesi che 3I/ATLAS sia un oggetto iperattivo, cioè capace di emettere una grande quantità di gas anche per effetto di granuli ghiacciati nella chioma, fornisce una spiegazione coerente per l’elevato contenuto di metanolo senza ricorrere a ipotesi non naturali. Infine, dati limitati a soli tre oggetti interstellari confermati — 1I/’Oumuamua, 2I/Borisov e 3I/ATLAS — rendono essenziale continuare le campagne osservative per comprendere la varietà chimica delle comete nate altrove.

In chiusura, le mappe ALMA offrono una ‘impronta’ molecolare che aiuta a ricostruire i processi di formazione al di fuori del nostro sistema. Poiché lo studio è ancora in attesa di revisione paritaria, serviranno ulteriori analisi e osservazioni coordinate per confermare i dettagli e integrare questi risultati nel quadro più ampio della cosmochemia comparata.

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Scritto da Staff

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